«Lecito dire no a quella del giorno dopo» • Il Comitato nazionale di bioetica: libertà di rifiutare la vendita del farmaco abortivo • Nel parere si spiega però che la donna deve avere la possibilità di soddisfare la propria richiesta
di Pier Luigi Fornari
Tratto da Avvenire del 26 febbraio 2011

Il Comitato nazionale per la Bioe­tica (Cnb) si pronuncia a favore dell’obiezione di coscienza dei farmacisti che non vogliono dare la pillola del giorno dopo, ma al con­tempo chiede che le autorità com­petenti provvedano a tutelare anche il diritto di chi richiede quel prodot­to. Questa la posizione espressa in un documento votato dalla plenaria di ieri. «A fronte dell’ipotesi che il le­gislatore riconosca il diritto all’obie­zione di coscienza del farmacista e degli ausiliari di farmacia – si legge in una nota del Comitato – i com­ponenti del Cnb si sono trovati d’ac­cordo che, nel rispetto dei principi costituzionali, si debbano conside­rare e garantire gli interessi di tutti i soggetti coinvolti, come general­mente previsto in situazioni analo­ghe. Presupposto necessario e indi­spensabile per l’eventuale ricono­scimento legale dell’obiezione di co­scienza è, dunque, che la donna deb­ba avere in ogni caso la possibilità di ottenere altrimenti la realizzazione della propria richiesta farmacologia e che spetti alle istituzioni e alle au­torità competenti, sentiti gli organi professionali coinvolti, prevedere i sistemi più adeguati nell’esplicita­zione degli strumenti necessari e delle figure responsabili per la at­tuazione di questo diritto».

Come ha riferito il vicepresidente del Cnb, Lorenzo D’Avack, «è emersa u­na maggioranza a favore dell’obie­zione di coscienza per i farmacisti». Tutti d’accordo, invece, i membri del Cnb nel sollecitare, quando il legi­slatore approverà la norma sull’o- biezione di coscienza per tale cate­goria, la previsione di un sistema or­ganizzativo che consenta comun­que alla donna che ne faccia richie­sta di ottenere la pillola del giorno dopo.

«In via generale» dunque il Cnb ha riconosciuto che l’obiezione di co­scienza «ha un fondamento costitu­zionale nel diritto generale alla li­bertà religiosa e alla libertà di co­scienza». Si è voluto aggiungere, però, che l’attuazione di questi prin­cipi «deve pur sempre essere realiz­zato nel rispetto degli altri diritti fon­damentali previsti dalla nostra Car­ta costituzionale e fra questi l’irri­nunciabile diritto del cittadino a ve­dere garantita la propria salute e a ricevere quella assistenza sanitaria riconosciuta per legge».

Il documento votato ieri risponde a un quesito formulato dalla deputa­ta udc Luisa Capitanio Santolini, «in merito alla clausola di coscienza in­vocata dal farmacista per non ven­dere quei prodotti farmaceutici di contraccezione d’emergenza anche indicati come ‘pillola del giorno do­po’, per i quali nel foglio illustrativo non si esclude la possibilità di un meccanismo d’azione che porti all’e­liminazione di un embrione uma­no». La maggioranza del Cnb ha «ritenu­to che si possa riconoscere al far­macista un ruolo ritenuto ricondu­cibile a quello degli operatori sani­tari e che pertanto, in analogia a quanto avviene per altre figure pro­fessionali, debba necessariamente essere riconosciuta anche a questa categoria professionale il diritto al­l’obiezione. Il fatto che il farmacista svolga un ruolo ‘meno diretto’ ri­spetto a chi pratica clinicamente l’a­borto non è stata ritenuta ragione sufficiente per invalidare l’argo­mento a favore della clausola mora­le, dato che la consegna del prodot­to contribuisce a un eventuale esito abortivo in una catena di causa ed ef­fetti senza soluzione di continuità». Secondo altri membri del Comitato, invece, non si potrebbe «assimilare la figura del farmacista a quella del medico, dato che il rapporto con l’u­tente è generico: è la ricetta che le­gittima la consegna del farmaco e non l’identità della persona che lo ritira». Secondo i sostenitori di que­sta tesi, il diritto all’obiezione di co­scienza costituirebbe un impedi­mento all’autodeterminazione del­la donna e addirittura una facoltà di censurare l’operato del medico.

«Soddisfazione» per la posizione as­sunta dal Cnb, pur in attesa di leg­gere le motivazioni integrali, è stata espressa dalla Capitanio Santolini, che ha evidenziato come questo pro­nunciamento «sgombri il campo da polemiche pretestuose surrettizie». Ora, sottolinea la parlamentare del­l’Udc, auspicando una pronta ca­lendarizzazione della sua proposta, «il legislatore potrà mettere mano al­l’attuazione di questo parere e, nel provvedere a rendere disponibile il farmaco a chi lo richiede, non si de­ve minimamente ledere la libertà del farmacista di praticare l’obiezione di coscienza, anche se dipendente, garantendogli nel mondo più pieno l’esercizio di questo diritto fonda­mentale senza subire alcuna discri­minazione». Nel parere viene evi­denziato, ha notato sempre nell’Udc Paola Binetti, come «il ruolo del far­macista non possa essere ridotto ad una semplice funzione commercia­le di compra-vendita, ma abbia in­vece tutta la dignità del lavoro del­l’operatore sanitario, che ha una competenza specifica nella gestio­ne del farmaco, come conferma l’ob­bligo di controllare le ricette».