di Carlo Bellieni
Tratto da La Bussola Quotidiana il 29 dicembre 2010

Esce sull’ultimo numero di Human Reproduction uno studio dal significativo titolo: “Conseguenze ostetriche della fecondazione in vitro dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni”. Lo studio è stato fatto da un’equipe svedese che ha studiato oltre 13. 000 bambini nati da fecondazione in vitro.

Le conclusioni sono preoccupanti: «I bambini nati da FIV hanno conseguenze ostetriche peggiori rispetto alla popolazione generale. I nati singoli, indipendentemente se nati dopo trasferimento di un solo embrione o di due embrioni, hanno anch’essi conseguenze ostetriche peggiori, con tassi maggiori di prematurità e di basso peso alla nascita». Questo articolo non è il primo a trarre queste conclusioni: il Lancet di recente ha fatto un’analisi della letteratura scientifica e ha notato dati simili, con in più dati riguardanti le malformazioni e alcune malattie genetiche rare.

Quello che è importante sottolineare è che la fecondazione in vitro comporta dei rischi per il bambino, perché nascere sottopeso o prematuro non è indifferente per la salute successiva; certo, non è automatico – fortunatamente – che chi ha queste condizioni abbia poi problemi, ma il rischio è maggiore rispetto a chi nasce a 40 settimane di gravidanza e con un peso adeguato. Questo dovrebbe essere fatto conoscere, perché le coppie che hanno problemi di sterilità prendano delle decisioni consapevoli. E soprattutto bisognerebbe far capire che evidentemente non è solo il fatto di nascere “gemelli” che genera rischi. Certo, in tutto il mondo da FIV nascono più gemelli che nella popolazione normale. In Italia si dà la colpa alla “cattiva” legge 40, che in realtà non impone a nessuno di impiantare 3 embrioni, ma anzi mette dei limiti per non arrivare ad eccessi. Certamente nella FIV la raccomandazione generale è di non generare gemellarità, ma evidentemente il problema, eliminata la gemellarità, sussiste: nascono prematuri e sottopeso in misura maggiore anche se si impianta un solo embrione.

La riflessione etica allora si impone: è un rischio che si può correre, considerato che, prima che i genitori, il rischio lo corre il bimbo stesso? Per molti evidentemente la risposta è positiva. Ma resta da capire perché sui mass media la fecondazione in vitro venga banalizzata, i rischi quasi sottaciuti o perlomeno espressi con molta meno enfasi rispetto alle lodi, tanto da dare l’impressione di poter rimandare la gravidanza a data indefinita, senza soppesare i rischi genetici che aumentano con l’età, e anche l’efficacia della FIV stessa che con l’età invece diminuisce.

Ci piacerebbe che a tanto sforzo per diffondere e magnificare la fecondazione in vitro corrispondesse altrettanto impegno per sconfiggere davvero la sterilità, mettendo in atto quelle norme di salute pubblica, di rispetto della lavoratrice e del lavoratore che la prevengono, e soprattutto spiegando chiaramente che esiste un’età fisiologica per far figli che non è data da una rivelazione soprannaturale ma dalla fisiologia delle ovaie, e che lo stato deve aiutare a rispettarla, e la pubblicità e i media non devono irriderla. Pena la sofferenza di migliaia di persone.