“Non penso che si perderà altro tempo a fare ricerca sulle cellule staminali embrionali”. A dirlo non sono le agguerrite organizzazioni prolife ma il professor Ian Wilmut, padre della pecora Dolly e direttore dell’Mrc Center for Regenerative Medicine dell’Università di Edimburgo. Proprio il suo centro, insieme con l’Università di Toronto, ha appena annunciato una scoperta clamorosa, pubblicata sulla rivista Nature: è possibile ottenere cellule pluripotenziarie da tessuti adulti. Da cellule della pelle, per essere precisi.
Le cellule staminali – dette pluripotenziali perché in grado, se “riprogrammate”, di trasformarsi in qualsiasi altra cellula del corpo – rappresentano una speranza per molte malattie: potrebbero rimpiazzare organi danneggiati, curare lesioni al midollo spinale, trattare patologie come il Parkinson o il diabete. Il problema è che sinora, per ottenerle, si prendeva un embrione e lo si spezzettava per prelevare i pezzi utili. Per questo da anni molti scienziati lavorano per cercare di ottenere lo stesso tipo di cellula da un corpo adulto. Nel 2006 uno studio dell’Università di Kyoto era riuscito a riprogrammare delle cellule di topi adulti, ma per farlo aveva dovuto iniettare al loro interno dei “vettori virali” (ovvero dei virus) che trasportavano quattro fattori genetici. Questo metodo, però, non aveva mai potuto essere applicato agli esseri umani perché é cancerogeno. La nuova tecnica scoperta, invece, permette di rinunciare ai virus e di inserire i geni all’interno della cellula, che poi verranno rimossi. Il risultato, spiegano i ricercatori, è quello di ottenere cellule che possiedono esattamente le stesse potenzialità di quelle embrionali, con in più la certezza che non possano essere rigettate dal sistema immunitario del paziente perché contengono lo stesso Dna. E per ottenerle non c’è bisogno di sacrificare nessun embrione.
La scoperta arriva in un momento cruciale per l’amministrazione Obama, cui gli scienziati guardavano con ansia. In campagna elettorale il futuro presidente degli Stati Uniti aveva infatti promesso che avrebbe rimosso i limiti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Ora che quella ricerca è inutile, il presidente manterrà comunque la promessa?

di Valentina Fizzotti da il Foglio