Il dono della filiazione Divina. La fede cristiana: l’unica valida religione e unicamente voluta da Dio

Presentiamo ai nostri lettori un’importante dichiarazione di S.E. Mons. Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana (Kazakistan), redatta in seguito al recente viaggio di papa Francesco negli Emirati Arabi.

 La verità della filiazione Divina in Cristo, che è intrinsecamente soprannaturale, costituisce la sintesi di tutta la rivelazione Divina. La filiazione Divina è sempre un dono gratuito della grazia, il dono più sublime di Dio per l’umanità. Questo dono si ottiene, però, unicamente attraverso la fede personale in Cristo e attraverso la ricezione del battesimo, come insegnò il Signore stesso: «In verità, in verità Io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto» (Giov. 3, 5-7). Nei decenni passati si sentiva spesso – persino dalla bocca di alcuni rappresentanti della gerarchia ecclesiastica – dichiarazioni sulla teoria dei “cristiani anonimi”. Questa teoria dice quanto segue: la missione della Chiesa nel mondo consisterebbe ultimamente nel suscitare la consapevolezza che tutti gli uomini devono avere della loro salvezza in Cristo e conseguentemente della loro filiazione Divina. Giacché, secondo questa stessa teoria, ogni essere umano possiederebbe già la filiazione Divina nella profondità della propria persona. Tuttavia, una tale teoria contraddice direttamente la Rivelazione Divina, come la insegnò Cristo e come i Suoi Apostoli e la Chiesa hanno sempre trasmesso per due mille anni immutabilmente e senza ombra di dubbio. Nel suo saggio “La Chiesa dai Giudei e Gentili” (Die Kirche aus Juden und Heiden) Erik Peterson, il noto convertita ed esegeta, già da tempo (nel 1933) metteva in guardia contro il pericolo di una tale teoria, quando affermò, che non si può ridurre l’essere cristiano (“Christsein”) all’ordine naturale, nel quale i frutti della redenzione, operata da Gesù Cristo, sarebbero generalmente imputati ad ogni essere umano come una sorta di eredità, solamente perché egli condividerebbe la natura umana con il Verbo incarnato. Tuttavia, la filiazione Divina non è un risultato automatico, garantito attraverso l’appartenenza alla razza umana. Sant’Atanasio (cf. Oratio contra Arianos II, 59) ci lasciò una semplice e allo stesso tempo precisa spiegazione della differenza tra lo stato naturale degli uomini come creature di Dio e la gloria dell’essere figli di Dio in Cristo. Sant’Atanasio sviluppa il suo pensiero partendo dalle parole del santo Vangelo secondo Giovanni, che dice: “Egli ha dato potere di diventare figli di Dio a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Giov. 1, 12-13). Giovanni usa l’espressione “sono stati generati” per dire che l’uomo diviene figlio di Dio non per natura ma per adozione. Questo fatto dimostra l’amore di Dio, poiché Colui che è loro creatore diviene poi tramite la grazia anche loro Padre. Ciò accade, come l’Apostolo dice, quando gli uomini ricevono nel loro cuore lo Spirito del Figlio Incarnato, che grida in loro: “Abba, Padre!” Sant’Atanasio continua nella sua riflessione dicendo: Come esseri creati gli uomini possono divenire figli di Dio esclusivamente attraverso la fede e il battesimo, ricevendo lo Spirito del vero e naturale Figlio di Dio. Precisamente per questa ragione il Verbo si fece carne, per fare gli uomini capaci dell’adozione filiale e della partecipazione alla natura Divina. Di conseguenza, per natura Dio, in senso stretto, non è il Padre degli esseri umani. Solo colui chi accetta coscientemente Cristo ed è battezzato, sarà capace di gridare in verità: “Abba, Padre” (Rom. 8, 15; Gal. 4, 6). Fin dall’inizio della Chiesa esisteva l’asserzione, come testimonia Tertulliano: “Non si nasce cristiano, cristiano si diviene” (Apol., 18, 5). E San Cipriano di Cartagine ha accertatamente formulato questa verità, dicendo: «Non può avere Dio per Padre chi non ha la Chiesa per Madre» (De unit., 6). Il compito più urgente della Chiesa ai nostri giorni consiste nel prendere cura del cambiamento del clima spirituale e del clima di migrazione spirituale, ovverosia che il clima della non-fede in Gesù Cristo e il clima di rigetto della regalità di Cristo si tramutino in un clima di fede esplicita in Gesù Cristo e di accettazione della Sua regalità, e che gli uomini possano migrare dalla miseria della schiavitù spirituale della non-fede alla felicità di essere figli di Dio e dalla vita in peccato migrare nello stato di grazia santificante. Questi sono i migranti dei quali dobbiamo urgentemente prendere cura. Il cristianesimo è l’unica religione voluta da Dio. Pertanto, il cristianesimo non può mai essere messo in modo complementare accanto alle altre religioni. Violerebbe la verità della Divina Rivelazione, come essa è inconfondibilmente affermata nel Primo Comandamento del Decalogo, chi sosterrebbe la tesi che Dio vorrebbe la diversità di religioni. Conforme alla volontà di Cristo la fede in Lui e nel Suo Divino insegnamento deve sostituire le altre religioni, tuttavia non con forza, ma con una persuasione amorevole, come lo esprime l’inno delle Lodi della festa di Cristo Re: “Non Ille regna cladibus, non vi metuque subdidit: alto levatus stipite, amore traxit omnia” (“Non con la spada, la forza e la paura Egli sottomette i popoli, ma esaltato nella Croce attira amorosamente tutte le cose a Se”). C’è solo una via verso Dio, e questa è Gesù Cristo, giacché Egli stesso disse: “Io sono la Via” (Giov. 14, 6). C’è solo una verità, e questa è Gesù Cristo, giacché Egli stesso disse: “Io sono la Verità” (Giov. 14, 6). C’è solo una vita veramente soprannaturale, e questa è Gesù Cristo, giacché Egli stesso disse: “Io sono la Vita” (Giov. 14, 6). Il Figlio di Dio Incarnato ha insegnato che fuori della fede in Lui non vi può essere una vera religione gradita a Dio: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato” (Giov. 10, 9). Dio ha comandato a tutti gli uomini, senza eccezione, di ascoltare Suo Figlio: “Questi è il Figlio Mio amato: ascoltatelo!” (Mc. 9, 7). Dio non ha detto: “Potete ascoltare il Mio Figlio o altri fondatori di religioni, giacché è la Mia volontà che ci siano differenti religioni.” Dio ha vietato di riconoscere la legittimità della religione di altri dèi: “Non avrai altri dèi di fronte a me” (Ex. 20, 3) e “Quale comunione può essere fra luce e tenebre? Quale intesa fra Cristo e Bèliar, o quale collaborazione fra credente e non credente? Quale accordo fra tempio di Dio e idoli?” (2 Cor. 6, 14-16). Se le altre religioni corrisponderebbero altrettanto alla volontà di Dio, non ci sarebbe stato la condanna Divina della religione del vitello d’oro al tempo di Mosé (cf. Ex. 32, 4-20); allora, i cristiani di oggi potrebbero impunemente coltivare la religione di un nuovo vitello d’oro, giacché tutte le religioni sarebbero, secondo tale teoria, altrettanto gradite a Dio. Dio diede agli Apostoli e attraverso loro alla Chiesa per tutti i tempi l’ordine solenne di istruire tutte le nazioni e i seguaci di tutte le religioni nell’unica vera fede, insegnando loro ad osservare tutti i Suoi comandamenti Divini e battezzarli (cf. Mt. 28, 19-20). Fin dall’inizio della predicazione degli Apostoli e del primo Papa, l’Apostolo San Pietro, la Chiesa ha sempre proclamato che in nessun altro nome c’è salvezza, vale a dire, non c’è nessun’altra fede sotto il cielo, nella quale gli uomini possono essere salvati, che nel Nome e nella fede in Gesù Cristo (cf. At. 4, 12). Con le parole di Sant’Agostino la Chiesa insegnava in tutti i tempi: “Solo la religione cristiana indica la via aperta a tutti per la salvezza dell’anima. Senza di essa non se ne salva alcuna. Questa è la via regia, perché essa soltanto conduce non a un regno vacillante per altezza terrena ma a un regno duraturo nella stabile eternità” (De civitate Dei, 10, 32, 1). Le seguenti parole del grande Papa Leone XIII rendono testimonianza dello stesso immutabile insegnamento del Magistero in tutti i tempi, quando egli affermò: “Il grand’errore moderno dell’indifferentismo religioso e della parità di tutti i culti è la via opportunissima per annientare le religioni tutte, e segnatamente la cattolica che, unica vera, non può senz’enorme ingiustizia esser messa in un fascio con le altre” (Enciclica Humanum genus, n. 16) In tempi recenti il Magistero ha presentato sostanzialmente lo stesso insegnamento immutabile nel Documento “Dominus Iesus” (6 agosto 2000), dal quale citiamo rilevanti affermazioni: “Spesso si identifica la fede teologale, che è accoglienza della verità rivelata da Dio Uno e Trino, e la credenza nelle altre religioni, che è esperienza religiosa ancora alla ricerca della verità assoluta e priva ancora dell’assenso a Dio che si rivela. Questo è uno dei motivi per cui si tende a ridurre, fino talvolta ad annullarle, le differenze tra il cristianesimo e le altre religioni” (n. 7) “Risulterebbero contrarie alla fede cristiana e cattolica quelle proposte di soluzione, che prospettassero un agire salvifico di Dio al di fuori dell’unica mediazione di Cristo” (n. 14) “Non rare volte si propone di evitare in teologia termini come « unicità », « universalità », « assolutezza », il cui uso darebbe l’impressione di enfasi eccessiva circa il significato e il valore dell’evento salvifico di Gesù Cristo nei confronti delle altre religioni. In realtà , questo linguaggio esprime semplicemente la fedeltà al dato rivelato” (n. 15) “Sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni, le quali sarebbero complementari alla Chiesa, anzi sostanzialmente equivalenti ad essa, pur se convergenti con questa verso il Regno di Dio escatologico” (n. 21) “La verità di fede esclude radicalmente quella mentalità indifferentista «improntata a un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l’altra”» (Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris missio, 36)” (n. 22). Gli Apostoli e innumerevoli martiri cristiani di tutti i tempi, specialmente quelli dei primi tre secoli, si avrebbero risparmiati il martirio se avessero detto: “La religione pagana e il suo culto è una via che anche corrisponde alla volontà di Dio”. Non ci sarebbe stato, per esempio, una Francia cristiana, “la figlia primogenita della Chiesa,” se San Remigio avesse detto a Clodoveo, re dei Franchi: “Non devi abbandonare la tua religione pagana; puoi praticare insieme alla tua religione pagana la religione di Cristo”. In realtà il santo vescovo parlò diversamente, anche se in modo piuttosto brusco: “Adora ciò che hai bruciato e brucia ciò che hai adorato!” La vera fratellanza universale può esistere solamente in Cristo, vale a dire tra persone battezzate. La piena gloria della filiazione Divina sarà raggiunta solo nella visione beatifica di Dio in cielo, come la Sacra Scrittura lo insegna: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1 Giov. 3, 1-2).  Nessuna autorità sulla terra – nemmeno la suprema autorità della Chiesa – ha il diritto di dispensare qualsiasi seguace di un’altra religione dalla fede esplicita in Gesù Cristo, cioè dalla fede nel Figlio Incarnato di Dio e nell’unico Redentore degli uomini con l’assicurazione che le religioni differenti sono come tali volute da Dio stesso. Indelebili – perché scritte con il dito di Dio e cristalline nel suo significato – rimangono, tuttavia, le parole del Figlio di Dio: “Chi crede nel Figlio di Dio non è condannato ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio” (Giov. 3, 18). Questa verità era valida fino ad ora in tutte le generazioni cristiane e rimarrà valida fino alla fine dei tempi, indipendentemente dal fatto che alcune persone nella Chiesa del nostro tempo così instabile, codardo, sensazionalista e conformista, reinterpretino questa verità in un senso contrario al tenore delle parole, spacciando con ciò questa reinterpretazione come continuità nello sviluppo della dottrina. Al di fuori della fede cristiana, nessun’altra religione può essere un cammino vero e voluto da Dio, giacché questa è la volontà esplicita di Dio, che tutti gli uomini credano nel Suo Figlio: “Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna” (Giov. 6, 40). Al di fuori della fede cristiana nessun’altra religione è capace di trasmettere la vera vita soprannaturale: “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Giov. 17, 3).

8 febbraio 2019 + Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maria Santissima in Astana

Fonte:https://www.corrispondenzaromana.it/il-dono-della-filiazione-divina-la-fede-cristiana-lunica-valida-religione-e-unicamente-voluta-da-dio/

«Cristo centro della storia»: Chiuso l’Anno della fede

«Cristo centro della storia»: Chiuso l’Anno della fede

da www.avvenire.it

“Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta”. Lo ha detto Papa Francesco, nell’omelia per la celebrazione eucaristica in occasione della chiusura dell’Anno della fede.”

Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia”. Sono i concetti sui quali papa Francesco ha basato ieri la sua omelia, nella solennità di Cristo Re dell’universo. “Quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso”, ha affermato il Pontefice.

Dopo la messa, come gesto conclusivo dell’Anno della Fede, Papa Francesco ha consegnato la “Evangelii gaudium”, la sua prima Esortazione Apostolica, a un vescovo, a un sacerdote, a un diacono provenienti rispettivamente da Lettonia, Tanzania e Australia, e a 33 fedeli di altri 13 paesi, rappresentanti di ogni evento celebrato in piazza San Pietro nel corso dell’anno: alcuni neo cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, religiosi e religiose, una non vedente con il suo cane guida, alla quale il Pontefice ha dato la sua Lettera con un file audio, dei giovani, membri delle confraternite, dei movimenti, e infine alcuni artisti, scelti per far emergere il valore della bellezza come forma privilegiata di evangelizzazione.

Prima di iniziare la celebrazione conclusiva dell’Anno della fede, Papa Francesco ha venerato e benedetto con l’incenso le reliquie dell’Apostolo Pietro, contenute in una cassetta in bronzo che reca la scritta “Ex ossibus quae in Arcibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri Apostoli esse putantur (“Dalle ossa rinvenute nell’ipogeo della Basilica Vaticana, che sono ritenute del Beato Pietro Apostolo”). La teca, aperta, è posta lato dell’altare.

Erano presenti per questo Etsuro Sotoo, scultore giapponese famoso per la sua collaborazione alla Sagrada Familia di Barcellona, e Anna Gulak, giovane pittrice polacca. Una elaborazione molto personale. Il documento, suddiviso in 228 paragrafi, rappresenta una elaborazione molto personale di Papa Francesco sulla base delle “propositiones” che erano state approvate l’anno scorso dal Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, come aveva anticipato lo stesso Francesco in giugno, parlando a braccio ai membri del consiglio della segreteria del Sinodo: “ho pensato che l’Anno della fede si concluda con un bel documento: una Esortazione sulla evangelizzazione in genere, con dentro le cose del Sinodo”. Un testo, insomma, che raccolga le idee “del Sinodo” ma che ricomprenda, più alla “larga”, il tema della “evangelizzazione in genere”. “Mi è piaciuta l’idea e andrò su quella strada”, aveva aggiunto il Pontefice. “Alla vigilia della pubblicazione dell’Esortazione, Papa Bergoglio ne ha poi offerto egli stesso una breve sintesi nel video messaggio ai partecipanti al pellegrinaggio promosso al santuario messicano di Nostra Signora di Guadalupe.

Papa Francesco, nella messa in Piazza San Pietro per la chiusura dell’Anno della fede, ha invocato “il dono della pace e della concordia” per i cristiani d’Oriente, in particolari quelli di Siria e Terra Santa, “che hanno confessato il nome di Cristo – ha detto – con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo”.

Pakistan, 13enne rapita e costretta a convertirsi all’islam

Pakistan, 13enne rapita e costretta a convertirsi all’islam

da www.avvenire.it

Il suo nome è Saba Waris, è una 13enne cristiana di Jameelabad. Da oltre cinque mesi non si hanno più notizie. La ragazzina è stata rapita, convertita all’islam con la forza e costretta a sposare Syed Munawar Hussain, un musulmano di 32 anni. Lo riferisce l’agenzia AsiaNews alla quale si è ora rivolta Naseem, Bibi, la madre della piccola chiedendo «ogni aiuto possibile. Voglio mia figlia indietro e voglio giustizia». Finora la donna si è rivolta alla polizia, ma senza successo.

L’incubo comincia il 20 giugno scorso. La famiglia di Saba, povera, la ritira da scuola per difficoltà economiche. Di solito accompagna la madre a lavoro, ma quel giorno sta poco bene e preferisce restare a casa. Nelle poche ore in cui sta da sola, Hussain si introduce nell’abitazione e la porta via. Naseem Bibi non trovando la figlia sta per denunciare la scomparsa, quando si presentano la madre, la sorella e un fratello del musulmano. Sono costoro a comunicarle che Munawar Hussain ha rapito Saba. Naseem dice loro che andrà alla polizia: gli altri la fermano e le chiedono di aspettare quattro giorni, durante i quali cercheranno il modo di riportarle la figlioletta. Un paio di giorni dopo, la donna riceve una telefonata di Saba, che dice: «Munawar Hussain mi ha rapito e ha cercato di convertirmi all’islam con la forza». Poco dopo, cade la linea.

Passati i quattro giorni, la madre e la sorella dell’uomo tornano da Naseem Bibi e le dicono che Munawar ha sposato Saba e che lei si è convertita all’islam. «Non andare dalla polizia o in tribunale – la minacciano – o sarai responsabile di gravi conseguenze. Ora è una musulmana: smettila di pensare a lei, dimenticala». In seguito, la donna cristiana riceve un certificato di matrimonio, firmato anche dalla figlia.

È troppo: con la sua famiglia, il 28 giugno Naseem va dalla polizia e registra un Fir (First Information Report) contro Syed Munawar Hussain, in base all’articolo 365B (sequestro di una donna per matrimonio forzato) del Codice penale. Ad assisterla nella sua battaglia legale c’è la Human Rights Focus Pakistan (Hrfp), che fornisce le prove del sequestro e della conversione forzata della piccola alla corte di Sargodha. Il 17 ottobre, il tribunale emette un mandato d’arresto per Syed Munawar Hussain: da allora, gli agenti non sono ancora riusciti a rintracciare l’uomo.

Secondo Naseem Bibi, il musulmano ha rapito sua figlia per vendetta: «Mio figlio Moon Waris lavorava con lui, ma non veniva pagato. Gli ho detto di non andare più con Hussain, e questi per farmela pagare ha preso la mia bambina».

«Le conversioni forzate all’islam – spiega ad AsiaNews Shazia George, attivista cristiana – sono diventate una pratica comune in Pakistan. Il motivo principale di questo incremento è la presenza di un sistema legale e giudiziario che non dà sostegno alle minoranze».

Ratzinger drag queen? Denunciato GayStatale

Ratzinger drag queen? Denunciato GayStatale

di Gianfranco Amato da www.lanuovabq.it

GayStatale

Ci sono limiti alla decenza che quando vengono superati impongono una reazione per amore della dignità personale e della verità. Soprattutto quando l’indecenza travalica i limiti del codice penale.

Per queste ragioni i Giuristi per la Vita hanno deciso di sporgere denuncia alla Procura della Repubblica di Milano contro il vergognoso atto di vilipendio nei confronti di Benedetto XVI perpetrato dall’organizzazione studentesca Collettivo GayStatale dell’Università degli Studi di Milano.

Mediante organi di stampa nazionali e diversi siti internet, a partire da metà novembre 2013, è stata pubblicizzata la rassegna “Gay Statale Cineforum-omosessualità & religione”, promossa dallo stesso Collettivo GayStatale, la cui locandina nella quale venivano pubblicizzati gli eventi fissati per il mese di novembre del 2013 (proiezioni di film di contenuto fortemente anticattolico) effigiava il Papa Emerito Joseph Ratzinger, Benedetto XVI, truccato in versione “drag queen”, sfruttando la sua oltraggiosa immagine caricaturale per promuovere eventi anti-cattolici.

La macchietta del Papa “esibizionista-omosessuale” vista in sinergia e contestualità grafica con il titolo della locandina «omosessualità & religione», ha dimostrato come l’offesa al Papa fosse stata utilizzata precipuamente come un mezzo per offendere i cattolici, nonché i princìpi e i valori cristiani.

Il disprezzo, il vilipendio ed il dileggio operati nei confronti di un Pontefice e, con esso, nei confronti degli stessi cattolici, ha peraltro originato vibrate proteste da parte dei fedeli, riportate in alcuni quotidiani nazionali, ed un commento dell’agenzia SIR, legata alla Conferenza Episcopale Italiana.

Ancor più grave risulta il fatto che l’evento sia stato persino finanziato dalla Università statale di Milano con un contributo di 4.000,00 Euro, come si evince dal verbale del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo tenutosi il 26 settembre 2012.

L’inqualificabile ridicolizzazione del Pontefice, raffigurato come una macchietta omosessuale e truccato come un fenomeno da baraccone, ha indotto il 19 novembre 2013 la Commissione dell’Università degli Studi di Milano incaricata di selezionare e ammettere al finanziamento i progetti di attività culturali presentati dalle associazione studentesche, a decidere, con voto unanime, lo stralcio dal finanziamento erogato al Collettivo Gay Statale per l’anno accademico in corso, della parte destinata a coprire le spese sostenute per la realizzazione della locandina dedicata al “Gay Statale Cineforum-omosessualità & religione”.

Con una nota pubblicata in data 20 novembre 2013, i responsabili dello stesso Collettivo GayStatale, ha riconosciuto pubblicamente di aver commesso una grave offesa al sentimento religioso, dichiarando di «assumersi l’intera responsabilità» dell’increscioso accaduto.

I Giuristi per la Vita hanno, quindi, deciso di sporgere denuncia alla competente Autorità Giudiziaria per il reato di offese ad una confessione religiosa mediante vilipendio di persone, previsto e punito dall’art.403 del Codice Penale.

Gli studenti del Collettivo GayStatale impareranno, così, che per diventare adulti non basta dichiarare di «assumersi l’intera responsabilità» dei propri atti. Occorre anche pagarne concretamente le conseguenze.

O’Malley e i giovani che non sanno più cos’è il matrimonio. «Si è perso il significato del corteggiamento»

O’Malley e i giovani che non sanno più cos’è il matrimonio. «Si è perso il significato del corteggiamento»

Per il cardinale l’allontanamento dalla vita Chiesa ha causato «il fraintendimento del matrimonio». Ma esiste tuttavia un segno di speranza
di Benedetta Frigerio da www.tempi.it 

sean_o_malleyQual’è il primo male da cui discende la crisi della famiglia? «L’intera nozione della famiglia è minacciata dalla mentalità della convivenza». Le parole del vescovo di Boston, Sean O’Malley, nell’intervista rilasciata ieri alla Catholic News Agency preannunciano in parte ciò su cui la Chiesa si soffermerà nel prossimo sinodo della famiglia indetto da papa Francesco.

RAGGIUNGERE I GIOVANI. Il cardinale, fra gli otto chiamati dal Pontefice come consiglieri nella guida della Chiesa, ha parlato dei «bambini nati fuori dal vincolo coniugale», che sono la metà del totale, come della «più grande minaccia al matrimonio». Il problema, ha chiarito O’Malley, è che molti giovani non sanno più cosa sia il matrimonio per via della scarsa partecipazione alla vita della Chiesa, alla frequentazione della Messa e delle catechesi.
Compito dei laici e religiosi è dunque raggiungere i giovani per educarli: «Infondendo in loro il senso della vocazione, aiutandoli a comprendere il significato del periodo di corteggiamento». Certamente anche le politiche sociali ed economiche non aiutano le nuove generazioni, su cui gravano «debiti tremendi, sconosciuti alle precedenti». Il cardinale ha fatto riferimento, ad esempio, ai costi delle università, per cui i giovani si indebitano e «posticipano il matrimonio o l’entrata in seminario e nella vita religiosa».

UN SEGNO DI SPERANZA. Ma nella «cultura secolarizzata» del provvisorio c’è comunque un punto a cui guardare. «Un segno di speranza», come l’ha chiamato O’Malley facendo riferimento «ai giovani che stanno abbracciando la Vita del Vangelo»: sono quelli che fanno «parte delle marce di Washington».

I crimini d’odio contro i cristiani in Europa. I numeri e i casi nel rapporto Osce

I crimini d’odio contro i cristiani in Europa. I numeri e i casi nel rapporto Osce

L’Europa centrale è la più colpita da atti di odio contro i cristiani. Nel solo 2012 ci sono state 89 profanazioni di chiese in Ungheria, 74 in Austria e 35 in Germania 

da www.tempi.it

«C’è un’ondata di crimini d’odio contro i cristiani e la Chiesa cattolica in Europa». Le parole del sociologo torinese Massimo Introvigne, segnalate da tempi.it la scorsa primavera, sono confermate dai dati del rapporto annuale sui crimini d’odio redatto dall’Osce (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa). I fatti, segnalati da strutture governative, Ong e dalla Santa Sede riguardano il più delle volte «vandalismo e profanazione contro luoghi di culto, cimiteri e monumenti religiosi».

BOSNIA-ERZEGOVINA. In Bosnia-Erzegovina la Santa Sede segnala un’aggressione fisica contro una suora, un caso di minacce, una chiesa deturpata con graffiti, due casi di danni contro una scuola e una contro un’automobile, otto profanazioni di chiese, cinque delle quali sono state anche derubate. La Missione Osce registra altri ventiquattro episodi di odio rivolti a simboli e luoghi cristiani, compresi i danni a venti tombe in un cimitero ortodosso e la deturpazione di una chiesa.

PAESI NORDICI. In Svezia i rapporti della polizia dell’anno scorso identificano 258 crimini fondati sull’odio contro la religione, di cui 200 nei confronti dei cristiani. Per quanto riguarda i paesi baltici, gli episodi si concentrano soprattutto in Lituania: quattro casi di incendio doloso, un caso di graffiti su una chiesa e un atto di vandalismo. In Finlandia e Norvegia i dati ufficiali delle forze dell’ordine non distinguono fra religioni: in Finlandia si parla di cinquantadue crimini anti-religiosi, in Norvegia di trentanove.

FRANCIA E GERMANIA. In Francia, la Santa Sede segnala quattro casi di profanazione di tombe (oltre 130, quelle coinvolte) e la dissacrazione di una chiesa. L’Osservatorio sulla intolleranza contro i cristiani aggiunge al conto un incidente in cui sono state vandalizzate icone cristiane in luoghi pubblici, tre attacchi incendiari contro le proprietà della Chiesa cattolica, tra cui uno nei confronti di un presepe e due contro una chiesa, inoltre dodici episodi di vandalismo, tre di furto, quattro episodi di dissacrazione di cimiteri. In Germania, i dati delle forze dell’ordine segnalano 414 crimini basati su pregiudizi contro la religione, di cui diciotto comprendono violenze. La Santa Sede parla di quattro casi di profanazione dei cimiteri e trentacinque di profanazione di chiese, la maggior parte cattoliche, e un atto di vandalismo.

ITALIA, AUSTRIA E UNGHERIA. Anche nei paesi storicamente cattolici, la Santa Sede registra crimini fondati sull’odio anti-cristiano: in Italia, si sono verificati ventidue casi di profanazione, di cui otto con furto, e la vandalizzazione di un presepe. In Austria, nel 2012, ci sono stati tre attacchi incendiari contro le chiese, settantaquattro profanazioni, che comprendono anche cinquantacinque furti. In Ungheria, la Santa Sede segnala dieci casi di danni alle proprietà della Chiesa, ottantanove profanazioni, compresi sette furti.