Comunicato del monastero di San Salvatore del Monte Irago

di Nieves San Martín

RABANAL DEL CAMINO, lunedì, 31 agosto 2009 (ZENIT.org).- Il 15 e il 16 agosto, durante la celebrazione dell’Eucaristia a Rabanal del Camino (León, Spagna), si sono verificati dei tumulti con lancio di insulti ai danni dei monaci tanto che è stato necessario l’intervento della Guardia Civil. I religiosi si sono quindi visti costretti ad abbandonare il paese.

Di fronte a questi fatti, la comunità di monaci benedettini di San Salvatore del Monte Irago ha reso pubblico un comunicato in cui afferma: “Deploriamo l’impiego della violenza fisica o morale come mezzo di risoluzione di qualsiasi conflitto”.

A causa della violenza del tumulto, i monaci sono stati richiamati alla loro Abbazia di Santa Otilia dal superiore, dopo aver messo a conoscenza le autorità ecclesiastiche competenti.

“Lamentiamo questa situazione che, di fatto, incide non solo sulle nostre parrocchie, ma anche sulle centinaia di pellegrini che ogni giorno sperano di trovare a Rabanal del Camino la presenza spirituale del monastero. Auspichiamo di poter riprendere il più presto possibile la nostra vita monastica e la pastorale ordinaria”, spiegano nella nota.

Il monastero di San Salvatore del Monte Irago si trova sul Cammino di Santiago.

Il comunicato ricorda anche l’opposizione espressa dalla Giunta di Rabanal del Camino e dal Comune di Santa Colomba de Somoza (da cui dipende Rabanal) di fronte al progetto di restauro della chiesa romanica di Nostra Signora dell’Assunzione, sottolineando che il tempio è stato dichiarato Bene di Interesse Culturale dalla Giunta di Castilla e León, e quindi la responsabilità dei lavori spetta solo alla Direzione Generale per il Patrimonio, così come quella della gestione urbanistica spetta alle autorità municipali di Santa Colomba de Somoza.

“Ci sembra dunque inadeguato voler imputare al monastero di San Salvatore qualsiasi responsabilità relativa a tali questioni”.

“I popoli del Cammino – spiegano – hanno accolto nel corso dei secoli i pellegrini che viaggiavano verso la tomba dell’Apostolo Giacomo. Purtroppo, in cambio, abbiamo vissuto a Rabanal una violenta protesta da parte di non più di cento persone, che per la stragrande maggioranza non sono membri della parrocchia cattolica”.

“Ciò ha provocato l’allontanamento dei monaci e la sospensione delle attività del monastero, che non solo assiste spiritualmente i fedeli che che risiedono abitualmente nel paese, ma che soprattutto ha orientato i suoi sforzi per accogliere molte migliaia di pellegrini che ogni anno hanno partecipato liberamente ai suoi servizi religiosi. Sono senz’altro loro le principali vittime di questa situazione deplorevole”.

“Nostro Signore, venerato a Rabanal come Cristo Benedetto, ci chiede di amarci e di perdonarci. In questo spirito, chiediamo scusa a quanti si possono essere sentiti offesi dalle nostre azioni, perdonando allo stesso tempo le offese che abbiamo ricevuto in questi giorni”.

“Speriamo che le autorità pubbliche assumano le proprie responsabilità e facciano ciò che è in loro potere per ristabilire una convivenza nella pace e nella giustizia”, termina il comunicato.

La Delegazione per i Mezzi di Comunicazione del Vescovado di Astorga ha emesso una nota il 21 agosto in cui afferma che “l’attacco contro la comunità monastica del Monte Irago è del tutto inaccettabile ed è sfacciato chiedere ai monaci di abbandonare il loro monastero”.

“E’ un privilegio avere in un paese una comunità monastica che offre celebrazioni liturgiche valorizzate dai cristiani del luogo e dei dintorni e dalle migliaia di pellegrini che passano per Rabanal recandosi a Santiago e partecipano a queste cerimonie”, ha aggiunto.

Per ulteriori informazioni: www.monteirago.org

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]