Pietà popolare vero tesoro
di Georg Ratzinger
Tratto da Avvenire del 9 dicembre 2010

Pietà popolare e gioventù vanno d’accor­do? I giovani, possono farsene ancora qual­cosa della processione del Corpus Domini, dei pellegrinaggi mariani o della venerazione del­le reliquie? Sì, possono! E c’è un bel libro, «La fede dei piccoli», che ne è la prova. L’autrice, Elisabeth von Thurn und Taxis, è una giovane donna moderna. Cresciuta a Ratisbona, è an­data a scuola a Londra, ha studiato a Parigi e ha vissuto a New York: nel mondo è di casa.

Tanto più positivo è il fatto che una come lei si occupi di pietà popolare. Infatti oggi si scri­ve ben poco su questo tema. E poi la pietà po­polare è in certo qual modo messa ai margini dalla pietà liturgica. Quest’ultima è natural­mente molto importante. Ma la pietà liturgi­ca ha bisogno di essere completata dalla pietà popolare alla quale alcuni guardano invece con una certa alterigia. Perché, invece, la de­vozione popolare appartiene in modo prima­rio alla nostra fede? La risposta è molto sem­plice: ciò che è particolarmente bello nella fe­de cattolica sono gli elementi che ne solleci­tano i sensi. La nostra fede non si limita alla preghiera, all’interiorità e alla razionalità. La nostra fede afferra l’uomo intero. Tutto l’uomo è chiamato alla santità, e così egli deve ten­dervi attivamente con tutti i suoi sensi.

Molti sacerdoti aspirano ad essere ‘moderni’, ‘al passo coi tempi ‘, per usare solo alcune tra le espressioni oggi più in voga. Credono che la pietà popolare sia qualcosa di superato e, pas­so dopo passo, la espellono dalla vita della Chiesa. Il protestantesimo ha già abbandona­to questa forma di pietà. Per i cristiani evan­gelici la Chiesa è presente unicamente lì dove si prega e dove vengono amministrati i sacra­menti. Ma così si dimentica che la Chiesa è u­na realtà sempre presente che riempie tutta la nostra vita e che aspira a coinvolgerla inte­gralmente. Purtroppo una simile tendenza ha cominciato a prender piede anche tra noi cat­tolici. Ci accorgiamo, però, che lì dove viene praticata solo una ‘religione razionale’, la fe­de perde forza e, prima o poi, scompare del tutto.

La fede non è un fatto solamente razionale; necessita anche di espressioni semplici e ve­raci, presenti sin dall’inizio e delle quali l’uo­mo avrà sempre bisogno. Proprio per noi cri­stiani esse sono fondamentali.

La pietà popolare è un tesoro della Chiesa. Ed allora è tanto più importante opporsi in modo buono e appropriato alla sua rimozione. Dico questo pensando proprio ai giovani. Ben presto si accorgerebbero di cosa ha perso la nostra fede se non la si potesse più ‘toccare con mano’, se non coinvolgesse più l’uomo intero.

In Baviera, la mia terra, la pietà popolare ha da sempre un ruolo importante. Ai bavaresi l’elemento puramente razionale importa meno. Per essi in primo piano sta ciò che è percepibile con i sensi.

Per questo in Baviera la pietà popolare ha un posto particolare nella vita religiosa delle persone.

Certo, oggi a causa della grande mobilità dei singoli diviene più difficile mantenere in vita tradizioni preziose. E tuttavia, più la vita diviene frenetica, più gli uomini hanno bisogno della loro patria, dei propri riti e usi. Per questo è tanto importante che la pietà popolare continui a essere curata e alimentata con entusiasmo, così che possano goderne anche le generazioni future. La fede rimane viva solo se si rivolge a tutto l’uomo. E questo è il messaggio che rivolgo ai giovani cristiani di oggi. E così sono particolarmente contento del fatto che una giovane donna moderna, una giovane scrittrice, la voglia far conoscere e amare proprio alla sua generazione, mostrando questo: la pietà popolare ci avvicina a Gesù Cristo.