Buenos Aires, 14. Oltre duecentomila persone hanno manifestato martedì sera di fronte al Congresso argentino a Buenos Aires, e anche in diverse città del Paese, contro un progetto di legge che potrebbe rendere possibili i matrimoni tra persone dello stesso sesso in Argentina. Una mobilitazione storica che ha visto la partecipazione di diverse realtà del Paese.

Dopo il sì già ottenuto alla Camera dei Deputati, oggi, mercoledì, è chiamato a esprimersi in merito il Senato.
“Vogliamo un papà e una mamma”, “Viva la famiglia”, “Noi diciamo sì alla vera famiglia” si leggeva sui cartelli dei manifestanti, che hanno risposto a un appello della Chiesa cattolica a scendere in piazza per difendere il matrimonio tra un uomo e una donna e la famiglia. Gli organizzatori hanno sottolineato la natura pacifica della manifestazione. Uno dei momenti più commoventi è stato quando al centro della piazza è stata posta la bandiera dell’Argentina ed è stato recitato anche il Rosario.
Il presidente, Cristina Fernandez, ha promesso di non porre il veto, se il testo approvato arriverà al suo tavolo. La nuova normativa, cui si oppongono con estremo vigore la Chiesa cattolica e altri gruppi religiosi, potrebbe spianare la strada anche alle adozioni per le coppie dello stesso sesso. L’Argentina è il primo Paese sudamericano che discute una legge sulle nozze omosessuali. Al grido di “i bambini hanno diritto a una madre e a un padre”, migliaia di manifestanti hanno cercato di convincere i settantadue senatori a fermare questo disegno di legge.
Martedì, le scuole e le università cattoliche sono rimaste chiuse per favorire agli studenti la partecipazione alla manifestazione.
Secondo la stampa locale, per evitare un dibattito troppo acceso che rischia di spaccare in due il Paese, è probabile che alla Camera dei Deputati si arrivi a una revisione del progetto di legge facendo una sorta di compromesso. Si tratterebbe cioè di arrivare a un consenso su unione civile, ma senza possibilità di adozione. È quest’ultimo infatti il tema più scottante, contro cui la Chiesa in Argentina si è espressa in modo deciso. I vescovi hanno ribadito più volte che “l’unione di persone dello stesso sesso non possiede elementi biologici e antropologici che sono propri del matrimonio e della famiglia. In questo tipo di unione manca la dimensione coniugale e l’apertura alla trasmissione della vita”.
Un pressante invito alla partecipazione lo aveva rivolto nei giorni scorsi il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires e primate d’Argentina, sottolineando l’importanza della presenza alla manifestazione di vari sindacati, organizzazioni sociali, movimenti della Chiesa e organismi laici diocesani. Su suggerimento del porporato, domenica scorsa è stata letta in tutte le chiese del Paese la dichiarazione della Conferenza episcopale argentina intitolata:  “Sul bene inalterabile del matrimonio e della famiglia”.
Intanto, l’arcivescovo di Córdoba, monsignor José Carlos Ñañez, ha sospeso il sacerdote José Nicolás Alessio per la sua posizione pubblica a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

(©L’Osservatore Romano – 15 luglio 2010)