Con la speranza che anche nella politica ci sia spazio per il buono, il bello e il vero

Sacrofano è stata un’esperienza importante per quanti vi hanno partecipato, con l’obiettivo di ragionare insieme sul rapporto tra cattolici e politica, soprattutto tra cattolici impegnati in associazioni o movimenti diversi. Non c’è da stupirsi quindi che il dialogo lanciato da Mimmo Delle Foglie con il suo editoriale del 14 marzo sul sito “Piùvoce” stia riscuotendo tanto successo: i cattolici tutti hanno bisogno di capire in che modo una vocazione personale possa assumere sempre più gli aspetti della testimonianza pubblica, per trasformarsi in un contributo coerente al Bene comune.
La necessità di rilanciare un dialogo virtuoso che aiuti tutti a mettersi in discussione per raccontare le proprie esperienze personali, per elaborare domande concrete da fare agli altri, per capire come loro affrontano giorno per giorno la sfida quotidiana dell’essere e del comportarsi da cattolici in un mondo che sembra sottrarsi volentieri alla sfida della coerenza, per lasciarsi travolgere da una liquidità morale, prima ancora che intellettuale o politica.
La prima cosa che tutti coloro che sono intervenuti a Sacrofano hanno detto lì e ripetono con le loro e mail, ringraziando quasi sempre, criticando qualche volta, è il bisogno incessante di dialogo, di luoghi di incontro, di confronto, anche con quei pezzi del mondo cattolico che fanno esperienze associative diverse dalla propria. C’è voglia di tornare a sentirsi non solo cristiani impegnati, ma cattolici nel senso di universali, ossia uniti da uno stesso vincolo di fraternità e di condivisione di valori e di impostazioni, almeno nelle linee generali. Pesa troppo per tutti la frammentazione dei rapporti, la velocità dei ritmi che tendono a separare e rendono impossibile lo scambio di impressioni e di emozioni, prima ancora dello scambio delle idee e delle proposte. In questo bisogno di incontro si nasconde spesso l’esperienza della solitudine, materiale o formale. Ci si sente schiacciati tra il mondo della propria appartenenza dove spesso si corre il rischio di adattarsi ad un contesto fin troppo rasserenante rispetto alle spigolosità dell’ambiente in cui si vive e si lavora e il mondo culturale marcato da una secolarizzazione relativista, quando non indifferente o apertamente anticlericale. Si oscilla tra il troppo facile e il troppo difficile, con il rischio di ripiegarsi su se stessi, tirando i remi in barca senza decidersi ad andare in mare aperto. Ci si rinchiude nelle proprie cose e ci si limita a gettare uno sguardo preoccupato sul contesto esterno, giudicandolo in modo ostile, come a rifarsi di una ostilità che si percepisce intorno a sé, ai propri ideali, ai propri valori.
Da Sacrofano è emersa una voglia rinnovata di credere che c’è del bello e del buono anche nella politica, se ci sforziamo di interagire con i problemi cercando quanto c’è di vero nelle proteste dei giovani, nella sofferenza degli anziani e dei malati, nella povertà morale prima ancora che intellettuale. Ma il nuovo punto di partenza è che abbiamo bisogno gli uni degli altri, abbiamo bisogno di fare rete, abbiamo bisogno di apprezzare gli sforzi degli altri guardandoli con benevolenza, con umiltà. Dobbiamo uscire dalla nostra autoreferenzialità che oscilla tra il vittimismo e la supponenza, e da cattolici dobbiamo tornare a sognare l’unità, perché è nell’unità che si esprime la nostra universalità, che è l’altro nome della cattolicità. Non si può essere cattolici senza aprirsi all’ascolto e senza essere disposti a lasciare che altri giudichino e valutino quello che facciamo, magari confrontandolo con quanto fanno loro, e alla fine si convincano che le loro soluzioni sono migliori delle nostre. La suscettibilità, la presunzione di sentirci depositari della migliore soluzione possibile è sempre presente in chi corre il rischio di strumentalizzare una verità, rivelata nella sua accezione più generale, come accade per i cosiddetti valori eticamente non negoziabili: la vita, la famiglia, l’educazione, ecc… ma tutta da verificare nelle sue istanze particolari.
Come cattolici impegnati a far politica da mille orizzonti diversi dobbiamo ritrovare il gusto della ricerca di ciò che è vero, buono e bello senza trasformare in principi assoluti le nostre idee e le nostre opinioni, senza giudicare – per criticarle – le intenzioni dai comportamenti degli altri, senza cedere alla tentazione di lanciare una nuova fondazione ogni volta che non siamo d’accordo con gli altri…
Speriamo che da Sacrofano si possa ripartire insieme per dare vita anche a livello regionale a gruppi di studio e di riflessione, totalmente rispettosi dei carismi personali e associativi, ma pur sempre convinti che solo nella visione d’insieme possiamo restituire alla nostra visione del mondo quella universalità di cui abbiamo tutti un estremo bisogno, per non sentirci né soli né isolati…

Paola Binetti da Più Voce