Presentato ai parlamentari il documento preparatorio delle Settimane sociali

ROMA, mercoledì, 23 luglio 2010 (ZENIT.org).- I cattolici devono tornare ad  essere una presenza significativa nella politica italiana, per il bene del Paese. E’ quanto è emerso il 22 luglio durante l’incontro di presentazione del Documento preparatorio della 46° Settimana sociale che si svolgerà a Reggio Calabria dal 14 al 17 ottobre prossimi.

L’evento, tenutosi a Roma nel Palazzo Giustiniani del Senato e che ha visto la presenza dei leader dei maggiori partiti italiani, è stato aperto dal presidente del Senato, Renato Schifani, e dal presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei Cattolici italiani, mons. Arrigo Miglio.

L’appuntamento ha visto confrontarsi i leader di maggioranza e opposizione: Pier Luigi Bersani (Pd), Pier Ferdinando Casini (Udc), Gaetano Quagliariello (Pdl) e Francesco Rutelli (Api), moderati da Edoardo Patriarca, segretario del Comitato organizzatore.

“Vogliamo che la prossima settimana sociale sia un segno di concreto impegno per crescere nella speranza”, ha detto monsignor Arrigo Miglio nel suo intervento, nel quale ha ripreso le parole di Benedetto XVI per riaffermare che alla Chiesa “sta a cuore il bene comune, che c’impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese”.

“Guardare all’Italia con una prospettiva unitaria e solidale – ha sottolineato poi il presule – significa vedere sempre meglio non solo i suoi problemi, ma anche le sue risorse”, tendendo presente che “il Paese non crescerà se non insieme”.

Dal canto suo Renato Schifani ha ricordato che “l’Italia ha conosciuto momenti di reale frattura all’interno della comunità nazionale che sono stati superati solo quando si è riusciti a ricomporre un’unità fondata su principi e ideali pienamente e concretamente condivisi”.

Secondo il presidente del Senato, “saper condividere non significa non rispettare ruoli, compiti e funzioni che sono attribuiti secondo le regole della democrazia matura dell’alternanza, ma sentirsi parte, anzi protagonisti fino in fondo, del rinnovamento e delle idealità che cementano la coesione nazionale”.

Riguardo alla presenza dei cattolici in politica, la strada – ha richiamato Schifani –. “non è quella della topografia partitica, non coincide affatto con la creazione di un partito di cattolici, ma è quella della saldatura forte attorno a una tavola di valori da condividere assieme anche a chi proviene da altre esperienze”.

“Il protagonismo dei politici cattolici – ha continuato – deve misurarsi in concreto e con scelte concrete su temi che rivestono priorità assoluta”.

Oggi, ha aggiunto, il vero problema non è quello di una assenza di cattolici in politica, “quanto piuttosto di una presenza di cattolici che non riesce pienamente a farsi percepire”.

In una intervista alla Radio Vaticana Edoardo Patriarca, richiamando l’auspicio più volte ribadito dal Papa sulla nascita di una nuova generazione di cattolici impegnati in politica, ha detto che “oggi – ahimé! – incontrando tanti giovani, parlando con loro di politica, c’è tanta delusione!”.

“Io però devo anche dire che, girando il nostro Paese in questo anno, insieme ad altri amici, abbiamo scoperto tanti giovani impegnati nelle pubbliche amministrazioni, tanti assessori, tanti consiglieri comunali, tanti sindaci … Credo che lì stiano crescendo e maturando nuove vocazioni alla politica”.

“Io credo – ha poi continuato – che sia urgentissima una chiamata alla responsabilità dei cattolici, del laicato cattolico, in questo momento difficile del nostro Paese. Volutamente, noi abbiamo scelto di mettere questa Settimana sociale sotto il segno di don Sturzo, perché ci è parso che quell’appello libero e forte di quasi 90 anni fa mantenesse la sua freschezza. Credo che i cattolici abbiano ancora tanto, tanto da dare e non darlo sarebbe un grave peccato di omissione”.

Patriarca ha quindi parlato di una certa “debolezza” della presenza trasversale dei cattolici in politica che “non fa bene al Paese”, ed ha auspicato che essa diventi “più significativa”.

“Noi speriamo davvero di poter trovare momenti di convergenza sulle grandi questioni che riguardano il Paese, tra i parlamentari, tra i politici cattolici al di là dello schieramento – ha sottolineato –. Non nascondo la fatica che abbiamo fatto a riabituare i politici di ispirazione cristiana, coloro che si dichiarano cattolici, a ritrovare nella dottrina sociale della Chiesa un filo conduttore che li impegni in egual modo nei vari schieramenti”.

“Credo che questo percorso sia ancora tutto da sostenere e da rafforzare”, ha concluso infine.