Invita a riscoprirli in modo particolare nella Quaresima

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 8 marzo 2009 (ZENIT.org).- La preghiera, il digiuno e le opere di misericordia rappresentano la “struttura portante” della vita spirituale del cristiano, ha affermato Benedetto XVI questa domenica rivolgendosi ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro in Vaticano per la recita dell’Angelus domenicale.

Ricordando che in questa settimana ha svolto insieme alla Curia gli Esercizi Spirituali, guidati dalle meditazioni del Cardinale nigeriano Francis Arinze, il Papa ha osservato che questo periodo “di silenzio e preghiera”, “fatte le debite proporzioni, è un po’ quello che accadde agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni quando Gesù li portò con sé su un alto monte, in disparte, loro soli, e mentre pregava si ‘trasfigurò’: il suo volto e la sua persona apparvero luminosi, splendenti”.

In questa seconda domenica di Quaresima la liturgia proponeva proprio questo episodio (cfr Mc 9,2-10). “Gesù voleva che i suoi discepoli, in particolare quelli che avrebbero avuto la responsabilità di guidare la Chiesa nascente, facessero un’esperienza diretta della sua gloria divina, per affrontare lo scandalo della croce”, ha spiegato il Pontefice.

“In effetti – ha constatato -, quando verrà l’ora del tradimento e Gesù si ritirerà a pregare nel Getsemani, terrà vicini gli stessi Pietro, Giacomo e Giovanni, chiedendo loro di vegliare e pregare con Lui. Essi non ce la faranno, ma la grazia di Cristo li sosterrà e li aiuterà a credere nella Risurrezione”.

Nel suo tradizionale intervento domenicale, il Vescovo di Roma ha voluto sottolineare che la Trasfigurazione di Gesù “è stata sostanzialmente un’esperienza di preghiera”.

“La preghiera, infatti, raggiunge il suo culmine, e perciò diventa fonte di luce interiore, quando lo spirito dell’uomo aderisce a quello di Dio e le loro volontà si fondono quasi a formare un tutt’uno”.

Quando Gesù salì sul monte, ha proseguito, “si immerse nella contemplazione del disegno d’amore del Padre, che l’aveva mandato nel mondo per salvare l’umanità”. L’apparire accanto a lui di Elia e Mosé vuole mostrare che “le Sacre Scritture erano concordi nell’annunciare il mistero della sua Pasqua, che cioè il Cristo doveva soffrire e morire per entrare nella sua gloria”.

“In quel momento Gesù vide profilarsi davanti a sé la Croce, l’estremo sacrificio necessario per liberare noi dal dominio del peccato e della morte. E nel suo cuore, ancora una volta, ripeté il suo ‘Amen’. Disse sì, eccomi, sia fatta, o Padre, la tua volontà d’amore”.

“E, come era accaduto dopo il Battesimo nel Giordano, vennero dal Cielo i segni del compiacimento di Dio Padre: la luce, che trasfigurò il Cristo, e la voce che lo proclamò ‘il Figlio amato’ (Mc 9,7)”.

Il Papa ha ricordato che insieme al digiuno e alle opere di misericordia la preghiera forma “la struttura portante della nostra vita spirituale”.

Per questo, ha esortato a trovare in questo tempo di Quaresima “prolungati momenti di silenzio, possibilmente di ritiro, per rivedere la propria vita alla luce del disegno d’amore del Padre celeste”.

“Lasciatevi guidare in questo più intenso ascolto di Dio dalla Vergine Maria, maestra e modello di preghiera”, ha suggerito. “Lei, anche nel buio fitto della passione di Cristo, non perse ma custodì nel suo animo la luce del Figlio divino. Per questo la invochiamo Madre della fiducia e della speranza!”.