In vista della riunione del G20 in programma a Londra il 2 aprile

CITTA’ DEL VATICANO, lunedì, 30 marzo 2009 (ZENIT.org).- Il Cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, presidente di Caritas Internationalis, ha esortato a rivalutare l’aspetto etico dell’economia, considerando che l’attuale crisi mondiale “è avvenuta perché l’etica è stata emarginata per far largo al perseguimento di una maggiore ricchezza da parte di pochi potenti”.

“Possiamo affrontare questa crisi ricucendo la fallita globalizzazione dell’avidità o vederla come un’opportunità per creare una globalizzazione basata su solidarietà, giustizia e pace”, ha affermato secondo quanto riporta un comunicato Caritas inviato a ZENIT.

“I poveri – quelli meno responsabili per la crisi economica – incontreranno enormi difficoltà a far fronte a questa situazione”, ha riconosciuto. “Quando vengono trovati trilioni di dollari per soccorrere il sistema bancario, è moralmente ingiustificabile che alcuni Paesi ricchi abbiano tagliato i fondi destinati agli aiuti. La crisi economica non deve distogliere i Paesi ricchi dal loro dovere di aiutare i Paesi in via di sviluppo”.

La crisi, ha osservato il Cardinale Rodríguez Maradiaga, non può neanche “distogliere il G20 dal trovare un accordo giusto e adeguato sui cambiamenti climatici”.

Se non ci sarà un “deciso taglio” delle emissioni di gas serra, ha avvertito, “i cambiamenti climatici avranno conseguenze a lungo termine molto più devastanti della crisi economica”.

“Possiamo salvare le banche, ma il nostro clima non può essere salvato”.

Di fronte a questa situazione, la Caritas esorta il meeting del G20, previsto a Londra per il 2 aprile, a mettere i poveri al centro di una riforma che costruirà una nuova economia basata su giustizia e uguaglianza.

Il G20 è un gruppo di Paesi industrializzati e in via di sviluppo che cercheranno politiche coordinate per affrontare la recessione globale. Si discuterà anche della riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale.

Secondo la Caritas, la crisi economica avrà un impatto soprattutto sulle popolazioni povere. Nei Paesi in via di sviluppo, almeno 53 milioni di persone entreranno nel vortice della povertà per via della situazione attuale. Lo scorso anno, l’incremento del prezzo di cibo e combustibile ha provocato un aumento dei poveri di circa 135-150 milioni di unità.

La Caritas chiede una riforma delle Nazioni Unite, del FMI e della Banca Mondiale per assicurare una maggiore partecipazione ai processi decisionali da parte dei Paesi più svantaggiati. Per questo, esorta il G20 “a sostenere con decisione la conferenza di alto livello delle Nazioni Unite sull’impatto della crisi sullo sviluppo, che si terrà dal 1° al 4 giugno”.

L’organizzazione avverte anche che “le risorse finanziarie per lo sviluppo sono più necessarie che mai”. In questo contesto, “la Caritas vuole che i Paesi donatori mantengano la promessa di dedicare lo 0,7% del loro PIL agli aiuti internazionali”.

Allo stesso modo, “vuole politiche per creare un commercio giusto, la riduzione del debito e misure per mobilitare le risorse finanziarie interne nei Paesi in via di sviluppo”.

Decisivo viene poi considerato “un nuovo sistema di partecipazione internazionale per la redistribuzione della ricchezza, attraverso la creazione di tasse internazionali per finanziare i beni pubblici globali e l’implementazione di adeguate politiche fiscali a livello nazionale”.

L’evasione fiscale e i flussi illeciti di capitale costano ogni anno ai Paesi poveri tra i 350 e i 500 miliardi di dollari, avverte la Caritas, esortando il G20 a emettere sanzioni contro i paradisi fiscali e quanti li sfruttano, a sostenere l’adozione di un codice di condotta per la cooperazione nella lotta contro i flussi illeciti di capitale e l’evasione fiscale e a chiedere la trasformazione del Comitato per le Imposte delle Nazioni Unite in un corpo intergovernativo.

“La Caritas vuole anche maggiore trasparenza nei pagamenti e nelle tasse pagate dalle compagnie ai Governi mediante la riforma degli standard di contabilità internazionale, chiedendo alle compagnie di rendere pubbliche queste informazioni Paese per Paese”.

Ciò, conclude, “è necessario per creare un impatto più positivo sulle comunità povere e il loro ambiente locale”.