Benedetto XVI ha espresso all’Angelus del 26 dicembre “grande tristezza” per gli uccisi a Maiduguri, nel Nordest della Nigeria, e per l’attentato nell’isola di Jolo, dove una bomba, esplosa sul tetto di una chiesa cattolica, ha ferito diversi fedeli e il celebrante. “La terra – ha dolorosamente  commentato il Papa – si è macchiata ancora di sangue”. Anche il messaggio natalizio, pronunciato il 25 dalla Loggia di San Pietro, è stato caratterizzato da un forte appello per la pace, violata in Medio Oriente, in Iraq e tante altre aree del mondo, e dalle parole di incoraggiamento indirizzate ai cristiani perseguitati, in particoliare in Cina. Il Papa ha sottolineato che il Natale “è motivo di speranza per tutti coloro la cui dignità è offesa e violata, perche’ Colui che è nato a Betlemme è venuto a liberare l’uomo dalla radice di ogni schiavitu’”. “La luce del Natale – ha invocato – risplenda nuovamente in quella Terra dove Gesù è nato e ispiri israeliani e palestinesi nel ricercare una convivenza giusta e pacifica. L’annuncio consolante della venuta dell’Emmanuele lenisca il dolore e consoli nelle prove le care comunità cristiane in Iraq e intutto il Medio Oriente, donando loro conforto e speranza per il futuro ed animando i responsabili delle Nazioni a una fattiva solidarietà verso di esse”. “Ciò – ha proseguito – avvenga anche in favore di coloro che ad Haiti soffrono ancora per leconseguenze del devastante terremoto e della recente epidemiadi colera”. Va ricordato altresì che già nell’omelia della Messa della mezzanotte di Natale, il Papa aveva denunciato che nel mondo di oggi ci sono ancora troppe violenze e ingiustizie ai danni dei più deboli. “Gli aguzzini – aveva detto – persistono, i passi dei soldati risuonano e vediamo ancora vesti macchiate di sangue”. Una immagine che si è rivelata purtroppo profetica, anticipando quanto sarebbe successo nelle ore successive in Nigeria e nelle Filippine.

Tema principale dell’Angelus, è stato la famiglia, in relazione alla liturgia del giorno. Più che tanti regali e segni del benessere, ai bimbi servono un padre e una madre e il calore di una famiglia: lì troveranno la “sicurezza” che “nella crescita permette la scoperta del senso della vita”. Il Papa ha mosso la sua riflessione dalla nascita povera di Gesù, in una stalla, circondato da pochissime cose ma dall’affetto del papà e della mamma. “La nascita di ogni bambino – ha rilevato il Papa contemplando la grotta di Betlemme – porta con sé qualcosa di questo mistero! … In effetti, gli esseri umani – ha
rilevato – vivono la procreazione non come mero atto  riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il ’segno’ per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli”. “Quant’è importante, allora, – ha aggiunto – che ogni bambino, venendo al
mondo, sia accolto dal calore di una famiglia! Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l’amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati”. “La vita non fu facile neppure per la famiglia di Gesu”, ha osservato il Papa, ma Maria e Giuseppe non si scoraggiarono, coltivarono l’amore e andarono avanti, e questo è un insegnamento per le famiglie di oggi: “La santa Famiglia di
Nazareth ha attraversato molte prove, come quella della ’strage degli innocenti’, che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto. Ma, – ha rilevato il Pontefice – confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena e una solida educazione”.
Rileva quindi il Papa che “la santa Famiglia è certamente singolare e irripetibile, ma al tempo stesso è ’modello di vita’ per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana, e così facendo l’ha benedetta e consacrata. Affidiamo pertanto – ha concluso – alla Madonna e a san Giuseppe tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l’amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell’educazione”.

Dopo l’Angelus, il Papa ha pranzato con circa 350 senza tetto, assistiti a Roma dalle suore di Madre Teresa. “Cari amici, sappiate che il Papa vi vuole bene, vi porta nel cuore, vi raccoglie tutti in un abbraccio paterno e prega per voi”. Il Pontefice ha aggiunto: “grazie per aver voluto condividere la gioia di questi giorni di festa” e ha sottolineato di essere “molto contento” di aver potuto “vivere insieme questo momento fraterno”.

da Avvenire