Davvero le “moderne libertà” giovano alla condizione femminile?
di Annarita Petrino
Tratto da L’Ottimista il 2 marzo 2011

È ormai indubbio che la nostra vita quotidiana non si snoda più soltanto nella realtà di tutti i giorni, ma è strettamente legata e infarcita della virtualità che oggi è sinonimo di Facebook. In questa nuovissima piazza virtuale commenti, opinioni e notizie viaggiano in tempo reale, scatenando nell’immediato una serie di feed back, più o meno positivi.

L’8 marzo è alle porte, la polemica sulla dignità della donna infuria. Ciononostante vogliamo farci una domanda: quale dignità per la donna di oggi? Misteriosamente oggi la dignità sembra coincidere con la libertà di decidere per se stessi quello che si ritiene giusto. Nel caso della donna, il discorso diviene più complesso e non ci accorge di venire continuamente imboccati su tutto quello che la riguarda. Lo testimoniamo due eventi, uno virtuale, l’altro reale. Il primo assume le sembianze di una delle tante iniziative di Facebook a sostegno della lotta contro il cancro alla mammella. Si proponeva al gentil sesso del social network di cambiare il proprio stato con uno dei seguenti slogan: *Tequila: sono single; *Rum: sono una donna “touch and go”; *Champagne: sono una donna impegnata (fidanzata); *Redbull: ho una relazione; *Cerveja: sono sposata; *Vodka: sono “altro”; *Sprite: non riesco ad incontrare l’uomo giusto; *Whisky: sono una donna semplice che ha solo voglia di “festeggiare”; *Liquore: voglio restare single; *Gin: voglio sposarmi. Questo per far prendere coscienza agli uomini (e alle donne) dell’importanza di questa malattia. Lo scorso anno venne scelto il colore del reggiseno e la cosa arrivò ai giornali. Il messaggio si conclude così: “Dimostriamo ancora una volta la forza delle donne…”. Visto il carattere fortemente voyeuristico di questa società, sorprende davvero il fatto che una campagna che ha come simbolo un reggiseno (o un superalcolico) finisca sui giornali? E ancora: questo dimostra davvero la forza delle donne? Come mai non la si riesce ad abbinare a niente di meglio che a un reggiseno o a un superalcolico? Mettendo insieme tutti gli stati proposti ne viene fuori uno abnorme, che non corrisponde appieno alla vera natura femminile, forse nemmeno ci si avvicina, ma esprime bene il modo in cui la società presenta le donne di oggi.

Il secondo evento, più reale del primo, è quello della recente manifestazione per la dignità della donna. Onestamente risulta un po’ paradossale il fatto che si parli di dignità della donna, quando ogni giorno i media nazionali e internazionali ci bombardano di immagini e situazioni che sviliscono la donna in tutti i suoi aspetti, da quello corporeo a quello intellettuale e spirituale. Basta guardare i programmi e i vari giochi televisivi, per capire che cosa si pensa realmente della donna. Per cambiare questo stato di cose non basta il colore di un reggiseno o una manifestazione in piazza, ma avere il coraggio di chiederci se le moderne libertà fanno davvero bene alle donne, di cosa abbiano realmente bisogno. Si dovrebbe far nostro l’atteggiamento di Gesù che, davanti a tutti gli accusatori che oggi sono quelli che mercificano la donna, la tratta con la dignità che Dio stesso le ha donato. E quando si pensa che la Chiesa abbia paura delle donne o non dia loro sufficiente dignità, dobbiamo renderci conto che è vero esattamente il contrario. È questa società a fare della donna ciò che non è, a scegliere come si deve vestire, come deve parlare e cosa deve pensare… La vera libertà e dignità della donna sta nella vocazione che Dio ha pensato per lei.

E allora uniamoci alle parole di sentito ringraziamento che Giovanni Paolo II, presto beato, rivolse alle donne nella lettera che scrisse alle donne in occasione della IV Conferenza Mondiale sulla Donna di Pechino (1995):

“Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.
Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.
Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.
Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del «mistero», alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.
Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta «sponsale», che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.
Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani”.