Italia a tante velocità per risorse comunali destinate alle politiche sociali: ogni cittadino della Valle d’Aosta può disporre ogni anno di 262,8 euro, quello della Calabria di appena 29,2 euro. Nella classifica dell’Istat sugli ultimi dati disponibili della spesa per interventi sociali dei comuni (2008), diffusa alla Conferenza nazionale della famiglia in corso a Milano (oggi alla seconda giornata di lavori), trova conferma la diversità territoriale per servizi a disposizione degli italiani.

La spesa complessiva è di 6 miliardi 626 milioni di euro, +23% rispetto al 2004 e +19% rispetto al 2007. La spesa media procapite per interventi sulla famiglia, sugli anziani, sui minori e sugli immigrati è di 110,7 euro. Al di sopra della media nazionale si collocano tutte le regioni del Centro-Nord (esclusa l’Umbria, 95,2 euro) mentre il sud si conferma per i livelli più bassi (50,4 euro), di circa tre volte inferiore a quella del Nord-Est. Fra il massimo della Valle d’Aosta e il minimo della Calabria, il Friuli con una spesa media di 210 euro è la regione più dinamica con un incremento del 41% rispetto al 2004.

Famiglia e minori, anziani e disabili sono i principali destinatari della spesa sociale dei Comuni: su queste tre aree si concentra l’82,6% delle risorse impegnate. In particolare, la spesa per famiglie e minori ammonta a 2 miliardi 700 mila euro (+28,4%), quella per gli anziani a 1 miliardo 393 mila euro (+6,8%),per la disabilità 1 miliardo 668 mila euro (+30,7%).

Risorse per le politiche familiari ma non solo: serve anche una “regia” per “integrare e monitorare il lavoro che su questi temi svolgono le istituzioni, il pubblico e il privato. Questo ruolo non può che svolgerlo il Dipartimento della famiglia”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi alla Conferenza nazionale della famiglia, in corso a Milano.
Molte persone – ha aggiunto – “non si sono ancora accorte che dal 2001 la nostra Costituzione mette sullo stesso piano Province, Regioni e Comuni con lo Stato, ma non solo”. Le risorse per le politiche familiari, anche per via del federalismo “a volte sono di esclusiva competenza di Regioni e comuni. Gestirle al meglio è loro competenza e loro dovere”. Sulle novità legislative, per Giovanardi, è necessario un “riordino delle competenze e una ricognizione delle risorse ingentissime che oggi vengono spese per interventi condotti con logiche separate che devono essere ricondotte a unità”. In tal
senso, il Piano nazionale per la famiglia, in discussione alla Conferenza, “prevede come prioritario proprio il coordinamento di tutte le iniziative che sono già in corso, e la razionalizzare delle decine e decine di migliaia di euro che vengono già spese grazie a un lavoro conoscitivo di tutto ciò che fanno stato, regioni, imprese, volontariato”.

Oggi alla Conferenza, che si concluderà domani 10 novembre, sono al lavoro una decina di gruppi di lavoro che stanno discutendo sui temi specifici e settoriali che riguardano la famiglia, dalla riforma dei consultori, al fisco, ai servizi per l’infanzia e l’immigrazione.

da Avvenire