Per Time c’è un’idea che cambia il mondo. E manda in soffitta Ippocrate

Time ha dedicato la sua ultima copertina alle “Dieci idee che stanno già cambiando il mondo”. Sarebbe interessante occuparsi anche del “nuovo calvinismo” o delle “biobanche”. Ma l’idea che incuriosisce di più è la numero cinque: “Amortalità”. Un neologismo, perlomeno nell’accezione proposta: si tratta di una potente alchimia tra la tigna di non invecchiare dei baby boomers, “il grande incremento dell’aspettativa di vita e un profondo declino dell’influenza delle religioni organizzate – il tutto filtrato attraverso lo stordimento blu del Viagra”. Time cita il “teenager ormonale Sarkozy” e l’“inesorabilmente amortale Madonna”, ma non ne fa una questione di età, bensì di attitudine nei confronti di sé: gli amortali sono giovani o vecchi, “hanno figli molto presto o molto tardi, talvolta molto tardi, o non ne hanno affatto”. Sono consumatori compulsivi e distratti di tutto quanto faccia spettacolo, benessere e godimento, si comportano malamente da adulti in gioventù e malamente da giovani in età avanzata, perché ciò che davvero odiano “è essere incasellati in base all’età”.
Certo, c’è un aspetto strettamente legato ai progressi della medicina, come sentenzia uno degli scienziati addetti al culto dell’eterna giovinezza: “La maggior parte della gente ritiene che invecchiare sia una cosa naturale che avviene indipendentemente dalla malattia. Ma è una fesseria”. Però c’è anche qualcosa di più, di oltre, che forse nemmeno Time coglie appieno. Nella religione antica in via d’estinzione – componente fondamentale dell’alchimia – l’immortalità era riservata agli dèi o al desiderio ultraterreno. L’idea pervasiva e postmoderna della “amortalità” è invece parente stretta di quella “fine del vitalismo ippocratico” di cui parla il bioeticista Maurizio Mori, intendendo con quest’espressione l’idea – greca, prima che cristiana – che la vita sia un bene in sé, dalla nascita alla morte, malattia e invecchiamento inclusi. Basta con queste superstizioni, dice il nuovo faustismo bioetico, basta con l’immortalità riservata a Dio. L’amortalità è ormai alla nostra portata, ci crede anche il buon don Verzé. Amortalità non significa che la morte non c’è più, ma che è un’opzione, la si può scegliere o ritardare, però sempre al di fuori da ogni naturalità. “Se tutto questo non ci sembra il manifesto di una rivoluzione – conclude Time – è solo perché l’amortalità ha già rivoluzionato il nostro modo di concepire l’età”.

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da Il Foglio