Essere cristiano in Egitto

Intervista a patriarca cattolico copto

ALESSANDRIA D’EGITTO, lunedì, 27 settembre 2010 (ZENIT.org).- Sebbene l’Egitto sia un Paese musulmano, con una piccola minoranza cristiana, la convivenza armoniosa tra le due religioni costituisce spesso la norma, secondo il patriarca della Chiesa cattolica copta del Paese.

Sua Beatitudine Antonios Naguib è il capo della principale comunità cattolica d’Egitto. Oltre ai cattolici copti vi sono anche le comunità dei cattolici ortodossi e dei copti evangelici o protestanti.

In questa intervista rilasciata al programma televisivo “Where God Weeps”, realizzato da Catholic Radio and Television Network (CRTN), in collaborazione con Aiuto alla Chiesa che soffre, il patriarca Naguib parla della pacifica convivenza in Egitto, pur riconoscendo le particolari sfide con cui si confrontano i cristiani.

Lei è nato a Minya, in Egitto, nel 1935. La sua era una famiglia profondamente religiosa?

Patriarca Naguib: Sì, certamente. Noi vivevamo a Beni Suef, vicino Minya, e la famiglia era molto vicina alla Chiesa. Sono stato abituato a frequentare la chiesa per la Messa e le funzioni religiose sin dalla mia infanzia, con i miei genitori, fratelli e sorelle.

Quali sono i più profondi e importanti valori che i suoi genitori le hanno instillato da quando era bambino?

Patriarca Naguib: Sono i valori dell’onestà, della preghiera e del dovere di fronte a Dio, e dell’amarci gli uni gli altri ed essere aperti al prossimo. A quel tempo, i rapporti tra i vicini, tra cristiani e musulmani, e cristiani di altre Chiese erano molto stretti.

Lei è stato ordinato sacerdote all’età di 25 anni, quindi deve essere entrato in seminario piuttosto presto?

Patriarca Naguib: Sì, sono entrato al seminario minore quando avevo nove anni e ho proseguito fino a quando ho dovuto decidere se entrare all’università o al seminario maggiore per studiare filosofia e teologia. I miei genitori, a quel punto, mi hanno lasciato completamente libero di decidere.

Non cercavano di persuaderla o dissuaderla in nessun modo?

Patriarca Naguib: I miei genitori mi hanno sempre detto: se vuoi andare all’università, pagheremo per i tuoi studi, ma dipende da te. Dipende da te, di fronte a Dio.

Come patriarca della Chiesa cattolica copta, molti cattolici in Egitto la considerano quasi come un Papa. Si può fare questo paragone?

Patriarca Naguib: Sì e no. Sì, se si considera che ogni patriarca della Chiesa orientale è il capo di quella Chiesa, ma nella Chiesa orientale cattolica noi siamo uniti a Roma, il che significa che non siamo la principale autorità e seguiamo la gerarchia del Papa di Roma. Apparteniamo alla Chiesa cattolica romana. Quindi si può dire che siamo “Papa” o capo delle nostre Chiese, ma non siamo l’autorità principale.

Come vede il suo ruolo in Egitto?

Patriarca Naguib: Il patriarca della Chiesa cattolica copta in Egitto ha tre ruoli. Anzitutto è il capo della Chiesa cattolica copta e delle sette diocesi. Egli ha anche il ruolo di coordinare e animare la Chiesa. Ha poi il compito di parlare a nome della Chiesa, insieme agli altri vescovi, perché la Chiesa orientale è una Chiesa sinodale, in cui i vescovi lavorano insieme al Patriarca.

In secondo luogo, il patriarca è il vescovo della diocesi di Alessandria, che è suddivisa in tre zone: Cairo, Delta e Alessandria.

In terzo luogo, egli è il presidente della gerarchia cattolica dei patriarchi e dei vescovi in Egitto.

Molti cattolici copti hanno un piccolo tatuaggio nella parte interna del polso. Qual è il suo significato?

Patriarca Naguib: È un segno di appartenenza al Cristianesimo. Il tatuaggio non è riservato ai solo copti, ma a tutti i cristiani. È in uso soprattutto tra gli ortodossi e tra molti cattolici. È il segno di chi è cristiano; un modo per dichiarare la propria identità cristiana e di riconoscersi reciprocamente.

Lei non ne ha uno?

Patriarca Naguib: No, io non ho il tatuaggio, anche perché è solitamente una tradizione di famiglia. Nella mia famiglia la tradizione era di essere un membro attivo della Chiesa, piuttosto che portare questo segno.

La comunità cattolica copta costituisce una realtà piuttosto minoritaria nel Paese. Come si svolge la vita quotidiana per i cristiani copti o cattolici in Egitto?

Patriarca Naguib: Dal punto di vista religioso, ciascuna Chiesa ha i suoi membri che sono liberi di rendere culto e di partecipare alle attività senza restrizioni, problemi o contrasti. Tutti i cristiani sono molto integrati nella società. Non esistono aree speciali per i cristiani. Sono molto pochi i villaggi dove i cristiani sono la maggioranza. I cristiani sono ben integrati nella società, dove ogni tanto si verifica qualche contrasto, ma così come avviene ovunque tra vicini di casa.

Quando si è una minoranza esistono difficoltà che emergono nei rapporti con la maggioranza. Noi viviamo in armonia e da parte dei musulmani riscontriamo la stessa apertura e lo stesso atteggiamento, anche se – come avviene ovunque – alcuni gruppi sono un po’ aggressivi.

Anche se in generale la situazione dei cristiani in Egitto non è semplice. La Costituzione riconosce la libertà religiosa, ma l’Egitto è uno Stato islamico e, se non vado errato, la Sharia è la fonte di tutta la legislazione. Ciò significa che per certi versi i cristiani trovano molti ostacoli nel vivere la loro fede. Con quali sfide si devono confrontare i cristiani in Egitto, soprattutto in questo contesto?

Patriarca Naguib: Come dicevo, dipende tutto dal comportamento personale e dalla mentalità delle persone. Quando si incontra una persona che è aperta mentalmente e ha un’apertura di cuore verso gli altri, il rapporto diventa facile e buono. Talvolta incontriamo chi ha una diversa predisposizione e i rapporti possono diventare difficili. Questo può capitare anche nell’ambito dell’amministrazione pubblica, ma le questioni spesso si risolvono facilmente grazie alla nostra cultura orientale – e non solo egiziana – che in generale si affida ai rapporti personali: si troverà sempre qualcuno con cui si ha un’amicizia personale che ti possa aiutare a risolvere il problema.

Ciò nonostante vi sono alcuni ostacoli. Per esempio è difficile se non impossibile costruire nuove chiese?

Patriarca Naguib: Sì, è difficile. Ciò deriva da leggi molto antiche.

Ci può parlare un po’ di queste leggi?

Patriarca Naguib: Sì. Questa legge è stata emanata alla fine del XVIII secolo, durante l’Impero ottomano. Vi sono diverse interpretazioni su questa legge. Alcuni dicono che il suo scopo principale era di proteggere i cristiani dale aggressioni. Altri dicono che era un modo per impedire ai cristiani di avere luoghi di culto propri. Si può scegliere l’una o l’altra interpretazione e spesso discutiamo con le autorità – secondo cui sarebbe sempre per la nostra protezione – di non renderci la vita difficile. In questo ambito troviamo difficoltà e notevoli lungaggini, ma alla fine siamo sempre stati in grado di risolvere il problema.

E per quanto riguarda la vita politica? Un cristiano non può diventare Presidente; il Governo ha solo due membri cristiani; i cristiani non possono diventare sindaci di città o villaggi. In che misura sono rappresentati i cristiani?

Patriarca Naguib: Direi che ciò deriva da diversi fattori. Anzitutto la questione politica. Quando ci sono elezioni, se si considera che per ogni 10 egiziani, uno è cristiano, crede che quel cristiano potrà avere un consenso sufficiente ad essere eletto come membro dell’Assemblea? Questo è il motivo per cui il Presidente nomina sempre tra i quattro ai sette cristiani, per consentirgli di avere voce nell’Assemblea. Nell’amministrazione pubblica, il personale non è eletto, è nominato, e quindi ai cristiani viene riservata qualche posizione, anche se in misura simbolica. Nelle amministrazioni locali, le funzioni di sceriffo, capo o governatore dei villaggi, solitamente non sono svolte da cristiani; solitamente le nomine sono per tradizione.

La Chiesa non si batte per avere maggiore rappresentanza politica?

Patriarca Naguib: Effettivamente i giornali cristiani parlano di questo e vi sono alcuni intellettuali musulmani che si battono per una migliore rappresentazione dei cristiani. Anche i gruppi per i diritti umani in Egitto esprimono le loro preoccupazioni per questo. Quindi una voce esiste e si fa appello a questo. Esiste anche la pressione sociale/religiosa per farlo.

In Egitto si è obbligati ad avere una carta d’identità in cui è riportata la propria appartenenza religiosa. Questo obbligo può essere considerato come uno strumento di discriminazione, se per esempio un cristiano facesse domanda di assunzione e dovesse mostrare la propria carta d’identità?

Patriarca Naguib: Anche questa questione è oggetto di discussione pubblica. Negli ultimi anni vi sono stati molti articoli nei giornali locali sia cristiani che musulmani, sull’argomento. La questione può essere interpretata o vista in due modi. La prima è che si tratti di una discriminazione, mentre per l’altra, che è una necessità sociale.

Chi sostiene la seconda visione, dà esempi di decisioni giudiziarie su questioni di famiglia come matrimonio e divorzio, ecc. Dicono che se l’appartenenza religiosa non fosse indicata, come potrebbe un giudice emettere una sentenza giusta in base alla legge che vincola l’individuo? Egli sarebbe costretto a decidere solo sulla base della legge islamica.

La legge egiziana consente a ciascun individuo di essere giudicato secondo le leggi che lo vincolano in base della propria appartenenza religiosa. In questo senso la legge è giusta: per esempio, il divorzio non sarà consentito ai cattolici perché la loro religione non lo ammette. Gli ortodossi hanno regole specifiche sul divorzio e quindi il giudice – che spesso è musulmano – baserà il suo giudizio sulle leggi della Chiesa ortodossa. Molti, tuttavia, sostengono che è meglio basare la propria identità sulla sola cittadinanza e lasciare ogni cosa che riguardi matrimonio e famiglia alle comunità religiose.

Alcuni sostengono che certe conversioni dal Cristianesimo all’Islam sono fondate su motivi o interessi economici. Abbiamo appena detto che talvolta i cristiani hanno difficoltà a trovare lavoro per la loro appartenenza religiosa. Considerato l’alto tasso di disoccupazione in Egitto, che si aggira intorno al 10%, può essere positivo per un cristiano convertirsi alla religione islamica solo per avere maggiori possibilità di lavoro? Si verificano casi di questo tipo?

Patriarca Naguib: Alcuni casi esistono, ma non direi che questa sia la principale ragione delle conversioni. Esistono, a mio avviso, due motivi fondamentali.

Il primo è il divorzio: il modo più facile per un cristiano di porre fine al proprio matrimonio – sia per gli uomini come per le donne – è di diventare musulmano. Per loro è infatti più facile divorziare e beneficiare  dei pieni diritti, rispetto all’altro partner o sposo, e di ottenere la custodia dei figli.

Il secondo motivo è quello della debolezza nella propria fede, dovuta alla scarsa formazione religiosa. Vi sono alcune regioni, villaggi e quartieri della città che avrebbero bisogno di maggiore cura pastorale. L’attrattiva islamica e la laicità dei media influenzano fortemente e contribuiscono all’abbandono della propria fede, carente di solidi fondamenti.

Uno degli ambiti in cui la Chiesa cattolica sta lavorando particolarmente bene è quello dell’istruzione scolastica. Come vede l’importanza dell’educazione per il futuro del Cristianesimo in Egitto?

Patriarca Naguib: Abbiamo 186 scuole cattoliche nel Paese, con più di 150.000 studenti, dei quali almeno il 50% sono musulmani. Quindi si comprende l’importanza dell’istruzione. Anzitutto essa dà sicurezza alla nostra gente, per avere buoni e solidi fondamenti morali e religiosi, e un elevato livello di educazione.

In secondo luogo, essa dà l’opportunità, sia ai cristiani che ai musulmani, sin dalla prima fanciullezza di socializzare insieme. Essi quindi crescono insieme, sviluppano le loro amicizie e la conoscenza dei rispettivi genitori che arrivano ad apprezzare la Chiesa cattolica e il Cristianesimo in generale. Questi studenti, sia maschi che femmine, che sono cresciuti insieme nelle nostre scuole cattoliche diventeranno poi dei membri responsabili della società, ed i non appartenenti alla nostra fede saranno capaci di essere aperti e di avere una migliore comprensione di noi – non solo della nostra fede ma di noi come individui – e di aiutarci quando avremo problemi.

Quindi l’educazione cattolica – si potrebbe dire – è essenziale per la moderazione del futuro panorama politico?

Patriarca Naguib: Moderazione e anche dialogo interreligioso; molto importante.

Sua Beatitudine, che appello vorrebbe rivolgere ora alla comunità internazionale?

Patriarca Naguib: Alla comunità internazionale direi che apprezziamo molto ciò che si fa per migliorare, ovunque, la democrazia, la libertà e per aiutare a migliorare le condizioni economiche di tutti i Paesi e dell’Egitto in particolare.

Dal punto di vista religioso siamo molto grati per le preghiere delle comunità spirituali e del loro interesse nel condividere le nostre difficoltà; del loro aiuto nell’estensione delle nostre Chiese e delle nostre istituzioni; per consentirci di adempiere alla nostra missione, non solo in favore dei cristiani ma di tutti. Vorrei anche cogliere l’occasione per ringraziare Aiuto alla Chiesa che soffre e le altre organizzazioni cattoliche per il loro sostegno e il loro aiuto.

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Questa intervista è stata condotta da Mark Riedemann per “Where God Weeps”, un programma televisivo e radiofonico settimanale, prodotto da Catholic Radio and Television Network in collaborazione con l’organizzazione internazionale Aiuto alla Chiesa che soffre.

[Per maggiori informazioni: www.WhereGodWeeps.org]

Un'adolescente morta nel 1990 sarà beatificata questo sabato

Chiara Badano, membro del Movimento dei Focolari

di Carmen Elena Villa

ROMA, settembre 2010 (ZENIT.org).- Una partita di tennis quando aveva 17 anni è stato l’evento che ha cambiato radicalmente la vita di Chiara Badano (1971 – 1990). Iniziò a sentire dei forti dolori. Era l’inizio della malattia che alcuni mesi dopo l’avrebbe portata alla morte. “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io!”, erano le parole che ripeteva durante la sua agonia.

Chiara apparteneva al Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich nel 1943. Sarà beatificata questo sabato alle 16.00 nel Santuario del Divino Amore di Roma in una cerimonia presieduta da monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, in rappresentanza di Papa Benedetto XVI.

Lo stesso giorno, alle 20.30, migliaia di membri dei Focolari si riuniranno nell’Aula Paolo VI del Vaticano per festeggiare l’elevazione agli altari della prima dei loro membri. Domenica, alle 10.30, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, officerà una Messa di rendimento di grazie nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura.

Chiara: la gioia della casa

Dopo 11 anni di matrimonio, Ruggero e Maria Teresa Badano videro realizzato il loro sogno con l’arrivo della prima e unica figlia: Chiara, nata il 29 ottobre 1971 a Sassello, in Liguria.

“Non era solo figlia nostra. Era prima di tutto di Dio, e come tale dovevamo educarla, rispettando la sua libertà”, ha testimoniato la madre in un video che si può visionare sulla pagina ufficiale della beatificazione, http://www.chiaralucebadano.it/.

Nel 1981 conobbe il Movimento dei Focolari grazie all’amica Chicca, che la invitò a far parte del movimento GEN (Generazione nuova). “Metteva Gesù al primo posto. Lo chiamava ‘il mio sposo’”, ha detto a ZENIT Maria Grazia Magrini, vicepostulatrice della causa di Chiara Badano.

A Chiara piaceva cantare, ballare, giocare a tennis e pattinare. Amava la montagna e il mare e “cercava di andare a Messa ogni giorno”, ha detto Maria Grazia.

Un giorno, mentre giocava a tennis, sentì un dolore molto forte. “E’ tornata a casa molto pallida e ha salito le scale”, ha detto la madre. “Come mai sei tornata, Chiara?”, le chiese. “Durante la partita ho accusato un dolore così forte alla spalla che mi è caduta la racchetta”, rispose la ragazza.

I dolori peggioravano. Una TAC diede il risultato più temuto: un osteosarcoma. La madre ricorda ancora quando arrivò a casa dopo la prima seduta di chemioterapia. Non voleva parlare. “La guardavo e vedevo dall’espressione del suo volto tutta la lotta che stava combattendo dentro di sé per dire il suo sì a Gesù”. Dopo 25 minuti disse alla madre: “Ora puoi parlare”.

Chiara venne sottoposta a un’operazione che non ebbe esito, e da allora perse l’uso delle gambe. Secondo la sua vicepostulatrice, questa giovane sportiva, nonostante il momento doloroso, esclamò: “Se dovessi scegliere tra camminare e andare in paradiso, non avrei dubbi, sceglierei il paradiso”.

In quel periodo strinse una forte amicizia con Chiara Lubich, fondatrice dei Focolari, che decise di chiamarla Chiara “Luce” Badano.

Trascorsero così vari mesi di agonia che aiutarono Chiara a prepararsi al suo incontro con Gesù. “I momenti piu belli sono stati quelli della sua ultima estate”, ha testimoniato la sua amica Chicca. “Era ormai immobile nel letto”, ha ricordato.

“Non piangeva, non si lamentava e guardava sul comodino un’immagine di Gesù”, ha commentato la mamma.

Chicca ha riferito che la ragazza volle preparare il suo funerale: i canti della Messa, il vestito e la pettinatura: “Tutto per Lei era una festa. Mi disse che desiderava essere sepolta con un abito bianco come una sposa che va da Gesù”.

Fece quindi un’ultima esortazione alla madre: “Quando mi vestirai dovrai ripetere per tre volte: ora Chiara vede Gesù”.

Chiara chiese che le sue cornee venissero donate a due giovani. Morì il 7 ottobre 1990. Le ultime parole che disse alla mamma furono “Sii felice, perché io lo sono”.

Franco Pannuti: la passione di curare e assistere i malati

di Francesca Pannuti

ROMA, martedì, 21 settembre 2010 (ZENIT.org).- “Ho un papà famoso”. Questo pensiero si è fatto strada a poco a poco nella mia coscienza, nel corso della vita.

Quando passeggiavamo per strada, quante persone lo salutavano, quante telefonate cominciavano a disturbare i rari momenti in cui rimanevamo soli; i viaggi all’estero sempre più frequenti, i contatti con persone “importanti”, i bagni di folla cui si sottoponeva volentieri mio padre, sempre così carico di umanità verso tutti; i discorsi pubblici, i riconoscimenti ufficiali della sua attività! Ma che significato dare a tutto ciò, che valore attribuirgli?

La risposta era evidentemente da ricercarsi nell’attività svolta dal professore a favore dei sofferenti di tumore, affinché questi potessero vivere i momenti più difficili della malattia e gli istanti più significativi della vita adeguatamente assistiti e circondati dall’affetto dei propri cari in un ambiente familiare.

Franco Pannuti (1932) e l’ANT costituiscono un binomio inseparabile: primario della Divisione di Oncologia dell’ospedale Malpighi di Bologna, nel 1978 egli fonda con altri dodici amici l’Associazione Nazionale per la Cura e lo Studio dei Tumori solidi, diventata poi, più brevemente, “Associazione Nazionale Tumori” (ANT). Trasformata nel 2002 in Fondazione ANT Italia Onlus, l’associazione si configura più chiaramente dandosi il Progetto Eubiosia (Progetto Vita buona). Finora l’ANT è riuscita ad assistere fino all’ultimo giorno più di 75.000 sofferenti di tumore e per circa 100 giorni ognuno.

E’ per raccontare questa bella storia che le Edizioni Dehoniane Bologna (EDB) hanno pubblicato il libro “Intervista a mio padre. Franco Pannuti, una vita spesa per i morenti”.

Quella che segue è l’intervista a ZENIT concessa dal prof. Franco Pannuti.

Che cosa le ha ispirato l’idea di fondare l’ANT?

Prof. Pannuti: Tre elementi hanno concorso a questo. Essendo primario della Divisione di Oncologia a Bologna, tutte le volte che dimettevo un paziente o una paziente che aveva effettuato chemioterapia ricevevo la fatidica domanda: “E dopo, a casa, chi lo segue?”. Il secondo elemento è stato il fatto che nel ’78 avemmo una disgrazia in famiglia. Il nonno ebbe un tumore dello stomaco e dopo due anni dall’intervento morì. Morì a casa, assistito da me e da una mia “vecchia” infermiera assunta allo scopo. E allora, non vidi il motivo per cui non avrei potuto realizzare la stessa cosa anche per tutti gli altri nelle stesse condizioni.

Questo tipo di sofferenti, dopo la dimissione da un ospedale, “deve”, in collaborazione con i medici di famiglia, essere seguito in modo specialistico (chemioterapia o solo terapia palliativa e, quando necessario, gli esami quali quelli del sangue, le radiografie, gli ECG, le ecografie, ecc.) anche a domicilio, con la garanzia di una continuità assistenziale assicurata da persone esperte del settore e, fatto non secondario, a titolo completamente gratuito per tutti, indistintamente.

Ho sempre sostenuto, con grande convincimento, che negli ultimi cento giorni di vita ognuno di noi ha il “diritto” di ricevere dalla comunità della quale ha fatto parte, la massima assistenza possibile, sul piano tecnico, su quello sociale e spirituale e nel luogo desiderato, a casa o in una struttura ospedaliera, pubblica o privata che sia.

Il terzo elemento è stato il riavvicinamento a Dio. L’avere a che fare con la morte, giorno dopo giorno, e dovendo comunicare ai familiari le cattive notizie relative alla sofferenza, alla prognosi e all’imminente morte, mi spinse a riconsiderare il problema, a ritornare alle mie origini e a pensare che oltre questo limite ci deve essere qualche cosa.

L’anima non muore, Dio c’è e “credo” che ci sia anche una vita “infinita” tra le sue braccia. Insomma, si è realizzato un convinto riavvicinamento a Dio.

Dopo trent’anni dalla fondazione dell’ANT, che cosa le sembra di aver realizzato?

Prof. Pannuti: Secondo i dati aggiornati al 30 giugno 2010 gli assistiti sono 77.872 in 10 Regioni italiane, dove operano complessivamente 20 Ospedali Domiciliari Oncologici. Ogni sofferente assistito riceve nella propria casa, a titolo del tutto gratuito, un’assistenza specialistica che comprende anche la fornitura del materasso antipiaghe, degli esami necessari, dell’aiuto infermieristico, del sostegno di psicologi appositamente formati, e, nel caso di situazioni di indigenza, anche di un sostegno economico che ammonta, per le famiglie con un ISEE inferiore a euro 10.000, a euro 250 al mese per 6 mesi, nonché l’erogazione di un assegno fino a euro 300 per eventuali onoranze funebri. Il tutto secondo un progetto che deve seguire un decalogo di valori, stabilito in modo definitivo fin dalla nascita dell’ANT:

1) considera in ogni occasione la vita un valore sacro ed inviolabile;

2) considera l’EUBIOSIA (la buona-vita, la vita-in-dignità) un obiettivo primario da conquistare quotidianamente;

3) accogli la morte naturale come naturale conclusione dell’EUBIOSIA;

4) considera ogni evento della malattia reversibile;

5) combatti la sofferenza (fisica, morale e sociale) tua e degli altri con lo stesso impegno;

6) considera tutti i tuoi simili fratelli;

7) il Sofferente richiede la tua comprensione e la tua solidarietà, non la tua pietà;

8) evita sempre gli eccessi;

9) porta il tuo aiuto anche ai Parenti del Sofferente e non dimenticarti di loro anche “dopo”;

10) il nostro molto sarebbe niente senza il poco di tanti.

Tale decalogo può essere sottoscritto, per dare sempre più forza al nostro Progetto Eubiosia, nel sito dell’ANT: www.antitalia.org.

Come pensa di essere riuscito a realizzare tanto?

Prof. Pannuti: Innanzitutto, io credo che la Provvidenza esista e una prova l’ho avuta in tutto quello che ho fatto. Io avevo un’idea molto semplice: volevo aiutare i sofferenti di tumore e le loro famiglie. Quando sono entrato in campo, di volta in volta, mi sono adattato alle circostanze, cercando di fare tutto quello che potevo per individuare le necessità primarie di questi pazienti. Per realizzare questo, ricordo di aver bussato alla porta di molti “potenti” (si è trattato di una vera e propria questua) e di aver ricevuto in cambio molti no, ma detti sempre con tanta gentilezza ed apparente comprensione.

Tutti i no che ho ricevuto, soprattutto dalle pubbliche amministrazioni (Comune, Provincia e Regione e la mia amministrazione ospedaliera di cui facevo parte) non hanno fatto altro che rafforzarmi nei miei propositi. E soprattutto mi hanno fatto capire una cosa elementare: se vuoi lavorare per la gente, devi lavorare con la gente, devi chiedere alla gente di aiutarti per aiutare la gente. E questo io l’ho messo in atto, andando per le strade con i miei familiari e con gli amici per offrire stelle di Natale, uova di Pasqua allo scopo di raccogliere fondi.

Allora formulai una frase che poi divenne una sorta di bandiera per tutti i nostri volontari: “Il nostro molto sarebbe niente senza il poco di tanti”, che significa privilegiare la partecipazione, significa non aver padroni, significa aver ricevuto molti soldi da chi ne aveva pochi e pochi soldi da chi ne aveva molti. Questo bellissimo gioco di affetti e di solidarietà è stato faticoso, ma non difficile, per due motivi. Primo, perché la gente mi ha creduto, e questo è stato un miracolo della Provvidenza. Secondo, perché hanno capito bene che il mio messaggio era semplice e sincero.

Che cosa l’ha spinto ad accettare di fare un’intervista con sua figlia?

Prof. Pannuti: Due sono stati i motivi: il primo motivo è che in un’intervista si deve essere assolutamente sinceri, senza equivoci. Questo rapporto di sincerità difficilmente è realizzabile nel corso di un’intervista “professionale”, mentre sincerità ed assenza di equivoci sono la base “naturale” di un corretto rapporto con i propri figli, che non sono mai disposti ad accettare e tanto meno a perdonare né le piccole o né le grandi falsità dei genitori.

Il secondo motivo è che ci si confessa pubblicamente con una figlia solo per un motivo, che è quello di volere coltivare e rafforzare una confidenza ed un affetto incondizionati, senza la pretesa di voler accreditare di se stessi un’immagine diversa da quella reale. Insomma, a pensarci bene, non si è trattato di una vera e propria intervista, ma di uno dei tanti episodi di dialogo, talora silenzioso, che ha preso l’avvio “naturale”, senza la necessità di alcuna registrazione, fin dal primo giorno di vita in comune.

Pellegrinaggio a Roma del corpo di Santa Maria Goretti dal 20 al 26 settembre. Indulgenza plenaria –

Carissimi fratelli e sorelle,
grati al Signore per l’anno pastorale che sta cominciando, siamo lieti di accogliere il corpo di S. Maria Goretti che dal 20 al 26 di settembre rimarrà nella nostra parrocchia ed attorno al quale saranno organizzati molti momenti di preghiera e di festa.
E’ la prima occasione in cui abbiamo la possibilità di ospitare il corpo della Santa ed è indicativo che ciò sia possibile proprio nell’anno 2010; in effetti, il 24 giugno ricorreva il sessantesimo anniversario della canonizzazione della piccola testimone del Vangelo che, a soli 11 anni, il 5 luglio del 1902, abbracciava il martirio nella sua casa di Nettuno nell’Agro Pontino. In questi giorni di settembre, il nostro desiderio è che la chiesa di S. Maria Goretti possa essere un centro in cui ricevere pellegrini da tutta Roma, ma soprattutto la nostra speranza è che si dia un nuovo slancio all’evangelizzazione nel territorio del nostro quartiere; auspichiamo di poter portare il messaggio del Vangelo del Signore, secondo le suggestioni che ci vengono dalla storia della nostra Santa, soprattutto ai più lontani ed ai più deboli, così come agli infermi ed agli anziani.
Un’attenzione speciale sarà rivolta ai bambini e ai giovani, per accompagnare le famiglie nel compito fondamentale della trasmissione della fede alle nuove generazioni, considerando quanto “Marietta” fu affascinata dal cielo sin dalla tenera età. “E il cielo che affascinò la piccola Maria; il cielo a cui ella volle ascendere per l’unica via che ad esso conduce: la religione, l’amore di Cristo, l’eroica osservanza dei suoi comandamenti”. Discorso di Pio XII nel giorno della canonizzazione di Maria Goretti, 24 giugno 1950.
La vita di Maria Goretti è simile ad una piccola icona lucente nella quale risplendono con forza alcune realtà di fede stupefacenti per la loro attualità: la “purezza” (la castità), intesa come “dominio perfetto dell’anima sulla materia”; “l’amore tenero e docile, obbediente ed attivo verso i genitori”; “il sacrificio nel duro lavoro quotidiano”; la “religione resa “tesoro di vita e alimentata dalla fiamma della preghiera”; “il desiderio ardente di Gesù Eucaristico”; il “perdono concesso all’uccisore” (Discorso di Pio XII).

Il parroco Don Santiago e il viceparroco Don Fabrizio

20 SETTEMBRE LUNEDÌ

ACCOGLIENZA DELLA SANTA

ORE 17.30 – RADUNO A PIAZZA AMBA ALAGI.

ORE 18.00 – ARRIVO DEL CORPO DELLA SANTA INIZIO DELLA PROCESSIONE ACCOMPAGNATA DALLA BANDA DELL’AMA.

ORE 19.00 – MESSA SOLENNE PRESIEDUTA DA S.E.R. MONS. GUERINO DI TORÀ.

ORE 21.30 – INCONTRO CATECHETICO CON IL RETTORE DEL SANTUARIO DI SANTA MARIA GORETTI A NETTUNO: STORIA DELLA SANTA.

21 SETTEMBRE martedì

LA FAMIGLIA

FIDUCIA NELLA PROVVIDENZA ANCHE NEL DOLORE AMORE VERSO IL PROSSIMO

ORE 10.00 – LITURGIA PER GLI INFERMI.

ORE 18.00 – INCONTRO CON ENRICHETTA BELTRAME QUATTROCCHI, FIGLIA DEI BEATI LUIGI E MARIA.

ORE 19.00 – MESSA SOLENNE PRESIEDUTA DA S.E.R. MONS. ENZO DIECI – VESCOVO AUSILIARE EMERITO. RINNOVAMENTO DELLE PROMESSE MATRIMONIALI.

ORE 21,30 – VEGLIA DI PREGHIERA – INCONTRO CON OLIMPIA TARZIA

22 SETTEMBRE MERCOLEDI’

IL PERDONO

RIFIUTO DELLA VIOLENZA RISPETTO DELLA PROPRIA DIGNITÀ DI DONNA PERDONARE NONOSTANTE TUTTO

ORE 10.00 – INCONTRO PER I BAMBINI DELLESCUOLE ELEMENTARI.

ORE 18.00 – RELAZIONE DI MONS. ANTONIO GRAPPONE ADDETTO ALLA SEGRETERIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI.

ORE 19.00 – MESSA SOLENNE PRESIEDUTA DA S.E.r. MONS. ARMANDO BRAMBILLA.

ORE 21.30 – VEGLIA DI PREGHIERA -INCONTRO CON KIKO ARGUELLO.

23 SETTEMBRE GIOVEDI’

FORZA E CORAGGIO CONTRO IL MALE

‘SCEGLIERE SEMPRE IL BENE ANCHE QUANDO COSTA”. (S.S. BENEDETTO XVI)

ORE 10.00 – INCONTRO PER I RAGAZZI DELLE SCUOLE MEDIE

ORE 18.00 – RELAZIONE DI MONS. CLAUDIANO STRAZZARI RETTORE DEL SEMINARIO REDEMPTORIS MATER DI ROMA.

ORE 19.00 – MESSA SOLENNE PRESIEDUTA DA MONS. CLAUDIANO STRAZZARI.

ORE 21,30 – VEGLIA DI PREGHIERA – IL MAESTRO ANDREA COEN PRESENTA: CONCERTO SPIRITUALE DI MUSICA BAROCCA

24 SETTEMBRE VENERDI’

MALATTIA E SOFFERENZA EUCARESTIA E SANTITÀ

FEDE NELLA VITA ETERNA VIVERE LA FEDE CON SEMPLICITÀ E SENZA FORMALISMO

ORE 10.00 – SACRAMENTO DELL’UNZIONE DEGLI INFERMI.

ORE 18.00 – RELAZIONE DEL PROF. DON MANLIO SODI S.D.B., PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DI TEOLOGIA.

ORE 19.00 – MESSA SOLENNE PRESIEDUTA DA S.E.R. MONS. ERNESTO MANDARA.

ORE 21.30 – VEGLIA DI PREGHIERA – INCONTRO CON DON FABIO ROSINI.

ORE 24.00 – PARTENZA DEL PELLEGRINAGGIO NOTTURNO DEI GIOVANI DALLA BASILICA DI S. PIETRO.

25 SETTEMBRE SABATO

COMMIATO DALLA SANTA

ORE 06.00 – CONCLUSIONE DEL PELLEGRINAGGIO DEI GIOVANI E S. MESSA.

ORE 12.00 – S. MESSA.

ORE 18.00 – COMMIATO AL CORPO DELLA SANTA – SOLENNE PROCESSIONE. ACCOMPAGNATA DALLA BANDA DELL’AMA.

ORE 19.00 – MESSA SOLENNE PRESIEDUTA DA S. E. MONS. FERNANDO FILONI.

ORE 21.30 – CONCERTO DEI NEW TROLLS.

26 SETTEMBRE DOMENICA

SS. MESSE – ORE 8.30 – 10.00 – 11.00 – 12.00 – 18.30.

ORE 9,00 – PEDALANDO IN FESTA – MARATONA IN BICICLETTA (APPUNTAMENTO DAVANTI ALLA PARROCCHIA)

ORE 11.00 – MINI-GIMKANA IN VIA S.M.GORETTI CON PREMIAZIONE PER TUTTI I BAMBINI COLAZIONE E ASSICURAZIONE OFFERTE DALL’ASSOCIAZIONE

ORE 16.00 – INIZIO DELLA KERMESSE DI SPETTACOLO E DANZA. PRESENTATA DA BEATRICE FAZI.

ORE 16.05 – SPETTACOLO PER I BAMBINI: IL CANTASTORIE ALBERTO ROSCINI.

ORE 16.50 – A.S.D. BABY MELODY. -ESIBIZIONE DEGLI ALLIEVI DI DANZA MODERNA E CONTEMPORANEA.

ORE 17.25 – PALESTRA ONE – ESIBIZIONE DELLE ALLIEVE DI DANZA CLASSICA E MODERNA.

ORE 17.35 – INTRATTENIMENTO A CURA DI BEATRICE FAZI.

ORE 17.50 – A.S. YOU CAN DANCE – ESIBIZIONE DEGLI ALLIEVI DI DANZA CLASSICA, MODERNA E HIP HOP.

ORE 18.25 – CENTRO STUDI DANZA PAGANINI – ESIBIZIONE DEGLI ALLIEVI DI DANZA CLASSICA. MODERNA E MUSICAL.

ORE 19.00 – MUSICA DAL VIVO: MONO 143 CIRO GROTTOLA (SCUOTIANIME).

ORE 21.00 – COVER BAND: WALTER E I RAGAZZI DEL CUORE.

ORE 22.30 – FUOCHI D’ARTIFICIO.

ORE 21.00 – COVER BAND: WALTER E I RAGAZZI DEL CUORE

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Parrocchia Santa Maria Goretti
Via Santa Maria Goretti 29
Tel 0686208326

Per raggiungere la chiesa:

Autobus: 80-38-86-88-93-84-60-90-233

Treno (FR1): Fermata Roma Nomentana

PAENITENZIARIA APOSTOLICA

Prot. N. 939/10/I

La PENITENZIERIA APOSTOLICA, per incrementare la religiosità dei fedeli e la salvezza delle anime, in virtù delle facoltà ad essa attribuite in maniera specialissima dal Santissimo Padre in Cristo e Signore Nostro, il Papa
Benedetto XVI, a seguito delle attente preghiere recentemente presentate dal Reverendo Padre Santiago Alonso, Parroco della Parrocchia romana di Santa Maria Goretti, dai tesori celesti della Chiesa concede ed imparte con misericordia nel Signore l’Indulgenza plenaria, una volta ritualmente adempiute le consuete condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Sommo Pontefice) ai fedeli che realmente si pentano, da lucrare dal giorno 20 fino al giorno 25 del prossimo mese di
Settembre, applicabile anche per mezzo del suffragio alle anime dei fedeli in Purgatorio se, in occasione del sessantesimo anniversario in cui Maria Goretti è stata iscritta nel canone dei Santi dal Servo di Dio, il Papa Pio XII, visiteranno devotamente la suddetta Parrocchia in forma di pellegrinaggio ed ivi, davanti alle sacre spoglie di Santa Maria Goretti solennemente traslate, parteciperanno devotamente ad una sacra funzione o pio esercizio in suo onore oppure, almeno per un congruo lasso di tempo, si dedicheranno a pie considerazioni, da
concludersi con la preghiera della Domenica, il Simbolo della Fede e con le invocazioni alla Santa Vergine Madre di Dio e a Santa Maria Goretti. Gli anziani, gli infermi e tutti quelli che, per legittima causa, non possono
uscire da casa, associandosi spiritualmente con coloro che effettuano la pia visita, potranno ugualmente conseguire l’Indulgenza plenaria se, concepita la detestazione di qualsiasi peccato e l’intenzione di adempiere, non appena possibile, le tre solite condizioni, reciteranno con devozione le preghiere di cui sopra davanti ad un’immagine di Santa Maria Goretti, avendo offerto con fiducia a Dio misericordioso, attraverso Maria, i dolori e i disagi della propria vita.

Il presente Decreto ha validità per questa occasione. Nonostante qualunque contraria disposizione.

Dato a Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 6 agosto dell’anno 2010 dall’incarnazione del Signore.

† FORTUNATUS BALDELLI
Archiep. Tit. Mevaniensis, Paenitenziarius Maior

John Henry Newman, un beato di statura mondiale

Cristina Siccardi spiega l’attualità del gigante britannico
di Antonio Gaspari
Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 18 settembre 2010

Domenica 19 settembre il Pontefice Benedetto XVI beatificherà il Cardinale John Henry Newman, un personaggio di statura mondiale. Non a caso è universalmente considerato uno dei più grandi prosatori inglesi e il più autorevole apologista della fede cristiana che la Gran Bretagna abbia prodotto.

Anglicano convertito al cattolicesimo è moto apprezzato anche dai non cristiani.

Sulla sua tomba è inciso “Ex umbris et imaginibus in veritatem”, “Dall’ombra e dai simboli alla verità”.

Ma qual è l’attualità del Cardinale John Henry Newman? Perchè la sua beatificazione ha suscitato così grande interesse? In che modo potrà influenzare la cultura e il cristianesimo nel mondo anglosassone? E perchè il Pontefice ha deciso di portarlo agli onori degli altari?

A queste ed altre cento domande ha provato a rispondere Cristina Siccardi con il libro “Nello specchio del Cardinale John Henry Newman” edito da Fede & Cultura.

Laureata in lettere con indirizzo storico, la Siccardi è specializzata in biografie. Ha pubblicato oltre quaranta opere in Italia e all’estero. Ha scritto per «La Stampa», «La Gazzetta del Piemonte», «L’Osservatore Romano», «Avvenire», «Il nostro tempo» e collabora con diverse riviste culturali e religiose, fra cui «il Timone».

Cristina Siccardi coniugata con due figli è anche membro delle Accademie «Paestum», «Costantiniana», «Ferdinandea» e «Archeologica italiana».

ZENIT l’ha Intervistata.

Quali sono le virtù eroiche ed i meriti per cui Newman verrà dichiarato beato?
Siccardi: John Henry Newman, come ogni santo, visse in grado eroico tutte le virtù teologali e cardinali. Risulta, però, abbastanza complesso farne una disamina specifica, in quanto la sua vita fu caratterizzata da una grandissima unitarietà; si potrebbe quasi affermare che sia vissuto piamente, cioè praticando le virtù in un’armonia capace di esaltarle tutte, senza che nessuna paia emergere sulle altre.

Egli fu cristianamente prudente, nel senso che, mantenendo sempre un fortissimo rigore logico, non permise mai alla sua mente di cedere alle tentazioni intellettuali. L’impostazione che aveva dato alla sua intelligenza ed alla sua anima, lo rendeva refrattario all’avvicinarsi alle tentazioni: proprio perché razionale fuggiva non solo gli errori, ma anche i rischi di cedimento all’errore e, quindi, le occasioni di peccato.

Anche per la giustizia si può fare un discorso analogo. Non dare a ciascuno il suo e, in primo luogo, tutto a Dio è irrazionale, perché rende l’uomo sciocco prima ancora che cattivo.

La fortezza è la virtù che permette alla volontà di imporre alla persona ciò che la ragione le fa conoscere come giusto. Nel suo famoso specchio, Newman non sarebbe riuscito a guardarsi, se la debolezza e gli istinti gli avessero impedito di tradurre in vita e, quindi, in operatività pratica ciò che il suo genio, sempre illuminato dalla grazia divina, gli faceva vedere come giusto.

Dall’ovvietà della fortezza, giungeva la più sublime delle virtù umane: quella capacità di non eccedere, di perseguire l’aurea mediocritas, di camminare sempre su quella sottilissima mediana tra due vizi opposti che Aristotele definisce virtù. L’uomo temperante è l’uomo virtuoso e la temperanza, in Newman, è particolarmente degna di nota, poiché tutta la sua vita è la più bella e plateale smentita dell’accostamento tra genio e sregolatezza: ebbe il genio e fu temperante.

Sulla base di queste virtù umane egli, incarnando, più che teorizzando, il principio tomista della natura quale base necessaria per l’innesto della sovranatura, cioè della Grazia, ricevette da Dio e fece fruttificare le virtù teologali. La più evidente, in lui, è certamente la Fede; quella Fede pensata, voluta, cercata e, infine, accolta nella splendida umiltà del naufrago che, stremato, raggiunge la terra ferma.

Questa sfolgorante luce di Fede pare, ad un superficiale esame, oscurare la speranza e la carità del nuovo Beato. Niente di più falso. La sua stessa granitica razionalità, la sua indefettibile volontà di ricerca e la sua disponibilità ad abbandonare ogni certezza ed ogni comodità filosofica ed intellettuale, trovano la loro ragione spiritualmente profonda nella sublimità della sua speranza: egli sentì sempre la sua salvezza e la sua vita come indissolubilmente legate a Dio e a nostro Signore Gesù Cristo.

La Fede, cui quasi giunse con la ragione, fu sempre sorretta dalla spirituale dolcezza della speranza cristiana, speranza che convertì il suo stesso rigore razionale in amoroso afflato. Ecco il vertice della virtù cristiana. Tutta la sua vita fu un’appassionata ricerca di Dio. E questo amore rese, di fatto, possibile l’eroicità delle altre virtù che ad esso lo condussero.

Che cosa ha rappresentato Newman nella cultura e nel dibattito religioso britannico?
Siccardi: Newman è stato una Cassandra inascoltata sia nel mondo anglicano che nella Chiesa cattolica. Egli, con assoluta lucidità, vide come la progressiva influenza della Chiesa bassa nell’Anglicanesimo avrebbe condotto quest’ultimo alla rovina, cui stiamo assistendo negli ultimi decenni.

La Chiesa bassa d’Inghilterra rappresenta i cedimenti all’irrazionalismo protestante ed alla tentazione di staccare la Fede dalla ragione, per relegarla nel campo del sentimentalismo, quando non dell’istintualità. Egli cercò di salvare l’Anglicanesimo da questa deriva. Ma, ben presto, si accorse che, per reggere alla marea della protestantizzazione, l’unico appiglio efficace è l’ancoraggio alla Chiesa di Roma. Cercò, quindi, di portare la Chiesa d’Inghilterra al Cattolicesimo.

Ma non vi riuscì e, dunque, si vide costretto a convertirsi da solo, anche se tale conversione produsse un effetto emulativo molto grande, sia sul piano quantitativo, che, soprattutto, su quello qualitativo.

Egli vide i medesimi pericoli che minavano l’Anglicanesimo anche affacciarsi minacciosi sulla Chiesa cattolica. Il ruolo, che nell’Anglicanesimo aveva giocato la Chiesa bassa, nella Sposa di Cristo lo giocava il modernismo, con il suo irrazionale razionalismo e la sua carica rivoluzionaria.

Egli previde con quasi un secolo di anticipo ciò che si sarebbe abbattuto sul Corpo mistico di Nostro Signore e ne additò le cause (liberalismo religioso, indifferentismo, latitudinarismo, relativismo…) ed il rimedio (l’immutabilità della Fede di sempre).

Egli fu, quindi, iniziatore di un movimento di grandi convertiti dall’Anglicanesimo alla Chiesa di Roma. Quel movimento che, nei fatti, dimostrava come le migliori intelligenze religiose non possano permanere fuori dall’ovile romano, se non a prezzo di mutilare ed insultare la loro stessa intelligenza. Si pensi, ad esempio, a Chesterton e Benson o alla famiglia di Tolkien. Questo movimento influì molto pesantemente sul clima culturale del Cattolicesimo inglese della fine del XIX secolo e della prima metà del XX, lasciando profonde tracce fino ad oggi; più tra i laici acculturati che, a dire il vero, nel clero cattolico britannico.

La sua conversione al cattolicesimo fu un shock per la Chiesa anglicana. Cosa accadrà ora con la sua beatificazione?
Siccardi: Newman traccia l’unica via di sopravvivenza per la Chiesa d’Inghilterra, vale a dire la sua confluenza nella Cattolicità. Questo disegno non trova accoglienza e, quindi, lo scisma britannico si incammina nella direzione opposta, che lo condurrà all’attuale egemonia della Chiesa bassa. Questa scelta irrazionalistica tenderà a produrre molte conversioni a Roma, soprattutto nel ceto intellettuale.

Questo processo ha subito una fortissima battuta d’arresto con l’ecumenismo postconciliare, in quanto l’alto clero cattolico britannico ha preferito sviluppare le buone relazioni con l’Arcivescovo di Canterbury, piuttosto che favorire le conversioni. Di fatto, si sono, in tutti i modi, scoraggiate le abiure, soprattutto di personaggi pubblici.

Con l’ascesa al Soglio petrino di Benedetto XVI, questa “politica” è drasticamente mutata; si pensi, ad esempio, alle aperture disciplinari e ritualistiche del felicemente regnante Pontefice per favorire la conversione in massa di ampi settori della Chiesa Alta d’Inghilterra. I rapporti ecumenici tra la Chiesa di Roma e quella di Londra si sono raffreddati, ma il flusso delle conversioni è, sia pure lentamente, ripreso ed ha una tendenza ad incrementarsi.

In questa cornice, quindi, la beatificazione del Cardinale Newman segna la definitiva inversione di rotta dei massimi vertici della Chiesa a riguardo del problema anglicano: si passa dall’ecumenismo alla missionarietà.

Per la Chiesa d’Inghilterra, questo, ovviamente, significa un ulteriore motivo di frizione con Roma. La crisi dell’Anglicanesimo, così bene illustrata da Newman, si approfondisce: esso ha gravi problemi di sopravvivenza, in quanto non è né protestante in senso stretto (nonostante la crescita di peso della Chiesa bassa al suo interno), né cattolico; vorrebbe essere una via mediana fra le due cose, ma ciò è logicamente e razionalmente impossibile, poiché, qualora si accetti la Tradizione come criterio della Fede, non si può escludere da essa il primato petrino, così sempre presente.

La beatificazione del Cardinal Newman rappresenta, per l’Anglicanesimo, un ulteriore passo verso l’esito fatale della sua agonia.

Quali sono le ragioni che lo convinsero a diventare cattolico?
Siccardi: Come abbiamo accennato più volte in risposta alle Sue cortesissime domande precedenti, il principio etico ed esistenziale assoluto, cui Newman non ha mai derogato, è l’accettazione della Verità quale mostrata dalla ragione; si tratta, ovviamente, di una ragione religiosa ed illuminata dall’umile sottomissione a Dio, ma non per questo meno spietatamente logica.

Il Protestantesimo calvinista gli appare, al primo serio esame, come razionalmente insostenibile, perché in contrasto dottrinale con quanto creduto dai Padri della Chiesa, secondo il principio che, se Dio ha rivelato la Verità, questa non può conoscere evoluzioni legate alla contingenza dei tempi, ma deve mantenersi sempre immutabile.

Da questa conclusione egli trae l’obbligo etico di seguire ciò che la Chiesa ha sempre detto, ma, in un primo tempo, pensa di poterlo fare anche fuori dell’obbedienza al Papa. È il momento dell’Anglicanesimo, della via mediana e del Movimento di Oxford. Questo compromesso, però, si dimostra razionalmente insostenibile, in quanto il primato petrino è sempre stato parte integrante della Fede della Chiesa.

Ma, soprattutto, ciò che gli rende eticamente impossibile rimanere anglicano è la constatazione che il distacco da Roma favorisce, quando non causa, il proliferare delle eresie; egli constata che la radice di tutte le eresie è l’arroganza e la presunzione del libero esame.

E questo lo constata non dopo la Riforma luterana, ma già studiando le eresie dei primi secoli. Egli vede come errori diametralmente opposti, come Arianesimo (svalutazione del Figlio nei confronti del Padre) e Monofisismo (negazione della natura umana di Cristo e riconoscimento unicamente della Sua divinità), abbiano nell’orgoglio di separarsi dal Papa la loro radice comune e come la loro genesi sia simile in maniera impressionante a quella della Riforma protestante e della stessa nascita dell’Anglicanesimo.

Quelle ragioni sono ancora oggi rilevanti?
Siccardi: Quelle ragioni sono rilevanti oggi esattamente come lo erano ai tempi di san Tommaso d’Aquino o a quelli del Cardinale Newman. Il Cattolicesimo è l’unica religione assolutamente ragionevole e ciò è razionalmente dimostrabile.

Verrebbe da domandarsi come mai, allora, ci siano atei o seguaci di altre religioni. La risposta è la vita del Cardinale Newman: per arrivare a comprendere razionalmente l’inevitabilità della Fede cattolica occorrono due presupposti: il primo è la correttezza delle informazioni di cui si dispone; il secondo è la ferrea volontà di condurre il ragionamento fino alle sue estreme conseguenze, costi quello che costi.

Questi due impedimenti sono gli effetti principali del peccato originale e della conseguente corruzione della natura umana, vale a dire un obnubilamento della ragione, che non è più in grado di riconoscere, verrebbe da dire istintivamente, gli errori, e un infiacchimento della volontà che non sorregge più automaticamente la ragione.

Dal punto di vista culturale e religioso, qual è l’attualità di Newman oggi?
Siccardi: Newman è, possiamo dire, il santo di Benedetto XVI. La sua vita è l’incarnazione dei due criteri guida della spiritualità e del governo dell’attuale Papa. Da un lato, come abbiamo sottolineato più volte, Newman rappresenta la prova vissuta della ragionevolezza cattolica e solo di questa. Si può dire che egli sia stato il manifesto vivo di quanto il Cardinale Ratzinger prima e Benedetto XVI poi vanno dicendo del rapporto tra Fede e ragione, vale a dire che la Fede non è altro che il completamento soprannaturale della ragione umana, che essa, senza nulla contraddire, tutto spiega.

L’altra stella polare del pontificato di Sua Santità, conseguenza logica della prima, è l’assoluta necessità dell’unità diacronica della Chiesa. Newman è la più bella condanna di ogni idea di «Chiesa conciliare» contrapposta alla Chiesa precedente, che la storia terrena del Corpo mistico di Cristo ci abbia donato.

Egli si fece cattolico proprio perché la Chiesa di Roma fu sempre una e se stessa dalla Pentecoste in poi. Si può dire, in altri termini che egli si convertì perché vide nella Sposa di Gesù la concreta attuazione del principio logico che la Chiesa è la Tradizione.

In un’epoca come l’attuale, nella quale, addirittura tra le più alte gerarchie ecclesiastiche, si mettono in dubbio questi due principi, affermando che la Chiesa cattolica abbia qualche cosa da imparare dalle false religioni e che oggi la Sposa di Cristo debba essere, dunque, qualche cosa di nuovo e alla moda, il Cardinale Newman è la più bella risposta di Benedetto XVI a questi apostati ed a tutti i nemici della Chiesa.

Mi permetto, a questo riguardo, di suggerire la lettura di quel bellissimo documento noto come Biglietto Speech, riportato integralmente nel libro. Si tratta della lettera con cui John Henry Newman, appena creato Cardinale, ringrazia Leone XIII dell’onore concessogli. Da essa emerge “l’interpretazione autentica” della sua vita: una continua battaglia contro il liberalismo religioso, ovvero contro il relativismo in materia dottrinale, quell’idea cripto-massonica ed illuminista, con derivazioni gnostiche, che pone ogni religione, ogni credo, ogni principio, ogni idea sullo stesso piano, indipendentemente da ogni analisi sulla sua veridicità o falsità.

È in questo che l’anima di Newman è sempre rimasta costante, indipendentemente dalle conversioni: ha corretto progressivamente gli errori dottrinali che commetteva, ma è sempre rimasto certo del principio razionale che la menzogna non ha diritti, perché è la Verità ad averli.

TRECENTO PELLEGRINI DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE IN MISSIONE CON IL PAPA DALLA SCOZIA FINO IN INGHILTERRA

di Jesús Colina

LONDRA, domenica, 19 settembre 2010 (ZENIT.org).- Un gruppo di circa 300 pellegrini del Cammino Neocatecumenale di Gran Bretagna, Italia, Olanda, Portogallo e Spagna, composto da giovani e famiglie con i loro bambini e accompagnato da cinque sacerdoti, segue Bendetto XVI nella sua visita apostolica in varie città del Regno Unito.

ZENIT ha raccolto questa esperienza dai catechisti del Cammino Neocatecumenale in Gran Bretagna che hanno guidato questo pellegrinaggio: Lorenzo e Maurizia Lees, una coppia con dieci figli, e don Maurizio Pallù, presbitero della Diocesi di Roma.

“Il nostro desiderio era di vivere un po’ quello che è scritto nel Vangelo quando il Signore manda avanti i suoi discepoli in quei villaggi dove lui sta per recarsi, perche preparino le persone ad accoglierlo”, ha spiegato Lorenzo Lees, residente a Londra.

“Anche noi siamo certi che la venuta del Papa è per la Gran Bretagna un vero evento in cui Gesù viene a visitarla”, ha aggiunto.

I pellegrini sono stati ospitati nelle parrocchie di Saint Thomas the Apostle and St Philip, dove i parroci hanno offerto loro il salone parrocchiale, che è servito come refettorio e si è poi trasformato in dormitorio. Molte famiglie hanno anche offerto ospitalità nelle proprie case.

Nel viaggio in pullman verso la Scozia, i pellegrini si sono fermati a Saint Helen, vicino Liverpool, per celebrare la Messa e pregare sulla tomba del Beato Domenico Barberi.

“Questo Sacerdote Passionista, grande Apostolo dell’Inghilterra del secolo XIX, ci ha ispirato durante il percorso. Ricevette John Henry Newman nella Chiesa Cattolica nel 1845. Predicò 100 missioni in 5 anni, consumandosi perché Gesù Cristo fosse conosciuto ed amato”, ha spiegato don Maurizio.

“La sua presenza è stata sicuramente molto importante per gli operai delle Midlands al tempo della rivoluzione industriale, ma anche per molti anglicani che, attirati dalla sua santità, chiedevano di essere ricevuti nella Chiesa Cattolica”.

“Naturalmente John Henry Newman, che il Papa beatificherà a Birmingham domenica, è stato il punto di riferimento più forte di questo nostro pellegrinaggio – ha riconosciuto il sacerdote –. Il suo coraggio nell’annunziare la verità e la sua visione profetica ci hanno dato forza per andare nelle strade a portare il lieto annunzio di Gesù Cristo Risorto”.

“Durante le otto ore di viaggio in pullman abbiamo pregato le Lodi e abbiamo proseguito leggendo alcuni brani dei sermoni di John Henry Newman – ha proseguito Lorenzo Lees –. Dopo la breve lettura di singoli passaggi chiedevamo ai giovani di intervenire ed esprimere il loro pensiero o di formulare domande. E’ venuto fuori un dialogo molto bello dove si è vista l’attualità e la profondità delle intuizioni profetiche del Cardinale Newman, e come i giovani sono attratti da ciò che è vero e bello”.

“Uno dei temi che ci ha più colpito è stato quello in cui Newman parla di chi sono i veri cristiani e di che cosa è la santità. Non si tratta di avere molto entusiasmo o sentimenti; la santità consiste soprattutto in azioni fatte in segreto per amore del Signore. I santi sono disprezzati dal mondo ma attirano a sé e a Dio molte persone”, spiega.

Tra i pensieri del Cardinale Newman che hanno impressionato i giovani, c’era per esempio quello che dice che “più un uomo è santo, meno è compreso dagli uomini del mondo. Tutti coloro che hanno una scintilla di fede vivente lo comprenderanno, e più è santo più ne verranno attirati; ma quanti servono il mondo saranno ciechi nei suoi confronti, o lo disprezzeranno o avverseranno quanto più è santo”.

La mattina del 15 settembre, i pellegrini si sono riuniti nella chiesa benedettina di Saint Columba, dove hanno pregato le Lodi e ricevuto il sacramento della riconciliazione con confessioni private in una celebrazione presieduta dal parroco, Fr. Euan, con altri 10 presbiteri.

“L’ascolto della parola di Dio e ricevere il perdono dei peccati nel sacramento ci ha aiutato ad andare incontro agli altri”, ha dichiarato Lees.

“Abbiamo trascorso il pomeriggio nel centro di Glasgow, nelle strade e nelle piazze di St Enochs e di George Square, portando bandiere vaticane e striscioni di benvenuto al Papa. Lì abbiamo danzato in cerchio, cantato salmi e cantici spirituali con chitarre, tamburi, cembali e trombe. Nello stesso tempo alcuni di noi avvicinavano le persone che incuriosite si erano fermate”.

“Abbiamo parlato di argomenti esistenziali che di solito non si affrontano – ha aggiunto don Maurizio –: la vita, la morte, la sofferenza e la paura. In un mondo che si è liberato di tutti i tabù sessuali ma che ha smarrito la presenza di Dio, ci si contenta di sopravvivere invece che vivere. L’annunzio diretto del Vangelo ci ha permesso di entrare rapidamente in sintonia con tante persone”.

“Non è mancato chi si è professato ateo o ha espresso sentimenti di amarezza o di ostilità nei confronti della Chiesa Cattolica, per quello che la Chiesa dice riguardo alla morale sessuale e alla difesa della vita; alcuni hanno parlato degli scandali di pedofilia. Il solo fatto di poter parlare delle proprie delusioni e sofferenze ha aiutato alcuni a rasserenarsi e ad ascoltare l’annuncio del Vangelo”, aggiunge il sacerdote.

Per Lorenzo Lees, “l’esperienza della comunione tra noi e con le persone a cui ci siamo rivolti, annunciando la pace di Cristo Risorto e il perdono dei peccati, è stata il fatto sicuramente più rilevante”.

“Abbiamo potuto cantare e ballare in queste piazze per mostrare la gioia di Cristo Risorto ad un mondo che ha smarrito la speranza e la gioia, gioia che è grande nelle cose piccole della vita di ogni giorno, perché il Signore la riempie del suo amore”.

I pellegrini hanno accolto il 16 settembre in Scozia il Santo Padre partecipando all’Eucaristia nel pomeriggio al Bellahouston Park, nello stesso luogo in cui l’aveva celebrata nel 1982 Giovanni Paolo II.

“È stato un momento molto intenso. Ci ha colpito in particolare l’ esortazione rivolta ai giovani”, ha spiegato Lees.

Il Santo Padre li ha avvertiti che “vi sono molte tentazioni che dovete affrontare ogni giorno – droga, denaro, sesso, pornografia, alcool – che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si tratta di cose distruttive, che creano divisione. C’è una sola cosa che permane: l’amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi”.

Dopo la Messa, i pellegrini sono saliti sui pullman per viaggiare tutta la notte e seguire il Santo Padre nella sua missione a Londra.

“Negli atti degli Apostoli l’ombra di Pietro curava i malati ai lati della strada. Siamo sicuri che il passaggio del successore di Pietro in questa nazione potrà guarirci dalle nostre infermità ed aiutarci a seguire Cristo nella sua missione”, ha concluso Lees.