I radicali attaccano il Comitato nazionale di Bioetica per il sì al riconoscimento del diritto dei farmacisti obiettori a non vendere la pillola del giorno dopo, il farmaco condannato dalla Chiesa. Negare la pillola, dicono, rappresenta un’interruzione del servizio pubblico
di Francesca Angeli
Tratto da Il Giornale dell’1 marzo 2011

Ancora una volta è scontro sulla pillola del giorno dopo. Il farmaco che va preso entro 72 ore dal rapporto per impedire l’ annidamento dell’ovulo nell’utero e che la Chiesa equipara ad una pillola abortiva. Proprio per questo Luisa Santolini (Udc) aveva sollecitato un parere del Cnb per chiarire se il farmacista può invocare l’obiezione dei coscienza (come il medico nei confronti dell’aborto) in questo caso per non vendere «prodotti farmaceutici per i quali non si può escludere la possibilità di un meccanismo di azione che porti alla eliminazione dell’embrione», sia pure non ancora annidato nell’utero materno.

Questo diritto va garantito secondo il Cnb, come spiega il vicepresidente del Comitato Lorenzo D’Avack. Anche non è stata raggiunta un’unanimità di opinioni, spiega, «è emersa una maggioranza a favore dell’obiezione di coscienza per i farmacisti». Tutti d’accordo nel Comitato invece sulla necessità di prevedere un sistema organizzativo che consenta comunque alla donna che ne faccia richiesta di ottenere la pillola del giorno dopo nel caso in cui effettivamente venisse riconosciuta la possibilità di obiezione di coscienza anche per i farmacisti. D’Avack spiega che lo stato deve prevedere «strumenti che consentano sempre e comunque alla donna di poter realizzare la propria richiesta farmacologica, perché la donna non riceva appunto un danno dal diritto di obiezione di coscienza eventualmente riconosciuto ai farmacisti».

Un punto sul quale Annarosa Racca, presidente di Federfarma, concorda. «Se in farmacia fosse presente un obiettore di coscienza – dice la Racca – allora nella stessa farmacia ci dovrà essere un altro farmacista non obiettore, perché le nostre strutture non solo svolgono un servizio fondamentale sul territorio ma sono anche un terminale del Servizio Sanitario Nazionale. E in quanto tale devono garantire un servizio, che è quello di dispensare tutti i farmaci che sono in commercio».

Contro la decisione del Cnb i radicali hanno promosso un sit di protesta. Il senatore radicale Marco Perduca, Annalisa Chirico (membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni) e alcuni altri dirigenti  radicali saranno davanti alla sede del Cnb a Roma per mettere sotto accusa quello che considerano un attacco alle libertà personali. «Non solo si tratta di una gravissima proposta di interruzione di pubblico servizio in un contesto come quello italiano dove manca totalmente l’informazione circa la contraccezione, ma si prefigura come vera e propria istigazione all’aborto», dice Perduca.

La Chirico invece respinge il «tentativo di attribuire un effetto abortivo a un contraccettivo d’emergenza come la pillola del giorno dopo, in contrasto con quanto sostenuto dalla comunità scientifica internazionale. Il governo dovrebbe decidersi ad abolire l’obbligo di ricetta medica per un contraccettivo». Richiesta ribadita pure dall’Associazione di consumatori Aduc che chiede la vendita libera per la pillola del giorno dopo.