A rischio le libertà fondamentali dell’uomo

di padre John Flynn, L.C.

ROMA, domenica, 15 marzo 2009 (ZENIT.org).- Cercare di assicurare la tutela dei diritti umani continua ad essere un problema spinoso, come confermato da alcuni eventi recenti. Il 4 marzo scorso, il Tribunale Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto per il Presidente del Sudan, Omar Hassan al-Bashir.

Il leader sudanese è accusato dell’uccisione di decine di migliaia di persone nella regione del Darfur negli ultimi anni.

Bashir ha reagito espellendo molte organizzazioni umanitarie straniere che forniscono assistenza ai rifugiati, stimati in più di un milione nel Darfur, secondo un articolo apparso sul Washington Post il 5 marzo.

Su un versante opposto, in Canada i tribunali per i diritti umani sono accusati di essere impazziti. Margaret Wente, opinionista del quotidiano canadese Globe and Mail, ha descritto in un articolo apparso il 3 marzo il caso di John Fulton, proprietario di una palestra a St. Catharines, nell’Ontario.

Fulton, che gestisce una struttura per sole donne, rischia pesanti spese giudiziarie per difendersi da una denuncia, presentata dinanzi alla Commissione per i diritti umani dell’Ontario, per aver respinto la richiesta di iscrizione di un uomo “transessuale pre-operazione”.

Wente ha spiegato che, mentre le persone che fanno denuncia hanno diritto al rimborso pubblico delle spese giudiziarie, chi si deve difendere rischia di dover sostenere costi che possono arrivare anche a 100.000 dollari.

Quello della palestra non è un caso isolato, secondo Wente, e ricorsi futili di questo tipo rappresentano un pesante fardello per l’economia canadese.

In Australia lo scorso anno il Governo federale ha istituito una commissione d’inchiesta per vedere se il Paese ha bisogno di una carta dei diritti. Il presidente della commissione, il sacerdote gesuita Frank Brennan, ha segnalato di recente l’esistenza di un “fervore evangelico” nella comunità legale in favore di una carta dei diritti, secondo quanto riferito da un articolo pubblicato sul quotidiano Australian il 27 febbraio.

Padre Brennan ha dichiarato che non esistono prove a dimostrazione che le due carte che già esistono nello Stato di Victoria e nell’Australian Capital Territory abbiano in qualche modo migliorato le condizioni di tutela dei diritti.

Secondo l’articolo, egli avrebbe avvisato che il modello del Victoria sarebbe “uno strumento per veicolare un programma fazioso di centro-sinistra, uno strumento che verrebbe disconosciuto o opportunamente reinterpretato in caso dovesse affermare diritti che non rientrano nel programma”.

Rapporto USA sui diritti umani

Il 25 febbraio il Dipartimento di Stato USA ha pubblicato il suo rapporto per l’anno 2008 sui diritti umani nel mondo. Il rapporto viene presentato ogni anno al Congresso e fornisce una panoramica sul rispetto dei diritti umani da parte dei diversi Paesi.

Per quanto riguarda il Sudan, che ha fatto notizia per il mandato d’arresto emanato contro il Presidente, il rapporto osserva che il conflitto nel Darfur è entrato nel 2008 nel suo quinto anno e che, secondo i dati forniti dalle Nazioni Unite, ha costretto quasi 3 milioni di persone ad abbandonare la propria casa.

Nel corso degli anni le forze governative hanno bombardato villaggi, ucciso persone e collaborato con le milizie per radere al suolo le cittadine, secondo il Dipartimento di Stato. Il Governo, inoltre, ha sistematicamente ostacolato il lavoro delle organizzazioni umanitarie.

Anche lo Zimbabwe figura tra i Paesi messi in evidenza dal rapporto, che definisce il Governo “illegittimo”, accusandolo di “sistematici abusi dei diritti umani”.

“La società civile e le organizzazioni umanitarie sono state bersagliate dai gruppi governativi e miliziani, per ostacolare il loro lavoro a tutela dei diritti dei cittadini e la fornitura di assistenza umanitaria primaria”, afferma la relazione.

Il Dipartimento di Stato ha anche accusato il regime del Presidente Robert Mugabe di aver manipolato i processi politici attraverso la violenza, la corruzione e i brogli elettorali.

In Asia, le statistiche sui diritti umani in Cina “continuano ad essere deludenti e in alcune aree sono peggiorate”, constata il rapporto. L’elenco degli abusi perpetrati è lungo: limitazioni della libertà di parola e della libertà di stampa, uccisioni e torture senza previo processo, estorsione di confessioni dai prigionieri, uso del lavoro forzato.

Il Dipartimento di Stato ha anche accusato il Governo cinese di aver aumentato gli arresti e la persecuzione dei dissidenti, di coloro che si appellano alla giustizia, di chi difende i diritti umani e degli avvocati loro difensori.

Di fatto, complessivamente nel 2008, che avrebbe dovuto essere un anno esemplare per il Governo per via delle Olimpiadi di Pechino, il rispetto dei diritti umani in Cina è peggiorato, soprattutto per le repressioni delle minoranze etniche nella regione autonoma dello Xinjiang Uighur e nel Tibet.

Anche il Vietnam è stato oggetto di critiche. Il rapporto osserva che nel Paese esistono restrizioni sulle attività politiche e i gruppi di opposizione godono di scarsa libertà. Gli individui vengono arbitrariamente arrestati e non esiste il diritto a un giusto processo.

Le autorità continuano inoltre a limitare la libertà d’espressione, sia delle persone che della stampa. Le organizzazioni indipendenti per i diritti umani sono vietate e il Governo limita i diritti dei lavoratori.

Peggioramenti

Passando all’Europa, il Dipartimento di Stato osserva che in diversi Paesi ex sovietici i precedenti miglioramenti in termini di diritti umani e democrazia si sono rovesciati, mentre si sono mantenute le tendenze verso forme più autoritarie.

In particolare, il rapporto afferma che durante il conflitto iniziato nell’agosto scorso nell’enclave separatista georgiana dell’Ossezia del Sud le operazioni militari delle forze della Georgia e della Russia sono state caratterizzate da un uso indiscriminato della forza, provocando morti tra la popolazione civile.

In molti Paesi di questa regione, prosegue il rapporto, i Governi continuano ad impedire la libertà di stampa. In Russia, ad esempio, alcuni giornalisti sono stati uccisi o brutalmente aggrediti nel corso del 2008, mentre in Bielorussia il presidente Lukashenko ha firmato una nuova legge sui media che restringe ulteriormente la libertà di stampa.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, il Dipartimento di Stato ha rilevato che nel corso dell’anno in Egitto vi è stato un peggioramento nel rispetto da parte del Governo delle libertà di parola, di stampa, di associazione e di religione.

Sull’Iran, il rapporto accusa il Governo di intensificare la sua campagna di intimidazione contro i riformisti, gli accademici, i giornalisti e i dissidenti, attraverso strumenti come la detenzione, la tortura e i processi segreti.

Occupandosi dell’America, il Dipartimento di Stato ha rilevato che a Cuba si è osservato un aumento della repressione delle libertà di parola e di assemblea. Il Governo cubano ha anche aumentato il ricorso alla detenzione di breve durata senza imputazioni come mezzo di intimidazione contro gli attivisti.

Per quanto riguarda il Venezuela, il rapporto osserva che nel corso del 2008 l’Assemblea nazionale ha approvato 26 leggi che riducono i poteri dei rappresentanti eletti e promuovono la centralizzazione del potere.

Il Governo ha anche dichiarato non candidabili 272 persone nell’ambito delle elezioni municipali e governatoriali, attirando su di sé le critiche della comunità internazionale. La maggioranza degli esclusi era infatti rappresentata da candidati di opposizione.

In Venezuela sono state formulate numerose minacce contro la libertà di espressione. I dirigenti del Governo hanno pubblicamente operato vessazioni e intimidazioni contro emittenti e giornalisti indipendenti sui media di proprietà dello Stato.

Diritti religiosi

Il rispetto dei diritti umani comprende anche la tutela della libertà religiosa, come ricordato dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) in un comunicato stampa del 4 marzo.

L’OSCE ha tenuto di recente un congresso dedicato al tema dell’intolleranza e della discriminazione contro i cristiani, in cui il primo incontro si è incentrato specificamente sull’argomento.

“Ciò che è emerso chiaramente da questo incontro è che l’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani si manifestano in diverse forme in tutto il territorio dei Paesi dell’OSCE”, ha affermato l’ambasciatore Janez Lenarcic, direttore dell’Ufficio OSCE per le istituzioni democratiche e i diritti umani, che ha organizzato l’incontro.

I partecipanti hanno anche evidenziato il quadro inesatto dell’identità e dei valori dei cristiani che emerge nei media e nel dibattito politico e che porta ad incomprensioni e a pregiudizi, spiega il comunicato stampa.

Sono passati solo 60 anni da quel 10 dicembre del 1948 in cui l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Allora come adesso, la necessità di proteggere le fondamentali libertà dell’uomo rappresenta un’urgenza imprescindibile.