Dalla tragedia nucleare giapponese alla fusione del Dna di due ovociti fertilizzati
La tragedia nucleare giapponese in atto in queste ore invita alla riflessione – ancora una volta, per l’ennesima volta – sui limiti di una tecnoscienza che si rivolta contro i propri arroganti amministratori. Credere di poter padroneggiare l’uso di una fonte illimitata di energia si sta rivelando un’illusione pericolosa, e bisognerebbe approfittarne per interrogarsi anche su altri limiti violati.

“L’uomo non si illude più di conoscere i segreti della materia, ma sa di essere ugualmente in grado di sfruttarli su una scala che non aveva mai osato immaginare”, ha scritto in “Piccole apocalissi” (Raffaello Cortina) lo studioso di nuove tecnologie Carlo Formenti. La sua constatazione vale per l’ingegneria nucleare ma anche, a maggior ragione, per la manipolazione violenta del vivente, della quale si spacciano le applicazioni immediate e “benefiche” occultando l’incapacità di prevederne gli esiti.
Si va avanti, ciecamente. Come dimostra la notizia (una tra le tante) che dal prossimo anno, in Gran Bretagna, potrebbe essere autorizzato un trattamento che prevede la fusione del Dna di due ovociti fertilizzati, uno della madre e l’altro di una donatrice, per sostituire i mitocondri della prima, laddove predispongano ad alcune malattie genetiche. In questo modo il neonato erediterebbe materiale genetico da tre genitori, nella speranza di risultare indenne da certe patologie. Quel neonato, se mai vedrà la luce, non sarà altro che una cavia.

Nicoletta Tiliacos da Più Voce