Dovevamo aspettarci che il discorso di Obama a favore della liberalizzazione delle ricerche in campo medico sulle cellule staminali avrebbe sortito i suoi effetti  anche da noi.

Oltretutto, nelle sue parole si è potuta misurare la differenza netta che separa l’Europa dagli Stati Uniti. In America tutto quanto appartiene all’etica o alla sua deriva si giustifica sempre con la fede. Nel vecchio continente, invece, scomodiamo ovunque la ragione, anche quando vogliamo spiegare l’inspiegabile. A non cambiare mai è, però, il disprezzo e l’ipocrisia. Benedetto Spinoza diceva che chi detesta “sente per qualcuno meno del giusto”. E l’ipocrisia unisce la dissimulazione alla vanagloria, tanto che il cocktail finale spinge a sottovalutare quanto si detesta, e a farlo fingendo di apprezzare e di elogiare. Un sentimento simile a questo ha ispirato pochi giorni fa Umberto Veronesi nel citare in un suo articolo, comparso su Repubblica, a difesa degli sperimenti eugenetici appena autorizzati alla Casa Bianca, perfino san Tommaso. Sì, proprio lui, il santo, il dottore della chiesa, il più eccelso teologo della cristianità, è stato portato da esempio di un’illuminata campagna a favore della scienza. Secondo Veronesi, Tommaso sarebbe perfino all’avanguardia rispetto ai cattolici d’oggi, avendo “identificato l’inizio della vita con l’inizio del pensiero, e dunque con il primo abbozzo di sistema nervoso”, e consentendo così moralmente l’uso scientifico della “materia prima umana” per scopi terapeutici. Quello che Tommaso nega, secondo lui, è la funesta equivalenza tra vita personale e “uovo femminile fecondato” che spinge gli attuali oscurantisti a considerare le cellule staminali umane e personali, e pertanto indisponibili all’uso pratico.

Chi? Tommaso? Ma non scherziamo! Certo, se l’attendibilità di Veronesi si basa sul suo modo d’interpretare correttamente il pensiero medievale, stiamo freschi. Egli, infatti, non è giusto per niente. Anzi, compie una manipolazione bella e buona. San Tommaso, in realtà, è stato il più coerente filosofo cristiano a proporre una considerazione sulla persona umana che in larga parte giustifica l’abiura etica alle attuali sperimentazioni deliranti, definendo la persona per la sola inerenza intrinseca alla specie umana, senza bisogno di altro. Ciò significa che per lui la specificità personale sta nel fatto stesso che esiste “un qualcuno” a partire dal concepimento individuale. E una persona è e rimane tale fino a quando la sua vita non esiste più, quando cioè è cessata del tutto la sua esistenza con la morte, cerebrale o meno che sia. Da quel momento in avanti la materia prima diviene materia comune e manipolabile. Prima mai.

La “forma sostanziale”
La proprietà specifica dell’essere umano, secondo Tommaso, non sta nelle abilità possedute – pensare, volere, ecc. – ma in quello specifico modo d’essere dell’uomo che si chiama “forma sostanziale”. Un essere umano è persona perché possiede singolarmente una dimensione materiale “unica” e “particolarissima”, la quale permette a un corpo di esistere in quel modo lì, acquisendo, pian piano e se tutto va bene, un grado di sviluppo che arriva fino al pensiero. Non si tratta d’aspetti marginali dell’antropologia tomista, e neanche di un’impostazione che gli ricava direttamente dalla fede cristiana, ma di una considerazione etica molto chiara e sistematica che punta a considerare primaria “l’unità della persona”, anima e corpo, temporale ed eterna, nell’unicità della sostanza. Non tutti i teologi cristiani della sua epoca la pensavano come lui. E tra gli oppositori vi erano anche eminenti dottori della chiesa e perfino santi. Val la pena notare di passaggio che Tommaso considerava talmente umano e personale il corpo da subire l’accusa di non riconoscere a sufficienza l’immortalità spirituale dell’anima. Altri tempi, ovviamente. Quello che conta, però, è che oggi come allora egli sarebbe convinto, esattamente come molti di noi, che la persona umana è sempre un fine e mai un mezzo, anche quando è costituita in nuce soltanto da poche cellule staminali. Gli elementi materiali, infatti, sono umani, e, dunque, indisponibili all’uso asservito a uno scopo della tecnica di laboratorio. E, benché si possa benissimo non essere tomisti, non si può imbrogliare e disprezzare la storia, facendo finta di elogiare un filosofo la cui eticità e la cui visione antropologica si oppongono a ogni uso della persona per la persona. Il contrario sì che è indegno, soprattutto per un uomo di cultura e di scienza come Veronesi.

di Benedetto Ippolito dal Foglio