di Marco Respinti 27-12-2010

da www.labussolaquotiana.it

Il regalo di Natale del presidente Barack Obama agli americani è una strada sempre più in discesa verso l’eutanasia di Stato, tra l’altro introdotta di soppiatto nell’ordinamento giuridico del Paese. Gli americani potranno infatti decidere da sé se proseguire con cure salva-vita oppure no. Tenuta sotto silenzio fino all’ultimo, la notizia è esplosa su The New York Times il 25 dicembre a una manciata di ore dal varo. Riguarderà i pazienti con più di 65 anni di età, vale a dire quelli che rientrano nelle provvisioni del Medicare, un programma di assicurazione medica amministrato dal governo che, finanziato con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro, eroga servizi ospedalieri e medici gratuiti. Quei pazienti avranno ora la facoltà di lasciare le proprie “direttive anticipate” ai medici, indicando fino a che punto sono disposti a farsi curare in caso di malattie che possano impedire loro di esprimersi direttamente. Il sistema sanitario si accollerà i costi del servizio informativo che i medici forniscono ai pazienti su come interrompere dette cure e su come predisporre le proprie volontà. Per i Repubblicani al Congresso è la legalizzazione di fatto dell’anticamera dell’eutanasia.

L’idea di un fine-vita programmato non è del resto nuova. Su di essa la battaglia politica infuria, negli Stati Uniti, da tempo. La questione delle “direttive anticipate” stava nella versione originale della famosa, controversa e contesta “riforma” della Sanità pubblica fortemente voluta da Obama, ma alla fine i Democratici del 110° Congresso (quello a maggioranza liberal, quello ancora in carica per pochi gironi, quello che alla Camera è stato battuto dai Repubblicani il 2 novembre scorso) furono costretti a stralciarla a causa dell’enorme opposizione scatenata dai Repubblicani e dai movimenti pro-life. La “riforma” ha così proceduto per altri binari, ha rinunciato a quella clausola e il 1° marzo è riuscita faticosamente a entrare in vigore in forma ridotta. Ma la “Section 1223” del testo di legge originario, quella accusata dall’opposizione di aprire pericolosamente all’eutanasia e a suo tempo bloccata, torna ora in auge e passa in virtù dei regolamenti attuativi della “riforma” che saranno operativi dal 1° novembre.

L’escamotage ufficiale (su cui i Democratici hanno tenuto volutamente il profilo basso onde cercare di non riaccendere polemiche e ostruzionismi) si richiama all’accanimento terapeutico e al problema del costo enorme di cure giudicate inutili, ma – dice l’opposizione e in specie l’organizzazione per il diritto alla vita Life Tree – è evidente come questa nuova possibilità data ai pazienti ponga la decisione sul fine-vita direttamente nelle mani di persone la cui capacità di discernimento si basa praticamente solo sul consiglio di dottori che per questa expertise vengono pagati dalla medesima struttura che si accolla i costi dell’assistenza.

Il tiro mancino sul fine-vita è uno dei colpi di coda dell’era che, dal novembre 2008, ha visto dominare quasi incontrastata la granitica alleanza fra Casa Bianca e 111° Congresso a straripante maggioranza Democratica. Quella che se non riusciva a far approvare direttamente una legge, aveva però i numeri per aggirare comunque l’ostacolo come il caso del fine-vita dimostra sin troppo bene. Nei prossimi due anni, cioè da qui alle elezioni presidenziali del 2010, la nuova composizione del Congresso, con la Camera a maggioranza Democratica, renderà certamente più ardui certi trucchi, ma l’eredità con cui gli americani dovranno fare i conti resterà assai pesante.