di Giovanni Fighera
Tratto da La Bussola Quotidiana il 26 marzo 2011

Nella cultura contemporanea spesso il solidale connubio tra diritto e piacere consacra la liceità di tutto quanto il potere della tecno – scienza può soddisfare e ottenere.

Vittime privilegiate di questo sacrificio sono gli innocenti, come già al tempo di Gesù: piccoli e anziani sono sacrificati sull’altare con aborto ed eutanasia. I sacrifici umani, tipici solo dell’età più primitive, sono ormai ritornati. Tutto questo è chiamato progresso e affrancamento dalla barbarie della religiosità. L’omicidio non è più chiamato per nome, ma è mistificato con l’avvallo di medici e di giuristi.

Nel XX secolo le persone uccise in «atti di violenza di massa» sarebbero oltre cento milioni, forse centocinquanta o duecento milioni. La Seconda guerra mondiale avrebbe da sola mietuto cinquanta milioni di vittime. Ebbene, secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2010, ogni anno verrebbero praticati almeno 40 milioni di aborti, numero che fa accostare il numero annuale di morti innocenti all’ecatombe della Seconda guerra mondiale. Stime per difetto parlano di un miliardo di aborti negli ultimi decenni. L’aborto è stato introdotto dapprima nei regimi totalitari, la Germania nazista e l’Unione sovietica (dal 1965 al 1982 sarebbero lì più di 150 milioni le vittime), solo più tardi nei paesi democratici.

L’aborto così tanto osannato come conquista della modernità sarebbe quindi il frutto avvelenato delle ideologie totalitarie. Colpisce ancor più il fatto che non ci siano atrocità compiute nel passato che possano essere comparate ad alcune forme di aborto utilizzate anche nei paesi occidentali. Solo per fare un esempio, addurrò il caso dell’aborto tardivo (proibito negli Stati Uniti solo dal novembre 2003) in cui «il medico mette il feto in posizione podalica, afferra i piedi con una pinza, porta le gambe fuori dall’utero e provoca il parto, estraendo la totalità del corpo del feto, tranne la testa. Si esegue quindi un’incisione alla base del cranio del feto, attraverso cui si fa passare la punta di un paio di forbici. Nel foro praticato si fa passare un catetere, attraverso il quale viene aspirato il cervello e il contenuto della scatola cranica del feto».