di Domenico Delle Foglie da Avvenire

La ricchezza e la prudenza evidenziate da Bankitalia

A dirla tutta, lo sospet­tavamo che fossero le famiglie il più grande salvadanaio italiano e che fossero loro la migliore assicurazione sulla vita per questo nostro malandato Paese dal debito pubblico gigantesco.

Lo sospettavamo perché se una pesantissima crisi economica globale si protrae per tre lunghissimi anni (2008/2010) senza drammatiche ripercussioni sociali, vuol dire che negli spazi intermedi della società qualcosa ha funzionato da ammortizzatore.

E quale miglior `luogo`, se non la famiglia, per rimodulare entrate e uscite, provvedere ai servizi di cura alla persona al minor costo, sostenere i giovani in attesa di lavoro e contenere l’area del disagio sociale? Le cifre sono sotto gli occhi di tutti e dimostrano che questa nostra Italia non è baciata dallo stellone, quanto piuttosto è figlia della sua antropologia di riferimento. Cioè di quella scelta profonda che ne fa una società di famiglie. Capaci, nell’arco di molte generazioni, di far leva sulla propria naturale propensione al risparmio unita alla prudenza nell’indebitamento.

Le cifre, accorpate e rilette di recente da Marco Fortis su il Sole 24ore

lasciano persino stupiti: l’Italia ha il più alto rapporto tra ricchezza finanziaria delle famiglie e Pil in Europa. Il che gli fa dire che «l’unico cavaliere bianco che in ultima istanza può venire in soccorso ai governi è lo stock di ricchezza finanziaria netta delle famiglie». Quindi, il debito sovrano deve giustamente preoccupare tutti, governanti e governati, ma deve essere gestito con lungimiranza. Senza cioè lanciare messaggi allarmanti ai mercati, tali da indurre a ulteriori strette creditizie internazionali. E senza deprimere eccessivamente i consumi interni. C’è poi un secondo dato, ancor più eloquente, sul fronte della saggezza delle famiglie italiane: con 21.800 dollari in media per adulto sono relativamente indebitate. Per lo più si tratta di mutui, «ben investiti in case che, diversamente da quelle di americani, irlandesi e spagnoli, non hanno perso valore». Una situazione di sostanziale stabilità viene confermata anche da Bankitalia che pure non nasconde un’area di sofferenza, calcolata in 31mila famiglie alle quali è stato sospeso, nel 2010, il pagamento della rata del mutuo. Si tratta, in particolare, di nuclei familiari meno abbienti, concentrati nel Mezzogiorno, composti prevalentemente da giovani e che hanno perso il posto di lavoro subordinato. Anche sul fronte finanziario – fa sapere Bankitalia – le famiglie hanno scelto una linea difensiva, convogliando le risorse disponibili su prodotti bancari a basso rischio e sul risparmio postale.

Un quadro, dunque, di tenuta, rispetto al quale non si deve abbassare la guardia. E che non deve valere come alibi per nessuno. Tanto meno per il governo e per le classi dirigenti del Paese. Piuttosto, dovrebbe servire da monito per interrogarsi sulle ragioni che fanno dell’italiano medio un prudente amministratore del reddito e del patrimonio familiare, mentre nei decenni che abbiamo alle spalle il denaro pubblico è stato in mille occasioni sperperato.

Del resto, non si può neanche affermare che tutta la ricchezza degli italiani provenga dall’evasione e dall’elusione fiscale. O dal meccanico e irresponsabile trasferimento di risorse dal pubblico al privato. O addirittura dalla corruzione.

Sarebbe ingenuo, quanto ingeneroso. La realtà sta lì a testimoniare che le famiglie ancora una volta tengono in piedi il Paese nei suoi fondamentali e forse meriterebbero un riconoscimento culturale e valoriale che tarda a venire. Anche se qualche ravvedimento affiora persino nei più radicali individualisti. Vedi un titolo apparso di recente su un grande quotidiano italiano, sempre ipercritico nei confronti della famiglia naturale: «Crisi.

L’anello forte è la famiglia».

Bentornati nel Paese reale.