Anche dopo questo Natale è tornato il solito meccanismo: si racconta solo una parte del magistero, per poi parlare addirittura di reticenza su Dio e di solo «moralismo»
di Giuseppe Versaldi
Tratto da Avvenire del 30 dicembre 2010

In un editoriale intitolato Le amnesie dei cattolici in politica apparso su ‘La Stampa’ del 28 dicembre, Gian Enrico Rusconi più che ai politici cattolici sferra un attacco alla gerarchia ecclesiastica con la consapevolezza di «dire cose sgradevoli». Come parte di questa gerarchia, in quanto vescovo di Alessandria, mi permetto una risposta che spero non sgradevole. Tralasciando volutamente ogni considerazione politica in senso stretto, mi pare che la tesi dell’articolista secondo cui da parte della gerarchia ecclesiastica ci sarebbe «un sostanziale impaccio comunicativo nei contenuti teologici» e una difesa di una «lobby dei valori» non negoziabili («vita, famiglia naturale e problemi bioetici») sia lontana dalla realtà dei fatti e piuttosto costruita ideologicamente. C’è infatti da considerare un paradosso nel trattamento che molti giornali riservano alla Chiesa: da una parte, c’è una censura costante su quanto insegna dal punto di vista dell’annuncio religioso per interessarsi solo dei risvolti che il magistero ha sulle vicende politiche; dall’altra, si rimprovera alla gerarchia una certa reticenza all’annuncio del Vangelo. Prova di questa contraddizione è la citazione che Rusconi fa di «un illustre prelato» che di fronte alla capanna di Betlemme, anziché annunciare il Salvatore, avrebbe solo difeso la «vera famiglia» in contrasto con altre forme di convivenza. Se avesse avuto la bontà di leggere quanto hanno predicato nel giorno di Natale alcuni tra i più rappresentativi vescovi italiani, forse avrebbe fatto un servizio migliore di verità per suoi lettori. Purtroppo, (a dimostrazione della suddetta censura) non ha potuto leggere tali resoconti sui giornali cosiddetti ‘laici’ o ‘indipendenti’, ma non credo che sarebbe stato fuori dalla sua professionalità leggere anche ‘Avvenire’ che riportava sintesi delle omelie dei vescovi di Genova, Torino, Venezia, Bologna, Palermo, Milano, Firenze e Napoli. Tutti parlano di Cristo come Salvatore di tutti gli uomini, che condivide le fragilità umane e di una Chiesa solidale con i poveri. Non c’è alcun tono moralistico e i contenuti teologici non sono affatto citati, come accusa l’articolista, «solo se sono funzionali alle raccomandazioni morali». In realtà, il rimprovero di trascurare la teologia per una morale incentrata solo sui «valori non negoziabili» rivela un rifiuto di vedere nel suo insieme il magistero della Chiesa. Si dimentica che non esiste solo la teologia dogmatica, ma  anche la teologia morale, che traduce in scelte concrete e coerenti le verità di fede. Da parte di molti questa connessione con la vita concreta e pubblica può dare fastidio e fa scattare la contraddizione in cui cade anche l’articolista il quale, da una parte vorrebbe confinare il magistero della Chiesa alla sola teologia dogmatica e dall’altra finisce per rimproverarla di non essere attenta alle questioni morali quali la lotta alle ineguaglianze sociali, il sostegno ai poveri, il non rassegnarsi a una società brutale e cinica.

Sarebbe più corretto da parte dei comunicatori sociali accogliere e diffondere il magistero così com’è nella realtà. Affermare che la Chiesa è interessata solo ad alcuni valori non negoziabili e «non altro», significa distorcere grossolanamente la realtà dei fatti che vede pastori e fedeli cattolici in prima linea per una solidarietà fondata sulla verità cristiana che gli uomini non sono solo simili, ma anche fratelli di un unico e misericordioso Padre. Se, invece, si vuole confondere la realtà dei fatti, allora, come fa Rusconi, si attribuisce alla gerarchia della Chiesa la strumentalizzazione della presenza del Crocifisso in luogo pubblico che alcune parti politiche fanno come arma anti­islamica, volendo di proposito dimenticare le ben diverse argomentazioni usate dal magistero a difesa proprio del valore universalistico del Cristo crocifisso. Il richiamo alla «maturità di un movimento di ispirazione religiosa» è sempre utile, ma non è inutile un richiamo anche alla correttezza dell’informazione circa la realtà di una Chiesa che ha fatto e fa grandi sforzi di rinnovamento e di purificazione, ma non può emendarsi anche da colpe che non ha.