Tra le mie letture estive mi ha colpito un servizio apparso sul mensile 30Giorni, n.4 2010, una conversazione del vicedirettore Giovanni Cubeddu con il ministro degli esteri della repubblica di Turchia, Ahmet Davutoglu, per ricordare il cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Santa Sede. Il politico turco  un mese prima dell’uccisione di monsignor Padovese, esalta la democraticità del suo Paese proprio perchè musulmano, e aprendo una finestra sulla storia della Turchia, ricorda che ha accolto diverse civiltà, essendo geograficamente al centro tra l’Europa e l’Asia centrale.

Davutoglu fa l’elogio della società ottomana dove coabitano culture diverse tra loro. “A differenza di numerosi centri europei e asiatici, ad esempio, le città turche in Anatolia o i Balcani sono sempre stati multiculturali; in molte città turche si incontrano moschee, chiese, sinagoghe una accanto all’altra. Questo no si riscontra nell’Europa occidentale o centrale”. Ecco l’esponente politico turco è convinto che la società turca ha questo background multiculturale. E afferma che nelle società musulmane non esiste un problema di tolleranza, soprattutto in quella turca. E’ un errore di percezione quello di considerare le società musulmane intolleranti. La nostra tradizione è stata sempre multiculturale, la democrazia in Turchia è radicata nella società, a questo proposito il ministro fa alcuni esempi, già nel 1820 in Turchia si votava e nel 1930, le donne avevano diritto al voto, mentre in Europa ancora bisognava aspettare. Pertanto secondo Davutoglu, “nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a identificare i musulmani in generale o i turchi in particolare con una cultura del regime autoritario, o con una cultura dell’uniformità o dell’intolleranza. E’ vero l’opposto: la nostra storia è una storia della tolleranza”. Dovremmo chiederlo al popolo armeno che è stato decimato dai turchi agli inizi del secolo scorso.

Il ministro sottolinea che perfino gli ebrei nel 1492 scacciati dalla Spagna sono stati accolti in Turchia e potrebbe offrire molti esempi di come il suo Paese è stato un approdo sicuro per molti uomini e donne provenienti dall’Europa. Questa è la nostra prospettiva: stiamo difendendo una cultura della tolleranza, dei diritti umani, del rispetto della multiculturalità, del rispetto delle differenti culture e religioni.

Il ministro originario di Konya in Anatolia, territorio dove è stato massacrato il vescovo cappuccino monsignor Padovese, ricorda un filosofo, Gialal al-Din Rumi che nel XIII secolo poteva dire che chiunque credente o non credente venendo in Anatolia, “Tu non dovresti essere senza speranza, dovresti venire qui, chiunque tu sia”.

Il ministro puntualizza che le sue parole non vogliono condannare l’Europa, ma anche qui secondo lui, bisogna cambiare idea:“la cultura dell’Anatolia è cultura di tolleranza, d’armonia e di mutuo rispetto e oggi a noi turchi non sembra assolutamente paradossale essere nello stesso tempo buoni musulmani e buoni democratici”. Forse monsignor Luigi Padovese non la pensa così.

Bene a questa conversazione sarebbe interessante proporre, “La via crucis dei cristiani turchi”, cronologia dei principali episodi di violenza a danno dei fedeli, dall’omicidio di don Santoro a oggi, pubblicata dal giornale online Missiononline.org il 5 giugno scorso, due giorni dopo l’uccisione del vescovo milanese.

Negli ultimi anni la Chiesa cattolica in Turchia è stata sottoposta ripetutamente a minacce e violenze. Ma anche ortodossi e protestanti hanno subito discriminazioni, aggressioni e soprusi. Di seguito offriamo un breve riepilogo dei fatti, che danno l’idea di una lunga via crucis. Di più: un ecumenismo della sofferenza quotidiana.
2006
5 febbraio. A Trabzon (Trebisonda), sul Mar Nero, viene ucciso il fidei donum romano don Andrea Santoro, 60 anni.
9 febbraio. Il francescano sloveno Martin Kmetec viene aggredito nella sua parrocchia a Smirne da un gruppo di giovani al grido di “Vi faremo morire tutti”.
11 marzo. Un uomo armato di coltello entra nella parrocchia di Mersin dove minaccia di morte il cappuccino italiano Roberto Ferrari.
3 luglio. Un prete francese di 70 anni, padre Pierre Brunissen, viene ferito a coltellate da uno schizofrenico (secondo altre versioni da tossicodipendenti), in una strada di Samsun: era stato lui a riaprire, il 5 marzo, la chiesa di Santa Maria dove era parroco don Santoro.
2007

19 gennaio. Il giornalista armeno Hrant Dink viene ucciso a Istanbul. Per aver pubblicato documenti relativi al genocidio degli Armeni del 1916.
18 aprile. Il missionario tedesco Tilmann Geske, 46 anni, e due convertiti turchi Necati Aydin (35) e Ugur Yuksel (32), tutti cristiani evangelici, vengono sgozzati nella sede della casa editrice Zirve a Malatya, dove si stampavano Bibbie in lingua turca. Gli assassini sono giovani ultra-nazionalisti.
Settembre. Scoppiano polemiche all’uscita della canzone “Non fate alcun piano” cantata dal popolare cantante turco Ismail Turut e scritta da Ozan Arif, poeta molto apprezzato dagli ultranazionalisti. “Smettete di suonare le campane” dice la canzone e sul video appare il volto di don Andrea Santoro; poco più oltre, alle parole “se qualcuno svende la nostra patria, morirà” appare il corpo di Hrant Dink, il giornalista armeno ucciso.
Novembre. Viene avviata, senza preavviso, la demolizione la cappella, del XVII secolo, dedicata alla Trasfigurazione del Signore situata di fronte alla scuola Teologica di Halki. Solo le proteste immediate del priore e del metropolita Meliton permettono che l’edifico non venga completamente distrutto. Atti vandalici anche contro una chiesa a Kadikoy, l’antica Calcedonia.
16 dicembre. Padre Adriano Franchini, cappuccino di 65 anni, da 27 in Turchia, viene aggredito da un giovane, forse psicolabile.
31 dicembre. Un ventenne cerca di incendiare la chiesa protestante di San Paolo ad Antalya e uccidere il pastore Ramazan Arkan. Fortunatamente la polizia sventa l’attentato.
2008
Luglio. Polemiche a Trabzon per un centro commerciale la cui struttura comprende un faro a forma di croce. La città è tristemente nota per essere il luogo dell’assassinio di don Santoro e quello dove è stato preparato l’omicidio del giornalista armeno Dink.
Agosto. Alcuni leader musulmani intentano un processo contro il monastero di Mor Gabriel, accusando i monaci di proselitismo e sostenendo (a torto) che il monastero si erge su un’antica moschea.
2009

Settembre. A Istanbul vengono profanate una novantina di tombe in un cimitero nei pressi di un antico monastero ortodosso. La stampa locale ignora l’episodio.
Dicembre. Scoppia la polemica dopo la scoperta che la sede del Segretariato per l’ingresso della Turchia nell’Unione europea si trova in un edificio sequestrato alla comunità cristiana ortodossa negli anni Novanta. L’edificio è a Istanbul, nella notissima località Ortakoy. Prima della confisca era adibito a scuola elementare per i ragazzi della fiorente comunità ortodossa di Ortakoy. Imbarazzo nel governo di Erdogan.

2010

Giugno. Giovedì 3 giugno mons. Luigi Padovese, vicario apostolico della Turchia, viene assassinato a Iskenderun. L’omicida, il suo autista, confessa.

DOMENICO BONVEGNA

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