L’oncologo Veronesi accusa i parlamentari: hanno votato sì per tenersi buona la comunità ecclesiastica Il sottosegretario Roccella: a scrutinio segreto sempre più alti i voti a favore del testo approvato
di Enrico Negrotti
Tratto da Avvenire del 29 marzo 2011

È polemica a distanza tra l’oncologo Umberto Ve­ronesi e il sottosegreta­rio alla Salute Eugenia Roccel­la a proposito della legge sulle dichiarazioni anticipate di trat­tamento che sarà in discussio­ne nell’aula della Camera il mese prossimo. Al professor Veronesi, che accusa i senato­ri di avere votato per mera op­portunità («per tenersi buona la comunità ecclesiastica») il disegno di legge Calabrò che nega la possibilità di rifiutare alimentazione e idratazione, replica il sottosegretario Roc­cella: «Nelle votazioni a scruti­nio segreto sono cresciuti i vo­ti a favore della legge». «Questa legge non è “sul” ma “contro” il testamento biologi­co» ha detto ieri Umberto Vero­nesi. E ha aggiunto: «Vogliamo lasciare libertà a tutti quindi chi vuole essere mantenuto in vita ha il diritto di esigerlo, chi cre­de in Dio ha il diritto di affidar­si a lui fino alla fine, ma bisogna anche lasciare libertà di scelta a chi invece non vuole essere sot­toposto a terapie forzate per chissà quanti anni». Veronesi ha rivendicato la possibilità (e­sclusa dalla legge) di rifiutare a­limentazione e idratazione: «Devo ricordare che stiamo par­lando di stati vegetativi perma­nenti in situazione di coma ir­reversibile, un punto ormai in cui non si vede e non si sente e non soffre». L’avere inserito la riga «che dice che non è con­cesso esprimere il rifiuto dell’a­limentazione assistita» «nega le 10 pagine precedenti, per cui questa non è una legge per il te­stamento biologico ma contro». Infine l’affondo: la maggior par­te dei senatori «sono d’accordo con noi ma hanno votato la leg­ge per questioni di opportunità perché il clima è tale che biso­gna tenersi buona la comunità ecclesiastica».

Replica Eugenia Roccella, con un lungo comunicato, dappri­ma sul contenuto scientifico: «Il professor Veronesi si ostina in­spiegabilmente a definire la condizione dello stato vegetati­vo come “irreversibile” e “per­manente” quando gli speciali­sti e la comunità scientifica hanno abbandonato queste de­finizioni ormai da anni proprio perché nessun medico può as­sicurare che non ci siano possi­bilità di recupero». Poi il sotto­segretario alla Salute puntua­­lizza: «Ma la cosa più grave nel­le dichiarazioni del professore è l’accusa di strumentalità rivol­ta ai senatori della maggioran­za che avrebbero votato la leg­ge Calabrò solo per cinico op­portunismo. Come spesso ac­cade, le forzature ideologiche non tengono in nessun conto i numeri e i fatti: se fosse vera la sua offensiva ipotesi, il profes­sor Veronesi dovrebbe spiegare come mai in tutte le votazioni segrete avvenute sui punti più delicati della legge, il numero dei voti sia cresciuto a volte in modo consistente». E sottolinea che «la verità è che nel Parla­mento italiano, come nel resto del Paese, esiste uno spontaneo sentimento di “favor vitae” con­tro ogni slittamento verso l’eu­tanasia». Sempre ieri, in un’intervista ra­diofonica, Eugenia Roccella a­veva paragonato la morte di E­luana Englaro a quella di Stefa­no Cucchi: «Due casi diversi, ma la modalità della morte per di­sidratazione è sempre la stessa, dolorosa e traumatica». «Non si tratta di scegliere una terapia o meno – aveva concluso il sotto­segretario – perché rinunciare all’alimentazione e all’idrata­zione porta alla morte anche chi è sano, sarebbe un suicidio as­sistito».