di Antonio Gaspari

ROMA, venerdì, 13 marzo 2009 (ZENIT.org).- “Desideriamo esprimere profonda gratitudine al Santo Padre per la sua ‘parola chiarificatrice’ in ordine alle polemiche, sorte in seguito alla revoca della scomunica a quattro Vescovi, consacrati nel 1988 senza mandato della Santa Sede”. Così inizia un comunicato diffuso dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), il 12 marzo.

La nota ricorda che “già pochi giorni dopo l’annuncio del provvedimento il Presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco, nella prolusione al Consiglio Episcopale Permanente del 26-28 gennaio 2009, aveva espresso l’apprezzamento dell’intero Episcopato italiano per tale atto di misericordia, manifestando al contempo il disappunto per le infondate e immotivate dichiarazioni di uno dei Vescovi interessati circa la Shoah”.

La CEI commenta che “ne è seguita, tuttavia, ‘una discussione di tale veemenza’, che ha distolto dalla preoccupazione di Benedetto XVI, rivolta unicamente alla causa dell’unità della Chiesa”.

Per questo – conclude la nota – “i Vescovi e le comunità ecclesiali che sono in Italia si stringono con affetto filiale al successore di Pietro e rinnovano l’impegno a “imparare sempre di nuovo l’uso giusto della libertà” e soprattutto “la priorità suprema: l’amore, secondo le accorate e persuasive parole del Santo Padre”.

Parole di conforto e sostegno anche da parte del Cardinale Vicario Agostino Vallini che, in rappresentanza di tutta la diocesi di Roma, ha ribadito al Pontefice la “vicinanza affettuosa e filiale” e “il sostegno della quotidiana preghiera”.

In merito alla lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica di Benedetto XVI, il Vicario di Roma ha scritto di essere rimasto “particolarmente toccato e commosso”.

“L’ho accolta – ha aggiunto – come una grande lezione di fede offerta a tutti noi dal Supremo Pastore, che antepone Cristo e il bene del suo gregge ad ogni altra umana considerazione, una lezione di amore e di servizio alla Chiesa”.

Il porporato ha fatto riferimento alle parole di Gesù a San Pietro, dopo la risurrezione: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro ? …In verità ti dico…., tenderai le mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi” (Gv. 21, 15.18), per spiegare che il “Pietro, di ieri e di oggi, spesso è chiamato a vivere il Suo singolare ministero in solitudine, nell’incomprensione e nella sofferenza”.

Secondo il Cardinale Vallini, “le ragioni a lungo meditate da Vostra Santità del ‘gesto discreto di misericordia’ verso i quattro Vescovi, nella paterna attesa che venga da loro corrisposto con i dovuti passi di piena riconciliazione, andavano accolte da tutti nella Chiesa, facendo giungere al Supremo Pastore il sostegno, il conforto e la condivisione nella comunione ecclesiale, anche quando potessero non esserne compresi tutti gli elementi di una complessa e dolorosa vicenda”.

Dopo aver ribadito che la Lettera del Papa “chiarisce bene gli aspetti disciplinari, dottrinali e pastorali che hanno condotto il Padre comune a questo sommesso gesto di una mano tesa” il porporato ha sottolineato che le decisioni del Papa “si accolgono con fede, si comprendono nelle loro alte motivazioni e si sostengono sempre”.

In un intervento pubblicato da “L’Osservatore Romano” il Cardinale Camillo Ruini descrive la lettera del Papa “un’autentica novità”, una “comunicazione personale che supera i limiti dell’ufficialità e si offre al lettore in maniera trasparente”.

“Se vogliamo trovare per questa lettera qualche analogia – ha precisato il Vicario generale emerito di Roma – dobbiamo pensare ad alcune lettere che, soprattutto nei primi secoli del cristianesimo, Vescovi di grandi sedi – in particolare i Vescovi di Roma – hanno inviato ai loro Confratelli sui problemi allora più preoccupanti”.

Circa le voci critiche secondo cui il Pontefice Benedetto XVI sarebbe solo ed isolato, venerdì 13 marzo intervenendo ad un convegno del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, il Cardinale Tarcisio Bertone, ha affermato che il “Papa non è solo” giacché tutti i suoi più vicini collaboratori “sono profondamente uniti a lui”.

Il Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca, monsignor Robert Zollitsch, che venerdì 13 marzo ha incontrato il Papa, ha detto alla “Radio Vaticana”: “Non mi è mai capitato di leggere uno scritto di un Papa così personale e così aperto. E questo mi piace molto”.

“E’ anche un segno della comunicazione – ha aggiunto –, un segno del fatto che il Papa stesso desidera entrare in colloquio con i Vescovi e spiegare a tutto il collegio episcopale quali sono state le ragioni che lo hanno spinto e come lui ha percepito tutta la situazione”.

“Lo ha fatto – ha rilevato monsignor Zollitsch – perché ha avuto la sensazione di non essere stato compreso a sufficienza riguardo allo scopo ultimo del suo agire. Mi piace il fatto che il Papa abbia espresso il tutto in modo così personale”.

Sempre alla Radio Vaticana il Cardinale André Vingt-Trois, Arcivescovo di Parigi, ha spiegato che “lo stile di questa lettera è veramente personale. Penso che il Papa sia stato sensibile, penso che sia stato colpito dalla reazione di alcuni cristiani perché egli ha percepito che per alcuni – come egli stesso ha detto – questa è stata l’occasione di riportare alla luce ferite antiche, rancori, dispiaceri”.

Secondo il porporato di Parigi “questo rapporto vivo tra la Sede di Pietro e le Chiese particolari è quello che forma il tessuto della vita della Chiesa; quindi, non ci si può meravigliare del fatto che questo tessuto sia vivo, che ci siano scambi sostanziali e ricchi tra il Papa ed i Vescovi: è l’essenza stessa del nostro rapporto!”.

L’episcopato austriaco, riunito nell’assemblea di primavera, hanno espresso in una nota “gratitudine nei confronti del Papa” ed hanno sottolineato l’attenzione pastorale di Benedetto XVI, che ha voluto spiegare con ampiezza le ragioni che lo hanno portato a revocare la scomunica ai presuli lefebvriani.

In merito ad altri episcopati la Radio Vaticana riporta che “i presuli inglesi sottolineano l’umiltà del Papa espressa in questo documento, mentre quelli belgi apprezzano lo spirito di riconciliazione che anima il Pontefice”.

Il Vescovo di Lugano, monsignor Pier Giacomo Grampa, intervistato dall’emittente vaticana ha affermato: “Abbiamo accolto questa lettera del Santo Padre con profonda commozione anche per i toni di umiltà, di fraternità che il Santo Padre dimostra. La lettera sottolinea uno stile di delicatezza”.

“L’auspicio – ha continuato – è che tale stile possa entrare nel governo ordinario della Chiesa. Rinnoviamo al Santo Padre la nostra solidarietà. Questa sua lettera è la riprova di quanto fossero ingiustificate le cattiverie rivolte infondatamente contro di lui, ma questo potrebbe anche rappresentare positivamente la riscoperta di dimensioni che ai più sfuggono di questo Papa”.