Lo chiede il Consolato africano a giovane vicentino • È un dramma per tante coppie miste. Ma la richiesta non ha luogo se a sposare un’italiana è un uomo islamico
di Lucia Bellaspiga
Tratto da Avvenire del 2 marzo 2011

Veneto, profondo Nord d’Italia. Andrea Gaz­zabin, cuoco di 38 anni, da due è innamora­to di Iman, 28, ragazza marocchina cono­sciuta in Spagna, odontotecnica che parla sei lin­gue. Un amore che doveva in questi giorni sfociare nel matrimonio civile da cele­brarsi a Vicenza. Se non che… «prima si deve convertire all’i­slam», si è sentito dire a Verona, quando ha chiesto al Consolato marocchino il nulla osta neces­sario alle nozze. «Pensavo si trat­tasse di una burla», si sfoga il gio­vane, e con lui la fidanzata ma­rocchina, che a 18 anni aveva la­sciato il suo Paese proprio per raggiungere la sua au­tonomia: «Sono molto arrabbiata, è un’ingiustizia». Ma andiamo con ordine: a richiedere il nulla osta, quando il matrimonio di un cittadino italiano av­viene con uno straniero, è il Codice civile italiano (articolo 116), per avere garanzia che a quelle noz­ze nulla, appunto, sia di ostacolo. Una procedura corretta e civile, ma alla quale le autorità islamiche rispondono con una sorta di ricatto: concedono al­la propria cittadina il nulla osta al matrimonio in ter­ra italiana, purché il fidanzato italiano abbracci la fede musulmana. Ingiustizia  nell’ingiustizia, tutto questo accade solo se ad essere islamica è la don­na, nessun problema invece se un uomo islamico sposa una donna italiana, tanto la donna non con­ta quasi nulla, il proselitismo lo si fa per via ma­schile. «Capisce? – sbotta il vicentino – io, italiano in Italia, dovrei frequentare un corso, sottopormi do­po tre mesi a un esame, fingermi convertito e fi­nalmente potremmo sposarci. Ma io non ci penso proprio, è una questione di principio, oltre che di rispetto per la mia fede e la mia famiglia».

La stessa Inam aveva pensato di risolvere la cosa abbracciando la fede cattolica, pur di liberarsi dal vincolo imposto dal suo Paese, ma sarebbe stato i­nutile: «Se non concedono il nulla osta perché An­drea non si converte all’islam, figurarsi se lo rila­sciano se divento cristiana io»… Una volta tanto che le due famiglie d’origine non pongono ostacoli al­l’amore, dunque, a pensarci è un nodo burocrati­co che in Italia è diventato un vero tormento per mi­gliaia di coppie miste, quando appunto a essere di origini islamiche è la promessa sposa: «Mi sono re­cato ovunque, sia al Tribunale che al Comune di Vi­cenza, ma pare non ci siano soluzioni – racconta il giovane -. Mi sono rivolto agli avvocati e ho sco- perto che dal 1990, cioè da ben ventun anni, molti altri cittadini italiani come me hanno avuto lo stes­so problema. La gran parte alla fine ha ceduto e si è ‘convertita’ ad Allah, ma per forza, certo senza convinzione. Io non cedo, non è giusto: se mi fossi andato a sposare in Marocco lo capirei, ma qui a Vi­cenza lo trovo kafkiano». «Se in Italia per sposare u­na straniera bisogna diventare musulmano è grave, ma ancora più grave è l’indifferenza gene­rale in cui ciò avviene», gli fa e­co Francesco Storace (La De­stra), che racconta del caso sul suo blog. «È ora di affrontare il problema dal punto di vista le­gislativo – gli fa eco dal nuovo polo Luca Danese (Api) -, non è possibile lasciare che a risolvere così tante questioni siano i Tribunali, occorre una presa di coscienza politica». «Se si tratta di cattolici che vivono la loro fede con coerenza – sottolinea Paola Binetti (Udc) -, non possono né debbono assolutamente abiura­re, ma anche qualora fossero cristiani dalla fede un po’ annacquata, l’altra argomentazione sarebbe di far valere la loro dignità di italiani nel proprio Pae­se, non disposti a piegarsi al legislatore straniero».