In Belgio basta apporre una firma per essere certi che – in caso di coma irreversibile – possiamo essere sottoposti a eutanasia. E non è la sola notizia “positiva”, perché dal 1 settembre 2008, cioè da quando il Servizio federale di salute pubblica del Belgio ha introdotto questa procedura, sono già 4.500 le persone che hanno messo la fatidica firma, una media di 25 al giorno. La sanità belga pare sponsorizzare quella che definisce una “innovazione” perché in questo modo è più “trasparente” la volontà dell’interessato. Eppure quelle 4.500 firme che sono già state apposte suonano più come una condanna a morte piuttosto che come una scelta consenziente. Intanto perché la “durata” è di cinque anni, e in 60 mesi è plausibile che qualche idea possa modificarsi. E poi c’è la questione del coma irreversibile, che è la condizione sine qua non senza la quale le ragioni della firma verrebbero a decadere.

Il coma irreversibile è quanto di più precario ci possa essere per il corpo (si pensi a chi è tornato da quel tipo di sonno) e decidere della propria precaria vita in base a una firma, magari messa cinque anni fa, qualche dubbio lo solleva. Eppure tant’è che l’“innovazione” viene pubblicizzata dal Servizio federale di salute pubblica come se fosse un vaccino. In Belgio la “corsa” all’eutanasia (che è legale dal 2002) ha avuto uno sprint esattamente un anno fa – il 19 marzo 2008 – quando il più grande scrittore del paese, Hugo Claus, si sottopose alla “dolce morte” per non soccombere all’Alzheimer che lo aveva colpito. Il suo gesto fece subito scattare la domanda: e come può fare chi non è più in grado di esprimere la propria volontà (vedi il caso del coma irreversibile)? Prontamente si è trovata la “soluzione”: una firma in una struttura sanitaria pubblica, anziché la trafila dal notaio o dal medico di famiglia. E per una volta fiamminghi e valloni sono stati d’accordo.

Sempre più spesso il Belgio si interroga su chi debba aver bisogno dell’eutanasia. A maggio dell’anno scorso si era persino parlato di “mentalmente incapaci” e minori. Cosa che già accade in Olanda. Chissà che direbbe re Baldovino, uno che di vita ci capiva qualcosa e che nell’aprile del 1990 preferì auto-sospendersi dal trono per 48 ore e farsi dichiarare dal governo “non in grado di adempiere temporaneamente ai suoi compiti” piuttosto che firmare la legge che legalizzava l’aborto.

di Simona Verrazzo da Il Foglio