Un Arcivescovo brasiliano esorta a denunciare la cultura abortista

BELO HORIZONTE, lunedì, 16 marzo 2009 (ZENIT.org).- L’Arcivescovo di Belo Horizonte (Minas Gerais), monsignor Walmor Oliveira de Azevedo, mette in guardia contro il “terribile veleno” del relativismo che intossica la società e chiede di denunciare “coraggiosamente” la cultura abortista.

“Il relativismo etico che fermenta nella cultura contemporanea sta soppiantando il senso inviolabile nel modo di considerare la vita umana”, afferma il presule in un articolo inviato a ZENIT.

Per questo, osserva, “l’orizzonte è purtroppo popolato da avvenimenti barbari come lo stupro di bambini, qualsiasi tipo di sfruttamento sessuale, violenze orribili e l”abominio della desolazione’ della cultura abortista che tiene conto delle considerazioni e delle procedure presenti nella società”.

L’Arcivescovo spiega che il “risultato nefasto” del “relativismo che regna incontrastato” è che “lo stesso ‘diritto’ smette di esserlo, perché non è più fondato solidamente sull’inviolabile dignità della persona, ma è soggetto alla volontà del più forte”.

“In questo modo e per discredito delle sue regole, la democrazia cammina sulla via di un sostanziale totalitarismo”.

“Lo Stato smette di essere la ‘casa comune’, dove tutti possono vivere secondo principi di sostanziale uguaglianza – afferma –, e si trasforma in uno Stato tiranno, che presume di poter disporre della vita dei più deboli e indifesi, dal bambino non ancora nato all’anziano, in nome di un’utilità pubblica che, in realtà, non è altro che l’interesse di alcuni”.

“Quando una maggioranza parlamentare o sociale decreta la legittimità dell’eliminazione, anche a certe condizioni, della vita umana ancora non nata, forse non assume una decisione ‘tirannica’ contro l’essere umano più debole e indifeso?”, chiede.

L’Arcivescovo ritiene necessario “denunciare coraggiosamente la cultura abortista”. “La società deve prendere coscienza del fatto che il veleno del relativismo è grave quanto altri veleni che corrodono il tessuto di una società giusta e solidale”.

Secondo il presule, bisogna “ricomporre la coscienza diluita dal relativismo con il recupero di valori e con il confronto con le pene dovute per la correzione di casi e situazioni”.

“Questa idea guida il cuore del discepolo di Gesù Cristo e indica la via perduta che l’umanità di questo terzo millennio deve ritrovare”.

“Il riferimento insostituibile è: la vita è un dono gratuito di Dio, dono e compito di cui dobbiamo aver cura in tutte le sue tappe, dalla fecondazione alla morte naturale, senza relativismi. Solo con questo impegno e per questa via si genererà la nuova cultura della vita”, conclude infine.