Presuli spagnoli e portoghesi riuniti a Malaga

MALAGA, venerdì, 9 luglio 2010 (ZENIT.org).- Vescovi spagnoli  e portoghesi, riuniti a Malaga (Spagna) per analizzare il tema “Chiesa e nuove tecnologie della comunicazione: un’opportunità per la missione pastorale”, hanno messo in comune le proprie riflessioni e ringraziano per quanto è stato fatto finora per inserire la vita della Chiesa nella “cultura digitale”.

Le Commissioni Episcopali per la Comunicazione Sociale di Portogallo e Spagna, alla presenza del presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, monsignor Claudio Maria Celli, riunite a Malaga dal 28 al 30 giugno, hanno reso note le conclusioni del loro incontro.

In primo luogo, ringraziano Dio per i frutti della recente visita apostolica di Papa Benedetto XVI in Portogallo, “in particolare per il suo incoraggiamento a un’evangelizzazione più profonda della nostra società, che ha nell’ambito della cultura e della comunicazione una delle sue sfide più importanti”.

L’azione di grazie si estende “alla cordiale accoglienza degli insegnamenti pontifici e al loro corretto trattamento informativo da parte dei mezzi di comunicazione sociale”.

Su questa linea, auspicano che le annunciate visite apostoliche di Papa Benedetto XVI in Spagna (a novembre 2010 a Santiago de Compostela e a Barcellona e nell’agosto 2011 a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù) “si realizzino nello stesso spirito”.

Particolari conseguenze per il lavoro pastorale di queste Commissioni Episcopali hanno le parole che il Papa ha rivolto al mondo della cultura a Lisbona il 12 maggio scorso, quando ha affermato, citando l’Enciclica Ecclesiam Suam di Papa Paolo VI, che la Chiesa “deve venire a dialogo con il mondo in cui si trova a vivere. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa messaggio, la Chiesa si fa dialogo”. “Il dialogo senza ambiguità e rispettoso delle parti in esso coinvolte è oggi una priorità nel mondo, alla quale la Chiesa non intende sottrarsi”, ha aggiunto il Papa.

Per concretizzare questo obiettivo, i Vescovi spagnoli e portoghesi vogliono “unire i loro sforzi a quelli degli uomini e delle donne che fanno delle nuove tecnologie un mezzo di vita e di relazioni personali e sociali”.

Con lo stesso spirito, esprimono “il desiderio di svolgere la missione evangelizzatrice della Chiesa nello scenario del mondo digitale, che considerano un’opportunità in cui devono essere maggiormente coinvolti i sacerdoti, religiosi e laici, gli educatori e i catechisti, in particolare i più giovani e i ‘nativi’ nella rete, mettendo, con creatività e audacia apostolica, le nuove tecnologie della comunicazione al servizio dell’annuncio di Gesù Cristo”.

“L’evangelizzazione della cultura attuale, essenzialmente mediatica, passa per questa esigenza necessaria, alla quale non basta rispondere con lodevoli considerazioni teoriche sui mezzi di comunicazione – spiegano -. E’ necessario farlo anche con progetti e realizzazioni, destinando a questo le necessarie risorse materiali, tecniche e umane”.

Le nuove tecnologie, aggiungono, “non solo offrono alla Chiesa grandi vantaggi per una migliore gestione pastorale, ma sono anche mezzi privilegiati per beneficiare dei loro beni e servizi, senza smettere di valorizzare innanzitutto l’incontro personale, familiare e comunitario. In questo modo si favorisce la comunione ecclesiale e si promuovono nuovi modi di relazione con quanti cercano un senso trascendente per la propria vita nell’anelito alla verità e nella realizzazione del bene”.

In sintonia con l’appello del Papa all’esercizio di un vero ministero pastorale nella “cultura digitale”; i Vescovi ritengono necessario “che i futuri sacerdoti siano adeguatamente preparati per la loro missione di buoni comunicatori nell’adeguata forma e trasmissione del messaggio”.

Esortano inoltre genitori ed educatori “a guidare i più giovani nell’uso corretto delle nuove tecnologie, in particolare Internet, perché siano benefiche per la persona e la società e favoriscano la ricerca della Verità, del Bene e della Bellezza”.

Consapevoli che il mondo delle nuove tecnologie non può essere uno spazio esente da responsabilità etica e morale, i Vescovi richiamano l’attenzione dei genitori e degli educatori e chiedono l’efficace azione delle autorità, che “devono difendere i minori da contenuti e condotte offensive della dignità umana”.

Entrambe le Commissioni valorizzano poi “l’opportunità che rappresentano le nuove tecnologie sia per la coesione sociale che per superare la solitudine delle persone, promuovere le relazioni intergenerazionali e rafforzare le nuove reti di conoscenza”.

“Di fronte alla crisi economica attuale, che colpisce tanto i settori più svantaggiati della società e la cui origine obbedisce non solo a cause economiche, ma soprattutto all’indebolimento dei valori morali, i mezzi di comunicazione sono chiamati a favorire la solidarietà promuovendo così il bene comune”, concludono.