da Baltazzar | Ott 7, 2009 | Testimonianze
Antonio Socci per Libero (c) 6 ottobre 2009
Domani porteremo Caterina in un altro centro ospedaliero per iniziare la fase del risveglio (dopo che i bravissimi medici di Firenze le hanno salvato la vita). Abbiamo grande fiducia anche nei medici a cui la affidiamo. Ma sarà il momento più delicato e davvero avremo tanto tanto bisogno del soccorso della Madonna perché Caterina si svegli e stia bene.
Vi ringrazio ancora, dal profondo del cuore, per tutto il vostro affetto, le vostre preghiere incessanti e le vostre commoventi offerte di sacrifici: vi sarò debitore per tutta la vita.
Riporto qua sotto ciò che ho scritto a Maurizio Belpietro, Direttore di Libero, il giornale a cui collaboro, su questi giorni che ci aspettano.
LA MIA PREGHIERA PER CATERINA
Caro Direttore,
la mia Caterina ha occhi bellissimi. La sua giovinezza ora è distesa su un letto di luce e di dolore. E’ come una Bella addormentata. Ma crocifissa. Mi trovo involontariamente “inviato” nelle regioni del dolore estremo e in questo panorama dolente – se un angelo tiene a guinzaglio l’angoscia – ci sono diverse cose che mi pare di cominciare a capire.
La prima notizia è che il mio cuore batte. Il nostro cuore continua a battere. So bene che normalmente la cosa non fa notizia. Neanche la si considera. Finché non capita che a tua figlia, nei suoi 24 anni raggianti di vita, alla vigilia della laurea in architettura per cui ha studiato cinque anni, d’improvviso una sera il cuore si ferma e senza alcuna ragione. Si ferma di colpo (o, come dicono, va in fibrillazione).
Lì, quando ti si spalanca davanti quell’abisso improvviso che ti fa urlare uno sconfinato “nooooo!!!”, cominci a capire: è la cosa meno scontata del mondo che in questo preciso istante il cuore dei tuoi bimbi, il mio cuore o il tuo, amico lettore, batta.
Quante volte ho sentito don Giussani stupirci con questa evidenza: che nessuno fa battere volontariamente il proprio cuore. E’ come un dono che si riceve di continuo, senza accorgersi. Istante per istante dipendiamo da Qualcun Altro che ci dà vita…
C’illudiamo di possedere mille cose e di essere chissacchì, ma così clamorosamente non possediamo noi stessi. Un Altro ci fa. In ogni attimo. Vengono le vertigini a pensarci. Allora si può solo mendicare, come poveri che non hanno nulla, neanche se stessi, un altro battito e un altro respiro ancora dal Signore della vita (“Gesù nostro respiro”, diceva una grande santo).
Certo, si ricorre a tutti i mezzi umani e a tutte le cure mediche. Che oggi sono eccezionali e personalmente devo ringraziare degli ottimi medici, competenti e umani. Ma anch’essi sanno di avere poteri limitati, non possono arrivare all’impossibile, non potrebbero nulla se non fosse concesso dall’alto e poi se non fossero “illuminati” e guidati.
Rex tremendae majestatis… E’ Lui il padrone e la fonte della vita e di ogni cosa che è. E i nostri bambini e le nostre figlie sono suoi. E’ teneramente loro Padre. Allora – con tutte le nostre pretese annichilite e l’anima straziata – ci si scopre poveri di tutto a mendicare la vita da “Colui che esaudisce le preghiere…”.
Mendico di poter riavere un sorriso da mia figlia, uno sguardo, una parola… D’improvviso ciò che sembrava la cosa più ovvia e scontata del mondo, ti appare come la più preziosa e quasi un sogno impossibile… Son pronto a dare tutto, tutto quello che ho, tutto quello che so e che sono, darei la vita stessa per quel tesoro.
Ci affanniamo sempre per mille cause, obiettivi, ambizioni che ci sembrano così importanti da farci trascurare i figli. Ma oggi come appare tutto senza alcun valore al confronto dello sguardo di una figlia, alla sua giovinezza in piena fioritura…
Un gran dono ha fatto Dio agli uomini rendendoli padri e madri: così tutti possono sperimentare che significhi amare un’altra creatura più di se stessi. E così abbiamo una pallida idea del suo amore e della sua compassione per noi…
Caterina è una Sua prediletta, come tutti coloro che soffrono. Mi tornano in mente le parole di quella canzone spagnola cantata splendidamente dalla mia principessa e dedicata alla Madonna, “Ojos de cielo”, che dice: “Occhi di Cielo, occhi di Cielo/ non abbandonarmi in pieno volo”.
Riascolto il suo canto, con il nodo alla gola, come la sua preghiera: “Se guardo il fondo dei tuoi occhi teneri/ mi si cancella il mondo con tutto il suo inferno./ Mi si cancella il mondo e scopro il cielo/ quando mi tuffo nei tuoi occhi teneri./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ non abbandonarmi in pieno volo./ Occhi di cielo, occhi di cielo,/ tutta la mia vita per questo sogno…/ Se io mi dimenticassi di ciò che è vero/ se io mi allontanassi da ciò che è sincero/ i tuoi occhi di cielo me lo ricorderebbero,/ se io mi allontanassi dal vero./ Occhi di cielo..”.
E infine quell’ultima strofa che oggi suona come un presagio: “Se il sole che mi illumina un giorno si spegnesse/ e una notte buia vincesse sulla mia vita,/ i tuoi occhi di cielo mi illuminerebbero,/ i tuoi occhi sinceri, che sono per me cammino e guida./ Occhi di cielo…”.
E’ con questa speranza certa che subito ho affidato il mio tesoro e la sua guarigione nelle mani della sua tenera Madre del Cielo. Per le parole, chiare e intramontabili di Gesù che ci incitano “chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto”, che promettono “qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli ve la darà” e che esortano a implorare senza stancarsi mai come la vedova importuna del Vangelo (che – se non altro per la sua insistenza – verrà esaudita).
Sappiamo che la Regina del Cielo è con noi: pronta ad aprirci le porte dei forzieri delle grazie. E’ lei infatti il rifugio degli afflitti e la nostra meravigliosa Avvocata che può ottenere tutto dal Figlio. Già il primo miracolo, a Cana, gli fu dolcemente “rubato” da lei che ebbe pietà di quella povera gente…
In questi giorni ho ricordato le pagine del Monfort e quelle di s. Alfonso Maria de’ Liguori, “Le glorie di Maria”. E’ stupefacente come duemila anni di santi e di sante ci invitano a essere certi del soccorso della Madonna perché “non si è mai sentito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo aiuto, abbia cercato il tuo soccorso e sia stato abbandonato” (S. Bernardo).
“Ogni bene, ogni aiuto, ogni grazia che gli uomini hanno ricevuto e riceveranno da Dio sino alla fine del mondo, tutto è venuto e verrà loro per intercessione e per mezzo di Maria” (s. Alfonso), perché così Dio ha voluto.
Infatti “nelle afflizioni tu consoli” chi in te confida, “nei pericoli tu soccorri” chi ti chiama: tu “speranza dei disperati e soccorso degli abbandonati”. Misero me se non la riconoscessi come Madre, convertendomi (questo significa: “sia fatta la tua volontà”) e lasciandomi guarire nell’anima. Per ottenere anche la guarigione del corpo.
Ma quanto è commovente accorgersi di avere una simile Madre quando si sente concretamente il suo mantello protettivo fatto dai tanti fratelli e sorelle nella fede, pronti ad aiutarti, dai giovani amici di Caterina, bei volti luminosi che condividono l’esperienza cristiana suscitata da don Giussani, dai tantissimi amici di parrocchie, comunità, dagli innumerevoli conventi di clausura e santuari – compresi radio e internet – dove in questi giorni si implora la Madonna per Caterina. Come non commuoversi?
Ho ricevuto decine di mail anche da persone lontane dalla fede che, per la commozione della vicenda di mia figlia, sono tornate a pregare, si sono riaccostate ai sacramenti dopo anni. E hanno compreso di avere una Madre buona che si può implorare e che non delude.
Ma è anzitutto della mia conversione che voglio parlare. Ci è chiesto un distacco totale da tutto ciò che non vale e non dura. Perché solo Dio non passa. Cioè resta l’amore.
Così quando ho saputo dei 4 mila bambini malati di un lebbrosario in India che, con i missionari (uomini di Dio stupendi e immensi), hanno pregato per la guarigione di Caterina, dopo l’emozione ho capito che quei bimbi da oggi fanno parte di me, della mia vita e della mia famiglia.
E così pure i poveri moribondi curati da padre Aldo Trento in Paraguay che hanno offerto le loro sofferenze per Caterina. Voglio aiutarli come posso.
Portando tutto il dolore del mondo sotto il mantello della Madre di Dio, affido a lei la guarigione di Caterina, perché torni a cantare “Ojos de cielo” per tutti i poveri della nostra Regina.
“Mia Signora, tu sola sei la consolazione che Dio mi ha donato, la guida del mio pellegrinaggio, la forza della mia debolezza, la ricchezza della mia miseria, la guarigione delle mie ferite, il sollievo dei miei dolori, la liberazione dalle mie catene, la speranza della mia salvezza: esaudisci le mie suppliche, abbi pietà dei miei sospiri, tu che se la mia regina, il rifugio, l’aiuto, la vita, la speranza e la mia forza” (S. Germano).
da Baltazzar | Ott 4, 2009 | Testimonianze
In questi giorni sto “scoprendo” la vita di Caterina nei cinque anni di università a Firenze. Soprattutto ascoltando i canti che faceva, dove esprimeva ciò che aveva dentro) sento vibrare la sua anima.
C’è stato specialmente un canto – insieme a “Ojos de cielo” (che ho già messo qui nel mio blog e potete sentirlo) – che mi ha colpito e anch’esso è un canto per la Madonna, anzi è il suo stesso pianto su Gesù deposto dalla Croce, si intitola “Voi ch’amate lo Criatore” ed è tratto dal laudario di Cortona, del XIII secolo.
Ho scoperto questa cosa di Caterina due anni fa, a Pasqua, perché diversi amici di CL di Firenze mi scrissero mail o sms dicendomi che si erano commossi durante la Via Crucis per aver sentito come Caterina aveva cantato quell’antica lauda.
Sono finalmente riuscito a procurarmi la registrazione e sono rimasto senza fiato… Non è solo la commozione di risentire la sua bellissima voce, ma è l’intensità con cui ci fa entrare nel dolore della Madre del Salvatore.
Ascoltandola ho capito perché tanti si commossero quando l’hanno sentita. E ho capito anche perché si “impuntò”, perché voleva ad ogni costo cantarla lei (poi alla luce di quello che è successo…).
Ecco qui potete sentire il canto di Caterina e sotto trascrivo il bellissimo testo.
Ascolta “Voi ch’amate lo Criatore”
Voi ch’amate lo Criatore
(Laudario di Cortona, sec. XIII)
Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.
Ch’io son Maria co’ lo cor tristo
La quale avea per figliuol Cristo:
la speme mia e dolce acquisto
fue crocifisso per li peccatori.
Capo bello e delicato,
come ti veggio stare enchinato;
li tuoi capelli di sangue intrecciati,
fin a la barba ne va irrigore.
Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.
Bocca bella e delicata,
come ti veggio stare asserrata,
di fiele e aceto fosti abbeverata,
trista e dolente dentr’al mio core.
Voi ch’amate lo Criatore,
ponete mente a lo meo dolore.
Ascoltandola mi rendo conto che è riuscita a far sentire l’immensità del dolore di Maria, la sua struggente tragedia, però senza sbavature enfatiche, facendo trasparire la dignità e il pudore della Vergine.
Io che penso sempre a Caterina come la bambina che era – e che mi stupisco sempre di scoprirla giovane donna ricca di interiorità e maturità – mi sono chiesto da dove abbia tratto quell’intensa partecipazione al dolore della Madre di Cristo, dove e quando e come abbia conosciuto così la vita e la tragedia del male e la compassione della Madonna.
Poi guardo i volti belli dei suoi amici e delle sue amiche, con i quali ha condiviso in questi anni una splendida avventura cristiana, e mi rendo conto della grandezza del dono che ha avuto: attraverso la nostra povera paternità e maternità, una Paternità e una Maternità grande, luminosa come il volto dei santi, come la grande compagnia cristiana in cui è cresciuta ed è diventata donna.
Il Mantello della S.S. Annunziata in cui l’avevo affidata è fatto di tanti volti, di amici e padri e maestri…
Conto presto di farvi sentire ancora la sua voce, perché così è come se lei stessa continuasse a cantare la “bella ragazza” di Nazaret (come dice un antico graffito di pellegrini cristiani nella casa di Nazaret).
Come se continuasse a invocare la Madre di Gesù e in fondo è proprio ciò che fa dal suo silenzio. E io voglio invocarla con lei e per lei. Perché torni a parlarci, col canto, di Maria….
Antonio Socci
da Baltazzar | Ott 3, 2009 | Testimonianze
Cari amici, ormai Caterina è figlia, sorella e amica di tutti voi. Tantissimi di voi mi scrivono accoratamente per avere notizie di lei. Purtroppo in questi drammi le cose evolvono con enorme lentezza.
Con angosciante e impercettibile lentezza. E talora c’è il rischio che evolvano verso il peggio anziché verso il meglio. O facendo passi avanti e passi indietro. Quindi si cammina sull’abisso…
Non posso qui riportare un bollettino medico quotidiano, fatto di analisi e test che peraltro neanche io conosco, quindi – per quanto sia difficile – provo a riassumere. La sostanza è questa: la situazione neurologica di Caterina (se si sveglierà e in quali condizioni) è tutta aperta. Non ci sono certezze.
E’ possibile tutto, dal peggio al bene, ma la situazione è obiettivamente grave. Ogni giorno siamo sospesi su una voragine, le nostre coronarie “ballano”, ed è chiaro che la Madonna ci chiede di affidarci completamente a lei. Con totale fiducia. Ce lo chiede anche facendoci sentire questo stupefacente abbraccio di un popolo accorato e bellissimo…
Mi sono interrogato su questo imprevisto e commovente sommovimento che – per l’emozione della storia di Caterina – ha coinvolto migliaia di persone, anche lontane dalla fede, inducendole ad implorare una grazia dal Cielo, talvolta anche a fare digiuni e offrire a Dio propri sacrifici, perché questa ragazza di 24 anni torni a vivere.
Mi è tornato in mente quanto diceva santa Bernardette, nella sua semplicità: “la Madonna ama farsi pregare”. Perché la Madonna ama farsi pregare? La ragione è profonda: penso che sia perché pregare, aprendo il cuore a Lei, serve a noi, perché così può cambiarci e stringerci a sé, ottenerci grandi grazie e soprattutto convertirci. Farci ritrovare noi stessi.
Perché infine impariamo ad affidarci totalmente a Lei, con fiducia totale, senza riserve, sospetti o timori. Perché ci accorgiamo di avere una Madre, immensamente buona. Che al Figlio può chiedere tutto, quindi che può tutto. E che è la mediatrice di tutte le grazie.
Mi ha colpito fin dall’inizio che il dramma di Caterina sia cominciato il 12 settembre che era la solennità del Nome di Maria. E’ certamente un caso, ma mi è venuto in mente che una delle ultime cose su cui avevo lavorato, cioè il mio ultimo libro su papa Giovanni Paolo II, uscito a giugno, per uno strano presagio si conclude proprio con le parole “il nome della Vergine era Maria”.
E’ infatti il testo della famosa e bellissima preghiera di Bernardo di Chiaravalle proprio sul “nome di Maria”, che avevo riprodotto sul finale del libro perché ci fa capire cosa significa questo affidarci alla nostra buona Madre.
Avendola scritta così recentemente l’ho subito ricordata. Bernardo parla del “nome di Maria” interpretandolo come “stella del mare”. Ecco le ardenti parole del grande santo:
“O tu che sei immerso nelle vicissitudini della vita e, più che camminare sulla solida terra, hai l’impressione di essere sballottato fra tempeste e uragani: se non vuoi finire travolto dall’infuriare dei flutti, non distogliere Io sguardo dal chiarore di questa stella!
Se insorgono i venti delle tentazioni, se t’imbatti negli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria!
Se vieni assalito dalle onde della superbia, dell’ambizione, della calunnia, dell’invidia, della gelosia: guarda la stella, invoca Maria. Se l’ira, l’avarizia o le lusinghe della carne scuotono la navicella della tua anima: guarda la stella, invoca Maria.
Se turbato dall’enormità dei tuoi peccati, confuso per le brutture della tua coscienza, atterrito dal rigore del giudizio stai per venire risucchiato dal baratro della tristezza e dall’abisso della disperazione, guarda la stella, invoca Maria.
Nei pericoli, nelle difficoltà e nei momenti di incertezza, guarda la stella, invoca Maria. Abbi il suo nome sempre sulle labbra, abbila sempre nel cuore e se vuoi ottenere l’aiuto della sua preghiera, non tralasciare di imitarne gli esempi.
Seguendo lei non andrai fuori strada, pregandola non dispererai, pensando a lei non sbaglierai.
Se ella ti sostiene non cadrai, se ella ti protegge non avrai nulla da temere, se ella ti guida non ti affaticherai, se ti sarà favorevole giungerai alla mèta e così potrai sperimentare tu stesso quanto giustamente sia stato detto: ‘e il nome della vergine era Maria’ “.
I santi hanno sempre saputo che tutto passa attraverso Maria. Infatti don Giussani, negli ultimi anni, ripeteva sempre: “Maria, tu sei la certezza della nostra speranza”. E proprio questa frase era stata posta anche da padre Pio sopra la porta della sua cella.
Del resto nelle vostre mail ci sono decine e decine di testimonianze sulla forza della preghiera e sul soccorso che la Regina del Cielo corre a dare ai suoi figli.
Io prego che il Signore guardi quanti cuori – anche di tantissimi giovani – si sono aperti a Lui in questa drammatica circostanza, per una commozione per Caterina che solo Lui può aver suscitato. E che guardando l’attesa e il grido di tanti cuori, Lui li voglia consolare, rafforzando la loro fede: accogliendo la loro implorazione.
E’ la Chiesa stessa che ci esorta a implorare la Regina che ha le chiavi del cuore di Dio e dei suoi tesori di grazie. Paolo VI diceva: “Dobbiamo pregare e invocare di più la Madonna. Ella, come nel Vangelo, interviene presso il Figlio e ottiene da Lui miracoli”.
Allora io non mi stanco di mendicare ai piedi della nostra Regina. Anche perché Suo Figlio ci ha insegnato a “svegliarlo anche di notte” (come dice una sua parabola) e a essere seccatori e petulanti con Lui….
Antonio Socci
Post scriptum 1 – Intendo rispondere a tutti coloro che mi hanno scritto, ma sebbene ogni giorno lo faccia con qualche centinaio di mail, il numero di quelle che arrivano è sempre più grande e ormai quelle in attesa sono oltre duemila. Mi scuso per il ritardo, ma so che capirete. Se mi usate pazienza risponderò a tutti perché voglio ringraziare tutti, uno ad uno.
Post scriptum 2 – Il 26 settembre “Il Giornale” ha riprodotto uno di questi miei messaggi sulla sua prima pagina, come articolo da me firmato, precisando che proveniva dal mio blog, ma senza avermi chiesto il permesso. Devo dunque riferire quanto mi è stato illustrato da addetti ai lavori per evitare che si ripetano casi simili (anche in buona fede): NON SI PUO’ fare questo. Non si può riprodurre per intero un post di un blog come articolo senza il permesso dell’interessato.
da Baltazzar | Ott 3, 2009 | Chiesa, Cultura e Società, Testimonianze
Gianni Romolotti: “Nell’immagine una nube che in cielo non c’era: una silhouette di donna col manto Zittisce i passeri, fa danzare il sole e converte gli scettici. Mi ha guarito dal cancro”. Dopo un viaggio in Bosnia la sua vita è cambiata. Ora scrive ai vescovi. Per bastonarli…
di Stefano Lorenzetto
Tratto da Il Giornale del 27 settembre 2009
Il 1° maggio del 1987 uno scetticissimo Gianni Romolotti, pubblicitario di Milano rotto a tutte le esperienze al punto da dichiararsi «agnostico e vigliaccone», si trovava per la prima volta a Medjugorje in compagnia della moglie Marina, ancora più incredula di lui. Accanto c’era Grazia Viola, un’amica che il giorno prima li aveva tirati fuori dalla loro barca a vela nel porto ligure di Varazze e costretti a imbarcarsi su un volo charter Orio al Serio-Spalato, ultimi due posti disponibili, con la promessa di fargli passare un week-end fuori dall’ordinario. Erano circa le 18. 40, l’ora in cui a partire dal 24 giugno 1981 la Madonna sarebbe cominciata ad apparire con frequenza mensile nel villaggio della Bosnia Erzegovina a sei ragazzi che all’epoca avevano tra i 10 e i 16 anni. «Grazia Viola si dimostrò di parola. Vidi qualcosa di straordinario. Guardavo il sole a occhio nudo, cosa normalmente impossibile a farsi. Tutti gli altri, eravamo in centinaia, lo stesso. E il sole prese a roteare, danzare, pulsare, assumendo varie colorazioni, prima azzurra, poi rossa, quindi rosa, e infine precipitò verso di me, tanto da costringermi a ripararmi istintivamente il volto con le mani. In pratica la stessa cosa che fu osservata alla Cova da Iria il 13 ottobre 1917 dalle migliaia di persone radunate intorno ai tre pastorelli di Fatima, incluso Avelino de Almeida, redattore capo di O Século, un quotidiano di Lisbona, che ne scrisse in prima pagina. Fu l’unica volta in cui non mi sentii costretto dal tempo e dallo spazio. Mi dissi: Gianni, la tua casa è qui. Mia moglie balbettò: “Mi sembra l’Apocalisse”».
L’indomani, alla stessa ora, Gianni Romolotti si mise in testa di voler documentare fotograficamente lo sbalorditivo fenomeno con la sua Olympus. «Un tentativo infantile», ammette adesso, «forse dovuto a una deformazione professionale: le immagini sono state la mia vita». Ma quello che accadde in camera oscura, al ritorno in Italia, lo lasciò senza fiato: «Un’inquadratura né verticale né orizzontale, mentre io ricordavo perfettamente d’aver puntato l’obiettivo perpendicolare al terreno, in direzione della canonica e della chiesa. Accanto alle cuspidi dei due campanili, una nuvola formava una silhouette di donna. Dal velo e dal manto si direbbe la Vergine. Ma io sono arcisicuro che quel giorno il cielo era terso, neanche una nube».
Da allora Romolotti tiene il negativo della foto in cassaforte e si dichiara «un fulminato». È convinto che la Regina della Pace di Medjugorje lo abbia guarito da un melanoma. Un risarcimento che gli era in qualche modo dovuto, visto che fu lui negli Anni 90 ad andare per primo dalla figlia di Darix Togni con in mano 15 milioni di lire per farsi noleggiare il Palatrussardi, trasformato da tendone del circo in tempio dello spirito: «Pullman da tutta Italia, a ogni raduno 10. 000 persone avide di preghiera, rosari e litanie dalle 9 di mattina alle 7 di sera e un solo discorso: la meditazione di padre Slavko Barbaric, un francescano carismatico oggi sepolto a Medjugorje, che se non si fosse fatto frate sarebbe finito con i miliziani a strappare i testicoli ai nemici durante la guerra in Bosnia».
Guai però a definire Romolotti il boss della cupola (intesa come sommità del tempio) di Medjugorje in Italia, anche se, da quando vive a Celle Ligure, la chiesa di San Pietro, in via Untoria a Savona, certe sere è illuminata a giorno dalla presenza di tantissimi fulminati. Di sicuro sta facendo più lui per la fede mariana che non tanti tiepidi pastori d’anime. Alcuni, come don Luigi Negri, oggi energico vescovo di San Marino-Montefeltro, si può dire che li abbia convertiti: «Me lo ricordo quando veniva con le braghette corte a Celle. Roba da matti! I preti devono passare le vacanze in montagna, non al mare. Gli raccomandavo: don Luigi, vada a Medjugorje. Ma lui niente. Poi qualche tempo fa lo incontro e mi dice: “Sai Gianni, ci sono stato. È sorprendente”. Mi ha confessato d’averne parlato con Benedetto XVI in questi termini: “Santo Padre, se, come dicono, a Medjugorje c’è Satana, ebbene le assicuro che sta lavorando per noi”».
Nella visione di Romolotti, perfino Cl è già moderatamente eretica. Eppure fu a casa sua, in via Ripamonti a Milano, che il fondatore don Luigi Giussani trovò rifugio negli Anni 70, quando gli extraparlamentari di sinistra lo cercavano per fargli la pelle. «Fu costretto a togliersi la talare e a mettersi in abiti civili. Prestai la mia Simca a Paolo Volpara, che lo accompagnava, il quale mi lasciò in garage la sua vecchia Mercedes. E partirono verso destinazione ignota».
Conosciuto come grafomane nei vescovadi e nelle redazioni di mezza Italia, che tempesta di lettere dai toni apologetici quando non millenaristici inviate in copia anche al Papa, Romolotti non ama le mezze misure. Al cardinale Carlo Maria Martini, fautore dell’ecumenismo: «Ma è possibile che i vari imam musulmani si permettano di definirci “antropofagi” perché mangiamo il nostro Dio? Non è vero che le religioni sono tutte uguali: occorre che lo diciate e con chiarezza». Al cardinale Dionigi Tettamanzi, che da arcivescovo di Genova aveva assolto i contestatori del G8: «Oggi la gente ha letteralmente fame di Dio, non di posti di lavoro! Diamoglielo, questo Dio, altrimenti se ne vanno dai guru, dagli arancioni, nel Tibet e dai maghi».
Ma la sua bestia nera è don Antonio Sciortino, direttore di Sfamiglia Cristiana, come la chiama lui: «Mi mandò l’invito per un happening in occasione del lancio della nuova veste grafica. Si teneva nella discoteca Alcatraz, presenti le ragazze-cubo, all’insegna dello slogan “Né casa, né chiesa”. Ciumbia! Gli scrissi: “Questo infelice payoff, così si chiama nella soave terminologia pubblicitaria che purtroppo conoscete bene, è un pessimo suggerimento che qualche creativo vi ha proposto e che voi avete accolto con entusiasmo. Si spiega con l’ossessiva mania che ha preso tanta parte della Chiesa, quella di voler scimmiottare il mondo. Un cristiano invece dovrebbe essere scomodo e dare scandalo, così almeno la pensava San Paolo”. E don Sciortino è un paolino».
Lei di payoff se ne intende.
«Un pochino. Ho lavorato in molte agenzie italiane e straniere, Studio Sigla, Ted Bates, Lspn di Eugenio Cefis, Odg. Sono stato account di Perugina, Buitoni, Agip, Mobil, Ip, Bic, Manetti & Roberts, Locatelli, Dreher. Il mondo dei lustrini l’ho conosciuto bene. Negli Anni 60 ho accolto Frank Sinatra a Roma, reduce da una tournée in Israele. Doveva cantare un motivetto negli studi della Rca di via Tiburtina e ripartire subito. Sull’asfalto fu incollato un tracciato di orme rosse, dall’elicottero alla sala di registrazione: non voleva sbagliare direzione e perdere tempo. Invece Raffaella Carrà, che faceva i caroselli per l’Agip, pretese una Rolls-Royce bianca per andare a pettinarsi dai parrucchieri Vergottini di Milano».
Quelli che crearono il «casco d’oro» di Caterina Caselli.
«Ma guardi che sono tutti uguali, eh, tutti. Compreso il rifondarolo Citto Maselli, regista degli spot Perugina: votava Pci e collezionava auto di lusso».
Lei è anticomunista, mi par di capire.
«Sono nato a Pontinia, provincia di Littoria, poi Latina, nel 1936. Mio padre si occupava del personale impegnato nella bonifica delle paludi e mio zio curava col chinino i poveri contadini immigrati dal Veneto che si prendevano la malaria. Famiglia cattolica: mia madre andava a caccia di bufali nell’Agro pontino col vescovo locale. Ma anche laica: nel dopoguerra papà fu chiamato a Bergamo dal cementiere Carlo Pesenti a dirigere Il Giornale del Popolo, che si opponeva all’Eco di Bergamo, il quotidiano della curia. Sono cresciuto a Reggio Emilia, nel triangolo rosso, e ho visto con i miei occhi che cosa facevano i compagni. Avevo 9 anni quando una mattina, andando a servire messa da don Iori, vidi un uomo con le braccia spalancate appiccicato al muro: l’avevano inchiodato a mitragliate, come su una croce. Un’altra mattina, al numero 28 di via Emilia Santo Stefano, c’era un morto per terra con un pezzo di cervello che pendeva dal pomolo dorato del portone: gli avevano spaccato il cranio in quel modo».
Si parlava di Carosello.
«Alla fine nel 1979 fondai una mia agenzia, Realtà. Il principale cliente era Salmoiraghi & Viganò, ottica. Dopo due mesi Silvio Berlusconi mi convocò nel suo ufficio in via Rovani: “Venga a lavorare con me. Le offro il doppio del suo fatturato”. Il mio giro d’affari allora era di 700 milioni di lire, rivalutati a oggi 2 milioni di euro. Quindi è come se mi avesse offerto quasi 8 miliardi di lire. Da non dormirci la notte. Risposi: grazie, ma con la testa che mi ritrovo preferisco lavorare sul mio. “La capisco, è quello che faccio anch’io”, concluse. Tentò di reclutarmi anche l’Aga Khan. Cercava un coordinatore per la nascente Costa Smeralda. Le sembro il tipo che d’estate s’infila un vestito bianco e con una flûte di champagne in mano vende villette ai nababbi?».
Come s’è convinto che la Madonna appare tutti i mesi a Medjugorje?
«Potrei risponderle: perché cessa d’improvviso il cinguettio di migliaia di passeri, che riprendono a cantare solo ad apparizione conclusa. O perché la mia amica Isabella Orsenigo, ex sofisticata direttrice di Grazia, ora assiste 3. 000 orfani di guerra su un’isoletta della Croazia. Ma è il clima d’entusiasmo ad avermi conquistato, la voglia d’abbracciarsi che pervade i fedeli. A Medjugorje avverti una presenza reale. Altrimenti non si spiegherebbero i 40 confessionali dove i pellegrini si mettono in coda per confidarsi con sacerdoti di tutte le nazionalità. Come dice Cristo, è più difficile convertire un peccatore che resuscitare un morto. Le grane cominciano quando torni a casa».
In che senso?
«Gli amici ti guardano storto: ma come, eri un puttaniere e adesso fai il santerello? I clienti non ti dicono nulla, però te lo fanno capire. E dopo un po’ ti mollano. Per fortuna a me ne sono arrivati di nuovi. D’altronde non si può essere cristiani moderati. “Il vostro parlare sia sì, sì; no, no. Il di più viene dal maligno”, prescrive il Vangelo. Ecco perché preferisco rischiare di parlare troppo piuttosto che troppo poco».
Il Vangelo non prescrive anche alle pecorelle di amare i loro pastori? Invece lei bastona il cardinale Tettamanzi, che resta pur sempre il suo vescovo.
«Venne in visita alla Marconi di Genova, industria elettronica di cui curavo l’immagine istituzionale. Non ricordo d’averlo visto benedire i reparti. Parlava solo di disoccupazione. Quando i musulmani sono andati a pregare davanti al Duomo di Milano, lui ha fatto chiudere le porte. Doveva uscire e recitare il rosario, invece. Lo saprà che adesso quella piazza per l’Islam è diventata terra consacrata? Aveva ragione Paolo VI: “Attraverso qualche fessura, il fumo di Satana è entrato nella Chiesa”. Basta guardarla come edificio, per rendersene conto. Ma lei ha visto i nuovi templi che le gerarchie fanno progettare ai vari architetti Fuksas? Seguii per conto di Cefis la campagna pubblicitaria Dio cerca una casa da dividere con te della diocesi di Milano e l’unica cosa che dissi al cardinale Giovanni Colombo, un grande parroco, fu che occorreva fabbricare nuovi cristiani, non nuove chiese. Quelle esistenti bastavano allora e bastano oggi. È la fede che manca. Abbiamo bisogno di pastori che ci sveglino, che ci diano la dottrina. E che si affidino ad architetti cattolici praticanti, non atei».
Ma se suo figlio non vuole andare a messa, che fa? Lo ammazza?
«Mia moglie frequenta la chiesa ma non si confessa e non si comunica. Mia figlia è divorziata e risposata civilmente davanti a un sindaco vestito da pinguino. I nipoti appena apro bocca si danno di gomito. Non creda che la mia situazione sia facile. Sono il matto di famiglia. Cristo crocifisso è scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani, dice San Paolo. I cristiani sono improponibili».
Mi racconti del suo melanoma.
«Mi fu diagnosticato nel giugno del 2001. Una macchiolina sulla fronte. Mia sorella: “Mettiti nelle braccia del Signore come un bambino”. Mia moglie: “Adesso andiamo dal concessionario e compriamo un’auto nuova”. Dopo qualche mese: “Non preoccuparti, saprò cavarmela, ho le spalle larghe”. Mia figlia: “Stai tranquillo, papà, tu sei come la gramigna che non muore mai”. E lì subentra il narcisismo. Chi terrà l’orazione funebre? Quali nobili parole dirà? Si può sorriderne, ma viene in mente anche questo. Leggersi in proposito Il povero Piero di Achille Campanile, un monumento al paradosso della morte».
Era già rassegnato al destino ineluttabile.
«La sofferenza aiuta ad avvicinarsi a piccoli passi all’appuntamento che conta di più. Ti trasforma giorno dopo giorno in un’altra persona. Cammini per strada col tuo bel melanoma e vedi tutti tranquilli e sereni: chi compra il giornale, chi conversa, chi litiga per un posteggio. Pazzi, autentici pazzi. Offrire la vita per una buona causa? Forse un giorno, prima dell’arrivo del cancherotto, devo aver pensato a qualcosa del genere. Oggi mi confermo che non ho implorato la guarigione: ho solo chiesto di morire soffrendo il giusto per le mie spalle, pensando che si trattava di poco, un attimo, e poi sarei stato in pace. Quando, dopo il secondo intervento chirurgico, mi hanno informato che gli esami erano negativi, ecco l’idea vincente: allora muoviti, cambia vita, fai del bene, ti sono ancora concessi dei giorni preziosi. “Attenti a non disperdere l’utilità del dolore”, ammonisce Sant’Agostino. Era un uomo piuttosto intelligente».
da Baltazzar | Ott 2, 2009 | Testimonianze
Sono stato incerto se riferire questa cosa sul blog, ma penso possa essere utile per chiedere a tutti voi, amici miei, un aiuto particolare. Nel tardo pomeriggio del 24 settembre qualcosa è accaduto. E qualcosa di importante. Vi racconto istante per istante.
Io e Alessandra eravamo stati alla messa che si celebra ogni giorno alla 17 nella cappellina sottostante il reparto di Caterina, dove avevamo pregato con una certa angoscia nel cuore. La messa era iniziata con questa antifona d’ingresso: “Io sono la salvezza del popolo – dice il Signore – in qualunque prova mi invocheranno, li esaudirò e sarò il loro Signore per sempre”.
Quando siamo entrati nella sua cameretta abbiamo cominciato a carezzarla e parlarle dei suoi amici e di noi e di lei e il suo respiro si è fatto sempre più intenso, il cuore ha cominciato a galoppare, gli occhi non sembravano persi nel vuoto come qualche ora prima, lei appariva molto emozionata.
Le macchine stesse che fanno il monitoraggio del battito, della pressione sanguigna e del respiro hanno cominciato a suonare e ci siamo resi conto, con l’infermiere, che Caterina aveva riconosciuto le voci della mamma e del babbo e che capiva quello che le stavamo dicendo.
Così – ricordando che il passo fondamentale per l’uscita dal coma si ha quando il malato esegue un gesto richiesto – abbiamo cominciato a chiederle di stringere la mano di sua mamma che le teneva la destra. Abbiamo assistito a un enorme sforzo di concentrazione di Caterina, che è diventata rossa in volto, e con un’ulteriore intensificazione del battito cardiaco e del respiro, facendo enorme fatica ha infine eseguito quello che le avevamo richiesto.
Commossi, abbiamo esultato tantissimo, poi le abbiamo detto che era stata bravissima e di calmarsi e di lasciare e così lei ha fatto. Dopo mezzo minuto circa abbiamo riprovato – per verificare – e Caterina ha di nuovo ripetuto tutto. Così pure all’altra mano, la sinistra, che tenevo io.
La stessa cosa è accaduta un’oretta dopo con Stefano e Maria e anche loro hanno notato dall’espressione dei suoi occhi che proprio c’era Caterina, che era presente e si sforzava con grande fatica di farci capire che ci riconosceva e ci stava capendo. Addirittura commovente è stato il momento in cui è entrata una sua amica del coro che ha cominciato a cantarle una loro canzone “Give me Jesus” (Dammi Gesù) e ogni volta che cominciava a cantare Caterina si emozionava tanto che le macchine di misurazione cominciavano a suonare.
Abbiamo poi saputo dal medici che tutto questo si chiama “stati minimi di coscienza”, che è una cosa molto importante, ma che – per essere decisiva – dovrebbe stabilizzarsi e diventare ripetibile così da segnare l’uscita dal coma.
Per noi è un segno emozionante che la nostra bambina c’è, è presente e vuol riemergere. Allora vi chiediamo – con le mani giunte – se potete e volete, di pregare particolarmente con questa intenzione: che la Santa Vergine non lasci che sprofondi di nuovo, ma che torni prestissimo a riemergere quella coscienza e l’aiuti a stabilizzarsi almeno in quel livello, dal quale poi possiamo aiutarla con la riabilitazione a recuperare.
Non importa il tempo che ci vorrà a recuperare, con tutto l’amore l’aiuteremo. Ma questo passo è fondamentale. Noi continuiamo a chiedere al Signore il miracolo del risveglio e della guarigione completa subito, ma se quello che Lui vuole da noi è un lungo e paziente cammino di riabilitazione e un lungo abbraccio d’amore per arrivare alla guarigione completa, va bene. Però è necessario non fare passi indietro. Perciò abbiamo bisogno ancora una volta, come mendicanti (e ce ne scusiamo), del vostro aiuto, certi che le vostre e nostre preghiere, i vostri e nostri sacrifici, già stanno aiutando Caterina.
In particolare voglio trascrivere qui una segnalazione di Roberto Zandomeneghi che mi ha mandato alcuni brani sull’efficacia della preghiera di Don Didimo Mantiero che don Giussani ci ha fatto conoscere. Eccoli qua:
“Dio nella sua infinita perfezione ha quasi una debolezza: non sa resistere a chi fortemente prega”.
“Quando pregate, vi scongiuro, fatelo con fede vivisima”…”non importa che non vediamo i frutti della nostra preghiera, Dio è con noi e ci esaudirà”
“Il tutto fate con la più grande confidenza, come se aveste già ottenuto ciò che domandate”…”non resterete ingannati, ve lo assicuro”…”anche quando ci sembra di non essere esauditi, è allora che Dio ci sta preparando i più grandi favori”
(Citando San Giovanni): “Dinanzi a Lui è questa la sicurezza che noi abbiamo: qualunque cosa gli chiediamo conforme alla volontà Sua egli ci esaudisce. E se sappiamo che ci concede qualunque cosa gli domandiamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo richiesto”
E inoltre:
“Gesù ci insegna a pregare fino a diventare seccatori. Come il richiesto finisce con il cedere […] così Dio finisce per esaudire. […] Dio cui parlate è lì e Vi ascolta. DiteGli tante cose. […]. Non dubitate mai; una volta pregato, già ottenuto. Era così che i santi facevano miracoli”.
”La preghiera che scaturisce dalla fede incrollabile è la forza più grande a disposizione dell’uomo per cambiare il mondo”.
(da La “Dieci” di Don Didimo Mantiero a cura di Ludmila Grygiel, pp. 52-56).
Forza, amici miei !!!
Le tante testimonianze che mi mandate dimostrano che quelle parole di don Didimo, che poi sono identiche a quelle pronunciate dalla Madonna a Medjugorje e da tanti santi, sono vere.
Me lo dimostra per esempio questa struggente testimonianza di una madre con cui ci identifichiamo totalmente:
Caro Antonio, oggi ho letto Libero e subito mi sono letteralmente inginocchiata: ho detto un rosario per Caterina e ho aspettato pregando che si facessero le ore 15 per recitare la coroncina della Divina Misericordia per lei, nell’ora in cui la Divina Misericordia ama di più essere contemplata.
Credo fermamente che non sia “magia”, ma richiesta di miracolo e compassione al nostro Dio misericordioso e alla nostra Madre, che è Consolatrice degli afflitti e Speranza di chi dispera. Anche io ho tre figli dell’età della tua e nel 1999 ho avuto in fin di vita la mia piccola…, ora ventenne. finita in rianimazione intubata per una conseguenza di una brutta influenza.
Quando ha avuto un arresto cardiaco e un blocco renale e i dottori hanno comunicato a me e a mio marito che non c’era speranza, mi sono strappata letteralmente i capelli dalla testa dal dolore, poi ho cominciato a pregare e con me tutti quelli che ci conoscevano, sino in America… I suoi compagni di 5a elementare entravano in chiesa e poi in classe!
Le ho fatto dare l’unzione del malato e ho iniziato a rendermi conto che forse il Signore la rivoleva davvero con sé. Credo di essere diventata “adulta” nel momento che mi sono arresa e affidata totalmente a Lui e a Maria e riuscendo a dire “Sia fatta la Tua volontà” e questo l’ho detto non perché sono pazza, ma per Grazia, come se le cose vere che nella vita mi erano state dette, fossero ritornate a galla nel mio cuore.
Non è magia: dall’estrema unzione in poi la mia bimba ha ripreso piano piano a vivere. E’ guarita, per miracolo non ha riportato danni cerebrali nonostante la mancanza di ossigeno (pensa che ancora porta le cicatrici sulla carne di dove i tessuti stavano andando in necrosi – stava veramente morendo..).
Ora frequenta l’università e spesso, quando la guardo, penso alla nostra pochezza e a quanto siamo “dimentichi” della Misericordia nelle nostre giornate. Continuerò a pregare in ginocchio Maria e Gesù per Caterina e per te e tua moglie. Vicina nella fede.
Ed ecco un’altra bellissima testimonianza, di un’altra mamma:
Carissimo Antonio,
purtroppo ho saputo solo oggi, da Radio Maria, di Caterina. Ho provato tanta compassione e dolore. Ho pensato a quando, due anni fa, io e mio marito eravamo nella stessa situazione.
Il nostro figlio, allora di 18 anni, era ricoverato in rianimazione, dopo un terribile schianto con lo scooter. Era in coma, con il dente dell’epistrofeo rotto (fa parte della prima vertebra, quella che noi persone comuni chiamiamo ‘l’osso del collo’), un trauma cranico frontale, la mandibola divisa in due, una gamba rotta, oltre a tanti altri traumi in tutto il corpo.
Per lui non c’erano speranze: era praticamente morto, ma se fosse sopravvissuto per lui ci sarebbe stata una paralisi totale ed il respiratore. Quella notte è stata l’inferno, ma grazie al Signore, la fede ha immediatamente illuminato la disperazione. Ho affidato al Padre, per mezzo della Madonna, Suo figlio.
Gli ho detto che è una sua creatura, che Lui ha dato a noi per crescerlo e curarlo. L’ho ringraziato per aver avuto in dono questo Suo figlio. Gli ho detto che per me, prima di tutto, veniva la Sua volontà: se il Padre avesse voluto portarlo in Cielo, chiedevo per noi il dono della Fede, per poter continuare a vivere e per crescere l’altra nostra bambina.
C’è stata una enorme catena di preghiera che ha avvolto tutto il mondo, proprio quasi come sta avvenendo per Caterina. Gli amici stazionavano fuori dalla Rianimazione giorno e notte: a noi il compito di trasmettere loro la fiducia nel Padre che ci ama e ci salva.
Eravamo sempre sorridenti e fiduciosi nella disperazione: grazie a Dio abbiamo vissuto questa grazia enorme. Ci siamo sentiti amati, accolti e curati da tanti Buoni Samaritani! Io sentivo Maria e Gesù sempre di fianco a me, come non mai: la loro Presenza è stata fonte di gioia nel buio di quelle giornate.
Ai medici disperati io rispondevo con una totale fiducia nel loro lavoro, li incoraggiavo dicendo che stavo pregando per loro, per le loro mani, perché il Signore li guidasse nel far rivivere nostro figlio.
Non voglio dilungarmi: potrei stare qui ore a parlare!
Nostro figlio è stato operato, il neurochirurgo gli ha messo una vite di alcuni cm nel collo, il maxillofacciale gli ha sistemato la mandibola, il cervello appare alle lastre con tutti i danni subiti… ma LUI E’ PERFETTAMENTE GUARITO!!! Dopo soli due mesi dall’incidente è stato dimesso anche dalla Riabilitazione Intensiva, anche se pensavano che sarebbe stato un periodo lunghissimo.
E’ perfettamente normale in tutto e per tutto, e bellissimo come prima!!!!!
Mentre era ancora in coma, avevo mandato tramite una conoscente che stava venendo a Firenze per un incontro con Marjia, una sua foto, che è stata benedetta dalla Madonna durante l’apparizione, insieme alla foto della ragazza che era nella sua stanza, in coma stazionario, per cui non c’erano speranze di ripresa essendo ormai così da oltre due mesi. I genitori della ragazza avevano perso le speranze e la fede… Ebbene, il mattino presto, dopo l’apparizione, mentre ero lì a vegliare, la ragazza si è svegliata e mi ha parlato!!!! Ora anche lei sta bene!
Antonio, non so perché ho sentito subito di doverti scrivere, così, di getto, senza pensarci troppo… forse perché ho provato il dolore indescrivibile tuo e di tua moglie, ho provato cosa significa dire “Signore, eccomi, prendi me!”. Forse perché desidero trasmettervi quanto è stata importante per me la certezza dell’amore del Signore, sempre.
Prego anche io per Caterina ogni momento, perché il Signore, Dio della vita, sia glorificato per tutto ciò che compie. Con tanto affetto e commozione,…
Ringrazio dal profondo dell’anima chi mi manda queste testimonianze così confortanti e tutti voi per quello avete fatto e per quello che vorrete e potrete fare per aiutarmi a ottenere dalla Madonna la grazia per Caterina. Certi che Lei, Salus infirmorum, che ha fatto accadere quel segno il giorno dopo la Sua visita, alla stessa ora, ascolta, protegge e soccorre i suoi figli!
Antonio Socci
da Baltazzar | Ott 1, 2009 | Testimonianze
La cantautrice torna con il disco «Attraversami il cuore»: «Ho scoperto Dio dopo un periodo buio e pieno di sofferenza. Ora canto libera i sentimenti da un orizzonte più grande»
di Andrea Pedrinelli
Tratto da Avvenire del 30 settembre 2009
«Voglio crescere: nelle canzoni, ma soprattutto aggiustando i dolori del vivere. Grazie alla fede, la mia consolazione più grande». Paola Turci racconta così quello che definisce «punto di svolta». Ovvero, vent’anni dopo l’esordio e successi come B ambini, il primo capitolo di una trilogia di cd inediti: che la vede sempre più svincolata dalle major («Ma il mio obiettivo resta comunicare»), con l’esplicita voglia di dire oglio crescere: nelle solo cose che pesano.
L’album Attraversami il cuore (sette pezzi, più la cover di Dio come ti amo di Modugno) esce venerdì: figlio di un’ispirazione altalenante, contiene però un gioiellino (Sono io) e diversi spunti. Il nucleo – per la prima volta nella carriera della cantautrice romana – è l’amore, umano ed Assoluto: come in E intanto mi sorprendo o Piccola canzone d’amore. «È stato il regalo della fede che mi ha cambiata. Sono arrivata a Dio dopo un periodo di totale buio interiore, e solo ora che l’ho capito penso di saper davvero cantare i sentimenti oltre le ovvietà. Ho orizzonti diversi, vedo una logica superiore, e trovo parole nuove pure per dire del rapporto uomo-donna: anche quando fa male».
Molto nasce dal noto incidente d’auto del ’93, che ha portato la Turci a scrivere dell’esperienza d’ospedale in un libro (Con te accanto, a quattro mani con Eugenia Romanelli). «Quel fatto mi ha dato più di quanto mi abbia tolto. Mi ha indicato altri orizzonti, pure creativi. Nel libro racconto una complicità nata in corsia, interrogandosi sul senso della vita». Nel nuovo album della Turci si fa notare anche La mangiatrice di uomini, provocazione sulla donna-oggetto («Temo per le troppe ragazze che credono solo al talento della bellezza»); mentre in Sono io l’artista – che spesso ha cantato denunce – curiosamente definisce «luoghi comuni» i temi sociali. «Oggi sono a disagio con troppi ideali che non vedo vivere, come la democrazia. Ma nel secondo volume della trilogia tornerò a dare uno sguardo al mondo». E nel terzo? «Interpreterò scritture al femminile, dalla Consoli alla Mannoia, cui ho chiesto di fare l’autrice. Intanto continuo in tour: imparando ogni giorno, con una chitarra e un ballerino. Perché vede, quando debuttai a Sanremo feci scalpore: una ragazza con la chitarra! Ma non la suonavo bene. Ora che, libera dall’industria, vivo il mio mestiere come un’operaia ho invece imparato a suonarla. La uso per parlare alla gente, vi mescolo il mio essere autrice e interprete con l’accompagnare la danza. Una dimensione che spinge a guardare più in alto».