Tratto da Il Foglio del 31 marzo 2009

Chi ha paura dei risultati della legge 40? Certamente Repubblica, che  si guarda bene dal raccontare ai lettori i dati dell’ultima relazione al Parlamento sullo stato d’attuazione della legge, resi noti venerdì scorso (aumentano di molto i nati e il numero di coppie che accedono alla procreazione medicalmente assistita in Italia), ma rilancia la ridicola lamentela sul “turismo procreativo” al quale sono costretti gli italiani.

Italiani che vogliono un’eterologa – qui vietata, perché si privilegia il diritto del nascituro a conoscere la propria origine – e se ne vanno a Barcellona o in Ucraina, dove ragazze povere vendono ovociti con serio pericolo per la loro salute (l’allarme è del Parlamento europeo). Italiani che cercano la diagnosi preimpianto, perché ritengono sia un loro diritto selezionare esseri umani allo stato embrionale per ottenere un figlio “sano”. Italiani convinti che congelare molti embrioni da usare in tentativi diversi significhi più possibilità di successo e meno problemi di salute per le donne (ma tra la tecnica a fresco e quella da scongelamento c’è un crollo di dieci punti percentuali nelle gravidanze, mentre in Italia, con la legge 40, si dimezzano le sindromi da iperstimolazione ovarica rispetto al dato europeo, perché diventano inutili i bombardamenti ormonali per produrre molti ovociti per embrioni da congelare). Oggi la Consulta esamina le questioni di legittimità costituzionale sollevate contro la legge 40 in tre diversi provvedimenti (uno del Tar del Lazio e due del Tribunale di Firenze). L’idea è sempre la solita: demolire per via giudiziaria una legge approvata con larga maggioranza trasversale, uscita indenne da un referendum e dimostratasi, anno dopo anno, perfettamente in grado di offrire, agli italiani in cerca di un figlio, opportunità al passo con i migliori standard europei. Questi i fatti, poi ci sono le chiacchiere sul turismo procreativo. Basti pensare che il più imponente flusso di turismo procreativo al mondo è quello tra Stati Uniti, dove si può fare tutto, e India, dove si può fare tutto (ma costa molto meno).