In un mondo in movimento che modifica continuamente  il sistema di vita,  la società spesso ripiegata su se stessa, ancora non pone attenzione verso chi vive in difficoltà e sofferenza, ma ancor più in difetto sono le Istituzioni, che dovrebbero tener conto che “amministrare significa prevedere”.

Non si fermano i drammi procurati da menti psichicamente instabili, mentre si rinnovano quegli episodi di lucide follie che sembrano essere una prassi consolidata di “licenza di uccidere” dove questa volta, non ultima, un dichiarato folle ha scagliato in faccia al Presidente Berlusconi una statuetta, procurandogli delle ferite che avrebbero potuto devastargli il viso.

In questi casi bisogna capire un individuo va condannato, va curato in luoghi opportuni, oppure va rimandato a casa col brevetto di non colpevole a causa di una legge i cui confini restano ancora sconosciuti?

Questo ennesimo episodio definito “ raptus di follia”, è stato catalogato come “incapacità di intendere o volere”, un inghippo giuridico di facile applicazione nella commedia degli equivoci !

Da anni in Italia vige un velato silenzio sulle condizioni in cui “vivono” i malati mentali, ma ancor più le famiglie a causa di scarsità di strutture sanitarie e riabilitative in quasi tutte le Regioni , che non hanno saputo interpretare le esigenze e le necessità  delle famiglie e della società.

Non ci stanchiamo di citare una parola di elogio ai benemeriti Istituti Cattolici Religiosi, ( quali don Orione, don Guanella, Caritas diocesane o parrocchiali, per fare qualche esempio.) per la loro generosa ospitalità ed assistenza, peraltro essenziale, data la scarsa ricettività pubblica, perché per le famiglie il vero dramma è costituito, spesso, dalla solitudine in cui vengono a trovarsi.

E non ultima, anche una parola di elogio ai NAS dei Carabinieri ed alle Forze dell’Ordine, le cui azioni sono indirizzate alla tutela dei diritti e della dignità dei disabili, come è avvenuto fin’ora, svolgendo un’opera meritoria e di garanzia giuridica.

Al di là delle barriere architettoniche ed intellettive che offendono tutti, abili ed handicappati, questi “ostacoli” si ritorcono, anche, contro le Istituzioni che continuano a porre in atto disinteresse verso le famiglie provate dalla disabilità in qualche suo componente, che fatica a stare al passo o interloquire con un mondo che sembra sfuggire non solo al confronto, ma anche all’incontro del dialogo col mondo della sofferenza.

Le Istituzioni esperte di umanità e socialità,”non sentono, non vedono, non odono”!

Ed in questi frangenti restano dimenticati quanti drammaticamente “vivono” ora per ora, minuto per minuto con i loro malati, mentre è in pericolo la società civile.

La nostra speranza, che poi è quella di tutti, che le Istituzioni prestino attenzione preferenziale per chi è più debole ed indifeso, fondamentale esigenza per noi cristiani e sentimento di autentica umanità e solidarietà per i cittadini.

Ma quante statuette e quant’altro dobbiano ancor vedere volare in faccia a chicchessia, con danni a volte anche irriversibili ?

Il Governo ed il Parlamento si decidano una buona volta a sedersi attorno un tavolo per risolvere assieme a tanti altri problemi anche questo, che non è certamente ultimo in ordine di importanza.

Previte

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