«Il rapporto coi figli non è mai possesso, ma dono di sé». Così Risé rispiega la lezione di san Giuseppe

Al ruolo e al valore della paternità il professor Claudio Risé, psicoterapeuta, ha dedicato anni di studio e due importanti volumi: Il mestiere di padre e Il padre, l’assente inaccettabile (entrambi editi da San Paolo). In occasione della festività di san Giusppe, Tempi lo ha interpellato sull’argomento.

Professor Risé, in quali termini descriverebbe specificità e valore della paternità?
Nella vita umana la paternità si caratterizza soprattutto per due specifiche funzioni. La prima fa del padre la figura che mette in moto il processo che porterà alla nascita di una nuova vita. Il padre fa questo con un suo gesto di dono, di aspetti vitali di sé che affida all’altro, il quale li accoglie nei propri elementi riproduttivi, nutrendo poi l’intero processo. La posizione biologica e simbolica del padre è quindi quella di colui che dà sostanza di movimento alla formazione della vita. In effetti, dal punto di vista psicologico, il padre è decisivo per nutrire l’aspetto dinamico della vita dei figli: i cambiamenti, i progetti, i distacchi, le innovazioni. Senza un padre presente e consapevole delle proprie funzioni, i figli rischiano il ristagno, l’arresto nello sviluppo psicologico ed affettivo, e nella progettazione della propria vita. L’altra funzione fondamentale del padre è quella di essere “terzo” nella coppia fusionale madre-figlio e di attivarsi, nell’amore, a partire dal settimo anno di vita, a interrompere il legame simbiotico che li lega e che, se prolungato indefinitamente, mette in pericolo nel figlio la formazione di un Io autonomo. La maggior parte delle patologie oggi diffuse derivano dal fatto che queste funzioni paterne non sono più svolte, in parte anche perché i padri vengono espulsi dai divorzi dalla casa familiare.
Cosa la colpisce maggiormente della figura di san Giuseppe e del suo modo di vivere la paternità? A suo giudizio, cosa può insegnare san Giuseppe ai papà del nostro tempo?
Il dono. La paternità, come san Giuseppe mostra, è dono di sé al figlio che ha bisogno della figura, dell’affetto, della custodia e dell’istruzione paterna. Il rapporto padre-figlio non è possesso: il figlio non è mai tuo, come ha ricordato anche recentemente Benedetto XVI, ma è sempre e solo del Padre. Tu non puoi disporre di lui: sei solo il custode della sua vita. Quanti guai educativi, e anche esistenziali, nascono dal confondere la figura paterna con una figura di potere, dal dare una lettura autoritaria di una funzione che è invece donativa, di custodia e di formazione, spirituale e pratica.

Come descriverebbe un papà di oggi che guardi e prenda a modello san Giuseppe?
Molti padri che hanno considerato valide le proposte fatte nei miei libri sulla paternità hanno chiesto alle loro parrocchie di organizzare per il giorno di san Giuseppe, festa dedicata al papà, dei riti di benedizione dai padri ai figli, accompagnati dalle letture della Bibbia su questo tema, e con la partecipazione di tutta la famiglia. Come è raccontato anche sul mio sito (all’indirizzo http://claudiorise.blogsome.com/2009/03/10/la-benedizione-dei-figli-il-dono-dei-padri-che-ritornano), le proposte sono state accolte, e così a Brescia, Roma, Bari e in altre realtà si terranno questi momenti di incontro, riflessione e benedizione, importanti perché riaffidano il figlio al padre, nel nome del Padre «da cui ogni paternità in cielo e in terra trae il suo nome», come ricorda Paolo VI nell’Humanae vitae. Amare, seguire e benedire il figlio, nel nome del Padre: questo è il mestiere del padre, la testimonianza di san Giuseppe, che ogni papà è chiamato a ripetere, perché la vita continui.

da Tempi