di Antonio Carriero
Tratto da Avvenire del 15 dicembre 2010

Ci sono altri mondi oltre il nostro? O intelligenze diverse, se non addirittura superiori?

Sono alcune delle domande che rimbalzano appena spuntano gli Ufo o un satellite sbarca su pianeti lontanissimi. E se davvero queste realtà esistono, potrebbero aver vissuto un’esperienza entusiasmante e tormentata simile alla nostra con un Dio che si è incarnato, è morto ed è risorto? Questi interrogativi frullavano anche nella mente di un professore di letteratura inglese di Oxford, un certo Clive Staples Lewis, il «convertito più disperato e riluttante d’Inghilterra», come si era definito. «Supponiamo – dichiarò in un’intervista del 1950 – che ci sia una terra come Narnia. E che il Figlio di Dio diventi in questa un Leone, come è diventato un Uomo nel nostro mondo. Quindi immaginiamo cosa succede». La sua immaginazione ha, così, creato le avventure dei quattro fratelli Pevensie che ripercorrono i grandi temi della fede, non come in un «catechismo in briciole» ma attraverso una piacevole storia per bambini partendo dall’«immagine di un fauno, un fauno che porta un ombrello, una regina su una slitta e un magnifico leone». In un secondo tempo, i vari personaggi del fantasy sono stati letti secondo i canoni di una vera allegoria cristiana. Se nel «Leone, la strega e l’armadio» i lettori del romanzo e gli spettatori del film hanno assistito a una rivisitazione del mistero degli «ultimi giorni di Cristo», nel «Viaggio del veliero» si imbatteranno in altri temi religiosi, come la vita sacramentale della Chiesa. La storia narra di Edmund e Lucy, due dei fratelli Pevensie, che insieme allo spigoloso e irascibile cugino, Eustachio Scrubb, per magia vengono trasportati da un antico quadro appeso al muro su un veliero in mezzo al mare. Al timone ritrovano il valoroso Principe Caspian alla ricerca di 7 amici di suo padre, che erano stati precedentemente allontanati dal perfido zio, il re Miraz. Edmund e Lucy, attraverso una serie incredibile di peripezie vissute come ragazzi «umili e credenti», cercano di condurre il miscredente Eustachio sul grande «Veliero». Esso rappresenta «l’equipaggio» della Chiesa che lotta contro le seduzioni della Strega Bianca, la quale cerca di ostacolarli in tutti i modi. Il giovane Eustachio, per quanto caratterialmente difficile, dimostra come non sia facile essere pazienti, temperanti e comprensivi quando l’amore è lontano chilometri dal proprio cuore. Solo diventando più caritatevoli, il Signore (il Leone Aslan) corre in aiuto. Ed è proprio il Leone a guidare il ragazzo su un alto monte, metafora di Dio che conduce la persona pentita sul «monte» della sua sapienza, stimolando e spronando la sua anima a togliersi l’abito logoro del peccato – come la «pelle squamosa» di Eustachio, tramutato in drago a causa della sua cupidigia – e a vestirsi di abiti nuovi. Lewis, infine, con l’allusione al banchetto eucaristico, ricorda che avvicinarsi ad esso col cuore irato non fa raggiungere né la pacificazione e neppure la grazia dello Spirito Santo. Chi invece si riconcilia con Dio è invitato da un agnello a mangiare con lui del pesce arrostito in segno di comunione. Aslan infine rivela a Lucy due grandi segreti. Il primo: per raggiungere il «suo Regno bisogna attraversare un fiume, ma non c’è da temere perché egli è colui che costruisce il ponte» (cfr. Apocalisse 22, 1-2). Il secondo segreto è che il Leone è presente anche nel nostro mondo, con un nome diverso.