COLOMBO, giovedì, 12 marzo 2009 (ZENIT.org).- Il Vescovo Thomas Savundaranayagam di Jaffna, nel nord dello Sri Lanka, ha scritto al Presidente del Paese avvertendo che più di 100.000 persone rischiano l’“annientamento totale” a meno che non venga attuata un’immediata evacuazione della zona, teatro degli scontri tra l’Esercito governativo e i ribelli Tamil (LTTE).

Affermando che il Governo e le forze ribelli si stanno preparando per “la battaglia finale”, il presule ha inviato un messaggio al Presidente Mahinda Rajapaksa chiedendo aiuti per la gente intrappolata nella zona di conflitto nel nord-est del Paese.

Il Vescovo ha inviato una copia della lettera all’associazione caritativa cattolica Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS), che in un comunicato inviato a ZENIT spiega come il testo esprima la preoccupazione del presule per la popolazione costretta in una “zona sicura” lunga sette miglia nel distretto costiero di Mulaithivu.

Sottolineando “la pericolosa situazione di annientamento totale dei civili nella zona franca”, il Vescovo scrive che “l’Esercito dello Sri Lanka e l’LTTE sono pronti a combattere la battaglia finale”.

“Visto che la situazione è estremamente pericolosa, chiediamo un’azione rapida e seria per far fronte alla necessità fondamentale di garantire la sicurezza dei civili”.

Il testo, inviato in copia anche al leader politico dell’LTTE, Balasingham Nadesan, chiede alle parti di cooperare per predisporre un piano di evacuazione via terra o via mare verso un’area sicura nei distretti di Kilinochchi e Mulaithivu.

Denunciando come finora le forze governative abbiano ignorato le sue “ripetute richieste di aprire un corridoio sicuro” perché la gente possa abbandonare la zona, il presule scrive che l’Esercito ha continuato a “usare armi pesanti come l’artiglieria e i mortai”.

Il Vescovo Savundaranaygam propone un piano di emergenza in cinque punti da implementare “il prima possibile” da entrambe le parti in collaborazione con gli osservatori delle Nazioni Unite e chiede un cessate il fuoco che permetta ai rappresentanti dell’ONU di indagare sulla situazione della regione e stilare un rapporto.

Allo stesso modo, sottolinea che la gente nella zona franca affronta una crisi umanitaria “con pochissimi alberi che possono fornire riparo dal sole cocente”, chiedendo anche l’aiuto della Programma Alimentare Mondiale.

Nei mesi scorsi, il Vescovo si è recato in incognito nella regione con aiuti alimentari finanziati da ACS (cfr. ZENIT, 20 gennaio 2009).

Il conflitto tra le forze governative e le Tigri Tamil è iniziato nel 1983. Nel 2002 è stato negoziato un cessate il fuoco che si pensava avrebbe portato a una pace duratura, ma nel gennaio 2008 il Governo ha annunciato il suo ritiro dalla tregua dopo un’escalation di violenza dal 2006.

La guerra ha provocato almeno 70.000 morti e centinaia di migliaia di sfollati.

Le Tigri Tamil, che lottano per una patria separata, sono state costrette dall’Esercito a riparare nel nord de Paese alla fine del 2008. Sembravano essere sull’orlo della sconfitta totale dopo che all’inizio di gennaio il Governo aveva conquistato Kilinochchi, il loro quartier generale amministrativo nel nord.