di Claudio Risé
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La rete Internet, il luogo virtuale che sta diventando la nostra casa, dove ognuno di noi passa ogni giorno sempre più tempo, sta modificando anche i nostri sensi, che cambiano a loro volta il cervello e quindi i comportamenti. Non è, d’altronde, la prima volta che la vita modifica i sensi, e dunque l’uomo.

Per esempio i nostri progenitori usavano molto l’odorato, il naso. Infatti abbiamo un migliaio di recettori dedicati appositamente all’olfatto. Mentre la vista ne ha tuttora solo tre.

I recettori visivi sono però destinati probabilmente ad aumentare in modo vistoso, visto che oggi con la Rete e gli strumenti digitali l’uomo usa sempre di più gli occhi, la vista, e sempre meno il naso, indispensabile invece ai nostri progenitori per «fiutare», e non solo i pericoli, ma anche i luoghi, i percorsi, i piaceri.

L’uomo nell’epoca di Internet usa sempre di più la vista, perché passa sempre più tempo di fronte ad un video. È questo strumento, che rappresenta anche il luogo dove abita in modo sempre più esteso la sua mente, e attraverso il quale egli svolge sempre più attività, ad incanalare la maggior parte delle sue relazioni col mondo. E quindi a sostituire in modo sempre più marcato gli altri sensi, tranne appunto la vista e i polpastrelli delle dita, impegnati costantemente sulla tastiera.

Ad esempio la gran parte del lavoro, anche manuale, si svolge oggi attraverso il computer: dove prima si toccavano e spostavano attrezzi, materiali, oggetti di vario tipo, oggi si digita e si clicca su tasti o mouse. Questo modo di lavorare ha tolto di mezzo attività e sensazioni fisiche che sollecitavano l’attenzione del corpo (con tutti i suoi sensi) agli oggetti e agli elementi naturali, e davano luogo a sensazioni come la stanchezza, ma anche la pienezza di un’attività fisica e psichica equilibrata. Naturalmente possiamo sostituire alcuni di quei movimenti con altri fatti in palestra ma alcune attività sensoriali rimarranno fatalmente escluse. Non c’è assolutamente bisogno di una particolare attenzione corporea mentre si corre su un tapis roulant o si pedala su un attrezzo fisso. Potremo sviluppare singole masse muscolari, ma non l’insieme delle funzioni sensoriali. Intere attività di coordinamento tra i sensi vengono così progressivamente ridotte.

L’equilibrio ad esempio, esperienza dei sensi di grande valore psicologico nel mantenere la coesione della personalità, perde importanza quando stai per ore seduto davanti a un video. Lo stesso accade all’attività (correlata all’equilibrio) di grounding, o radicamento nella realtà, ciò che nel linguaggio comune si identifica col tenere i piedi per terra, rimanere aderenti alla situazione e alle cose.

Difficile tenere i piedi per terra quando navighi su una rete ampia come il mondo, anzi molto di più, come l’insieme dei mondi virtuali e immaginari.

Ogni attività, dal fare la spesa al cercare un partner, dal tradurre una parola in una lingua straniera al cercare un dato o un evento, tende ad essere trasferita sulla rete, che in effetti rende la cosa più rapida, spesso più precisa e magari più economica. Il prezzo più alto però è quello pagato dai nostri sensi.

L’olfatto (il «naso», anche in senso metaforico) tende a scomparire. Il tatto  è ridotto alla digitazione, con enorme impoverimento dell’esperienza relazionale, cui buona parte di questo senso era dedicato.

Malgrado l’enfasi sulla libertà sessuale, i giovani toccano meno, e sentono meno. Il movimento, altro «senso» secondo molti importante, si contrae, sostituito dall’immobilità davanti al video.

Attenzione: senza i sensi l’uomo si ammala.