di Pierluigi Magnaschi
Tratto da Italia Oggi il 4 dicembre 2010

In Italia, sinora, gli amministratori pubblici (specie quelli locali) hanno spesso operato come se i soldi pubblici fossero i soldi di nessuno.

Le dissipazioni sono all’ordine del giorno. Basti pensare, fra le decine di migliaia di casi di spesa stravagante (che, in altri paesi, si direbbe irresponsabile), ai 720 mila euro che il governatore campano, Bassolino, ha stanziato per far cantare a Napoli Elton John, prelevandoli, fra l’altro, dai fondi comunitari stanziati da Bruxelles per stimolare lo sviluppo del Sud. Non a caso è stata la Ue che si è imbufalita e ha chiesto la restituzione della somma (che non avverrà mai; e che, se avverrà, non sarà certo sostenuta dagli amministratori che hanno sprecato questi soldi). Ma non ci sono solo gli enti locali del Sud che fanno i generosi, sperperando i soldi di tutti. Cinque comuni di una provincia lombarda, ad esempio, si sono consorziati per acquistare un aereo da turismo che, nei programmi, dovrà essere utilizzato dai vigili urbani. Con l’approvazione del più recente decreto delegato sul Federalismo fiscale, il consiglio dei ministri ha indicato delle drastiche misure per impedire che gli amministratori degli enti locali continuino a far bisboccia a spesa degli italiani. Gli impedimenti esistevano già. Ma sono stati disattesi perché le sanzioni non erano credibili. La legge, insomma, faceva la voce grossa per finta. Adesso, gli amministratori (siano essi sindaci, presidenti di regione, presidenti di provincia, semplici consiglieri), che dissesteranno i loro enti, saranno puniti con l’interdizione da ogni carica elettiva per dieci anni. La loro carriera politica quindi sarà stroncata. Non solo. I partiti che supportano le giunte fallite perderanno il 30% dei contributi pubblici di cui beneficiano. Ovviamente, il fallimento degli enti locali sarà dichiarato da un ente come la Corte dei conti che, dal 1989 ad oggi, ha dichiarato il dissesto in ben 442 comuni. Inoltre, 20 giorni prima delle elezioni, ogni ente locale dovrà presentare il bilancio della sua attività che evidenzi anche i debiti che sono stati contratti. In tal modo, la campagna elettorale potrà basarsi su fatti certificati. La trasparenza, in questo caso, è un altro stimolo alla gestione oculata dell’ente pubblico. Questa decisione infatti impedisce ai partiti di fare il tradizionale gioco delle tre tavolette sui conti, per riuscire a prendere per i fondelli gli elettori. Con queste disposizioni, l’Italia viene costretta a fare la seria. Non a caso, molti amministratori, che non vogliono essere seri, hanno già sollevato un polverone polemico. E il clima di crisi c’entra anche con questo.