Leader di tutte le confessioni cristiane inviano un memorandum comune a tutti i partiti politici. Ribadita la fiducia nella democrazia e l’impegno nella costruzione di una società pluralista. Tra le richieste: sicurezza, rispetto dei diritti, fine dell’impunità per gli autori delle violenze anti-cristiane. Proposta anche l’istituzione di una commissione nazionale per vigilare su “privazione economica” ed “esclusione sociale”in cui vivono molti cristiani.

New Delhi (AsiaNews) – Nel giorno in cui il governo rende note le date per le elezioni generali del Paese (dal 16 aprile al 13 maggio) i cristiani dell’India parlano ad una voce sola e chiedono ai partiti di garantire la sicurezza per le minoranze di fedeli sparsi nel Paese, di assicurare la partecipazione al voto, difendere la libertà religiosa, non lasciare impunite le violenze e le discriminazioni.
Le confessioni cristiane hanno redatto un memorandum indirizzato a tutte le formazioni politiche. Oggi lo hanno presentato allo stampa in una conferenza presieduta da mons. Vincent Concessao, arcivescovo di New Delhi, a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche i rappresentanti delle Chiese evangeliche, pentecostali e protestanti oltre che i responsabili di organismi come l’All India Catholic Union, il National Council of Churches in India e l’All Indian Christian Council (Aicc).
“Siamo un piccolo numero – affermano i firmatari del memorandum -, ma abbiamo un grande impatto sulla vita della nazione attraverso i servizi educativi, sociali e sanitari e come voce degli emarginati e degli oppressi”.
I leader cristiani ribadiscono la loro “fiducia nella democrazia”, l’impegno nella vita della società plurale e laica sancita dalla Costituzione del 1950, e “invitano tutto il popolo, specialmente i cristiani, a partecipare appieno al processo politico-democratico, incluso l’esercizio del diritto di voto alle prossime elezioni generali”. Ai fedeli chiedono “di assicurarsi che i nostri nomi siano inclusi nelle liste elettorali”, ai partiti “un’adeguata rappresentanza delle nostre comunità nella selezione dei candidati”.
Nel memorandum ricordano che la povertà e la disoccupazione “riguardano tutti i cittadini senza distinzione di religione, casta o genere”, e che la crisi che colpisce le zone rurali “è monumentale e chiede un intervento urgente”. Ai dati economici, aggravati dalla recessione globale, si aggiungono quelli di “una crisi sociale non meno grave che si manifesta attraverso intolleranze religiose, di casta e di genere”. Davanti a questo scenario i leader cristiani considerano le prossime elezioni come “un’opportunità per bloccare la tendenza e invertire la direzione negativa”.
Le comunità cristiane si attendono dai partiti in corsa per le prossime elezioni “il rafforzamento del ruolo della legge” per porre fine all’impunità di cui godono i responsabili delle violenze contro le minoranze. Gli autori del memorandum lamentano l’immunità garantita “a stati, polizia e criminali” che con i loro atti mettono in pericolo la libertà religiosa.
Il memorandum elenca i numeri delle violenze subite dai cristiani in Orissa e negli stati del Karnataka, Tamil Nadu e Madya Pradesh. I leader cristiani si rivolgono sia al governo centrale sia alle istituzioni dell’Orissa. Per rispondere ad una situazione che rimane di “profonda insicurezza” chiedono: di porre fine alla “campagna di disinformazione” messa in atto da partiti e media; di incaricare la Central Bureau Investigation (Cbi) a svolgere indagini “sull’omicidio del leader del Vishwa Hindu Parishad da cui sono scaturite le violenze anti-cristiane”. Per gli sfollati ancora costretti nei campi profughi del Kandhamal gli autori del documento chiedono di garantire “un adeguato standard di vita”; “provvedere all’educazione dei bambini”; “assicurare che i campi rimarranno operativi sino al ristabilimento delle condizioni adeguate per il ritorno a casa degli sfollati”; “provvedere ad un ulteriore risarcimento” per chi ha perso, casa, proprietà e lavoro a causa delle violenze.
Davanti alla discriminazione subita dai cristiani, i firmatari del memorandum chiedono la creazione di una commissione nazionale alla stregua del Rajinder Sachar Committee, istituito nel 2006 per la popolazione di religione musulmana. L’organismo dovrebbe vigilare sulle condizioni di “privazione economica” ed “esclusione sociale” che colpisce “soprattutto i dalit, i tribali, i lavoratori senza terra, i piccoli contadini, i pescatori costieri e i giovani delle città”.

Gli autori del memorandum ricordano inoltre ai partiti politici che la costituzione del 1950 garantisce a tutti i dalit diritti e privilegi che sino ad oggi sono riconosciuti solo a quelli di fede sikh e buddista, ma non ai cristiani. Aggiungono poi l’urgenza di riforme che pongano fine alla discriminazione femminile e ricordano l’impegno di tutte le Chiese a difesa della “sacralità della vita” e “contro ogni  tentativo di distruggerla in ogni in ogni sua fase”.