Quindici anni fa il più atroce massacro del conflitto bosniaco
Tratto da L’Osservatore Romano dell’11 luglio 2010

Sarajevo, 10. Migliaia di persone stanno convergendo in queste ore a Srebrenica, la città simbolo  dell’orrore del conflitto in Bosnia ed Erzegovina della prima metà degli anni Novanta, la città dove si consumò quindici anni fa il più atroce massacro conosciuto dall’Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Furono almeno ottomila, infatti, le persone trucidate in questa enclave musulmana della Bosnia orientale a suo tempo dichiarata dall’Onu “zona protetta”, e che tra il 10 e l’11 luglio 1995 restò inerme di fronte all’offensiva delle milizie serbo-bosniache guidate da Ratko Mladic, tuttora ricercato dal Tribunale penale internazionale (Tpi) dell’Aja per l’ex Jugoslavia che lo ha incriminato per genocidio insieme con l’allora leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic, oggi invece assicurato al Tpi dopo molti anni di latitanza.

Da alcuni anni le celebrazioni dell’anniversario di Srebrenica si tengono nel sacrario di Potocari, a circa sei chilometri dalla città, dove riposano le spoglie di molte vittime della strage. Il sacrario fu costruito nell’ottobre del 2001, dopo una lunga resistenza da parte delle autorità della Repubblica serba di Bosnia, l’entità etnico culturale recepita insieme con la Federazione croato musulmana all’interno dello Stato unitario bosniaco internazionalmente riconosciuto in base agli accordi di Dayton del 1995.

Il luogo è quello dove migliaia di uomini di Srebrenica furono messi in fila e uccisi a raffiche di mitra centinaia alla volta, in giorni e giorni di mattanza. Fosse comuni sono state individuate anche a Cerska, in una piccola valle lungo la strada per Tuzla, piena di boschi fittissimi.

Furono catturati e uccisi anche quanti si erano rifugiati nella base – proprio a Potocari – dei caschi blu olandesi dell’Onu, che avevano a lungo e invano chiesto l’intervento della Nato e il cui comportamento è stato comunque duramente censurato da una commissione d’inchiesta del Parlamento olandese. Verso la base di Potocari si era diretta in massa la popolazione di Srebrenica nella notte tra il 10 e l’11 luglio. In un primo momento vennero lasciate entrare circa seimila persone, mentre altre migliaia arrivate più tardi non ebbero accesso. Il 12 luglio mattina, mentre era ancora in corso un incontro a Bratunac tra Mladic e una delegazione dell’Onu per trattare lo sgombero della base, le forze serbo-bosniache la circondarono e dal pomeriggio, mentre i caschi blu si ritiravano, cominciarono a separare e a deportare le donne e a uccidere uomini e ragazzi.