di Alessandro Banfi
Tratto da Il Sussidiario.net il 29 novembre 2010

In uno degli ultimi discorsi pubblici di David Foster Wallace (recentemente pubblicato in Italia dall’Einaudi sotto il titolo Questa è l’acqua), si parla della spesa al supermercato.

È una conferenza tenuta di fronte a studenti universitari e Wallace, con la sua arguzia, identifica questo momento della nostra vita consumistica come il paradigma della nostra esistenza. Il grande scrittore, scomparso un anno fa, invita a guardare in un altro modo i nostri vicini indaffarati agli scaffali, o vicini di fila alla cassa. L’uomo esasperato dalla folla, la donna con il passeggino, l’anziano che non capisce… Questa è l’acqua, questa è la realtà in cui viviamo, sembra dire lo scrittore, solo volendole bene la si comprende. Parole che ieri, nella Giornata nazionale della colletta alimentare, mi sono tornate alla mente. Soprattutto nei riguardi di coloro che non hanno aderito alla Colletta del Banco alimentare. Troppo facile, per noi volontari di qualche ora, essere grati a chi lasciava il sacchetto giallo, più o meno pieno. Benestanti o modesti, giovani o vecchi, acculturati o ignoranti… tutti ci hanno commosso!

Ma mi ha incuriosito di più chi non ci è stato ieri, chi non ha aderito, soprattutto ho trovato divertente il modo con cui molti hanno liquidato la faccenda. E mi perdoneranno se ci scherzo su.

Allora, secondo me, negli anni, si sono affinati veri e propri format di scuse, di giustificazioni, anche se spesso non sono richieste. Schemi che si ripetono, come nella produzione televisiva. Innanzitutto c’è il format classico. “Scusate, sono qui, ma non per fare la spesa”, che ti fa venire voglia di replicare: ehi allora perché è venuto al supermarket? Spesso, non richiesti, i campioni di questo format offrono sotto spiegazioni. I maschi di solito scaricano sulle consorti. “Sono qui per cercare una cosa… ”, a volte esplicito: “Raggiungo mia moglie che è già dentro”. A volte invece legato ad un mandato preciso: “Devo prendere solo il latte”, “A mia moglie mancava una cosa e mi ha mandato a prenderla… ”. Un’altra sottoclasse è quella geografica. “Entro solo un attimo ma poi esco dall’altra parte… ”. Boh, roba da navigatore Gps. Le donne invece preferiscono l’appello ai figli. “Ho i soldi contati per i pannolini”; “Mi piacerebbe molto ma sono di corsa”.

Alcuni invece sostengono di avere già offerto la loro quota. “È la terza volta che vengo oggi… stamattina ho dato tanto… ”. Veramente siamo qui dalle otto di stamattina… E qui decolla il format specifico della beneficienza. In un solo pomeriggio in un singolo supermercato mi sono state citate benemerite istituzioni: Save the children, alcune parrocchie, persino le Nazioni Unite… Che ti viene voglia di dire: guardi nessuno la obbliga, lasci perdere che poi interviene il Consiglio di sicurezza, quello di New York…

Il tempo è denaro. Grande format quello della velocità… Uno che esce con quattro sacchetti: “Scusate, ma oggi proprio non ho avuto tempo… ci siete domani? No? Peccato”. L’altro popolarissimo: “Andavo di corsa, torno dopo con più calma e vi compro qualcosa… ”. Culinario: “Ho la roba sul fuoco e i soldi contati in tasca… ”. Un mondo frenetico visto che è sabato pomeriggio di una grande città.

Il format arrabbiato. Diffuso quanto è diffusa l’aggressività nel nostro mondo. In questo caso chi non dona pronuncia frasi dette con veemenza ma senza alcun senso: “I soldi li do, a chi li do io!”. Allusione a destinazioni ben più meritevoli… Fra di loro anche i benefattori che sono quasi offesi, se gli spieghi che cosa devono fare… “Io lo faccio ogni anno, eh!”, manco gli avessi dato dello spilorcio.

Il format della fuga. Poi ci sono quelli che proprio scappano, o aspettano addirittura che tu non li stai guardando per scaraventarsi dentro l’ingresso. Qui l’abilità massima è l’assoluta indifferenza, per cui dieci ragazzi con il pettorale giallo possono non essere visti… In alcuni casi c’è chi è persino caduto per evitare di dire qualcosa…

Il format religioso. È il migliore, perché quasi sempre finisce con una lezioncina di spiegazione o con un’esortazione a fare di più. Da quello cialtrone (“Ho fatto ieri il volontario proprio qui”, peccato che la colletta è un giorno solo…) a quello che coinvolge altri soggetti. “Vengo adesso dalla Caritas”, “Sono d’accordo con il parroco che io lo faccio domani… ”, “Fate bene i pacchi… ”, “Ma non sono poche le cose che avete raccolto per i bambini?”.

Seriamente, il volantino del Banco diceva giustamente che il povero è un uomo solo, e faceva appello alla necessità di ogni uomo di sentirsi amato. Le facce spesso chiuse e tristi di chi non donava, contrapposte alle facce liete di chi consegnava il sacchettino giallo, fanno riflettere: forse proprio costoro sono i poveri… Come nel Vangelo il ricco diventa il vero povero, la gratuità scalza il muro di indifferenza che regna nel benessere.

E allora anche questa è l’acqua, anche questi volti grigi e duri (solo una fortuna che mi è capitata non mi annovera oggi fra di loro) sono da amare ancora di più.