Giovanni Paolo II e Benedetto XVI a Fátima
di Giuseppe De Carli
Tratto da L’Osservatore Romano del 15 luglio 2010

Per ricordare il vaticanista della Rai – morto martedì 13  luglio a Roma – pubblichiamo l’introduzione al suo recente libro intervista con il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone L’ultimo segreto di Fatima (Milano, Rai Eri – Rizzoli, 2010, pagine 266, euro 18,50)

Non c’è alcun dubbio: con Fatima abbiamo a che fare con la più clamorosa apparizione della Vergine Maria (la più “profetica e politica” del XX secolo), quella che ha attirato sul luogo ben tre Papi: Paolo vi nel 1967; tre volte Giovanni Paolo II e ora Benedetto XVI. Ancor prima, nel 1956, Angelo Giuseppe Roncalli, allora patriarca di Venezia, andò a Fatima; nel 1977, Albino Luciani, sempre patriarca di Venezia, incontrò suor Lucia a Coimbra e, nel 1996, la veggente incontrò anche il cardinale Joseph Ratzinger. Certo, il messaggio di Fatima ci viene incontro col linguaggio del sangue e della sofferenza e si raggruma intorno alla figura di Giovanni Paolo II. Non si può negare che il pontificato wojtyliano sia stato segnato profondamente dalla Vergine di Fatima. Vengono i brividi (un giornalista tv finisce per avere solo pensieri fatti di sequenze di immagini) osservando le immagini che si riferiscono al 7 ottobre 2000; a quel silenzioso e lunghissimo atto di venerazione della statuina della Madonna della Cova da Iria nella Cappella privata del Papa. Il racconto delle circostanze che portarono alla pubblicazione della terza parte del “Segreto”, affidato da “Nostra Signora” a suor Lucia, riproposto in questo libro dal cardinale Tarcisio Bertone, offre nuovamente alla riflessione la grandezza di Papa Wojtyla; di un Papa che la Chiesa ha deciso di glorificare. Ora il pellegrinaggio di Papa Benedetto XVI a Fatima, quasi a sigillo dei primi cinque anni di pontificato.

Di queste apparizioni e dei “segreti” a esse legati, si continuerà a discutere. Ma ci sono dei punti fermi, ci sono delle testimonianze credibili. Occorre forse di più della limpida parola di suor Lucia raccolta dall’allora arcivescovo Bertone? Si ricordi che per suor Lucia si è aperto, in deroga ai tempi canonici, il processo di canonizzazione. Il decreto di “dispensa papale” è stato reso noto a Coimbra il 13 febbraio 2008. Così, è avvenuto, in anni recenti, per Madre Teresa di Calcutta e per il Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Tuttavia, per coloro che hanno seguito la letteratura del “segreto non svelato”, occorre precisare che il “plico Capovilla” – come è stato chiamato quello che conterrebbe, secondo alcuni, un testo diverso – si riferisce a nient’altro che al medesimo “plico” che il cardinale Tarcisio Bertone ha avuto fra le mani, quindi alla terza parte del “Segreto di Fatima”, pubblicato nel 2000 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, per ordine di Papa Giovanni Paolo II. Non cessa di ripeterlo l’anziano vescovo Loris Capovilla, che fu segretario di Giovanni xxiii, a tutti coloro che gettano l’ombra del dubbio sul fatto che l’intero testo non sia stato reso noto. I vari passaggi del plico, la concordanza delle diverse fonti (il “Segretariato dei Pastorelli” di Fatima, la Segreteria di Stato, l’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede), le date, le parole pronunciate dalla veggente, il contesto nel quale sono state pronunciate in diverse epoche, indicano che non ci sono due plichi e, dunque, due segreti. E nemmeno una parte resa nota e una parte nascosta per chissà quali inconfessabili obiettivi. I convincimenti di trame oscure, a volte, sono più granitici dei fatti, nella loro semplice evidenza. Ecco perché questa edizione cartonata recupera una testimonianza preziosa: quella di monsignor Loris Capovilla, già pubblicata nella collana Bur Rizzoli, sul cosiddetto “Terzo Segreto”. Di essa – del fatto che Giovanni xxiii nell’agosto 1959 lesse l’identico testo che poi verrà illustrato il 26 giugno 2000 nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, con una presentazione dell’arcivescovo Bertone e un commento teologico del cardinale Ratzinger – c’è anche documentazione televisiva. In questa nuova edizione è stata operata una rilettura del precedente volume L’ultima veggente di Fatima e sono stati apportati alcuni chiarimenti. Questione di lessico, di terminologia. Sfumature, si dirà. Ma con una materia così incandescente e con tutte le sue iridescenze spirituali, anche le sfumature assumono un significato.

L’attuale libro è ora strutturato in due parti distinte, seppur in intimo dialogo fra loro. Nella prima prevale la “grammatica celeste” di suor Lucia che si incastona nella questione, vasta e complessa, delle apparizioni. Secondo le parole di Papa Benedetto XVI, nella Presentazione dell’edizione precedente, tuttora attuale, gli eventi di Fatima “hanno segnato la Chiesa nell’ultimo scorcio del xx secolo”, ed è bene perciò che “siano consegnati alla memoria collettiva, come tracce non prive di significato”.

La seconda parte di questo nuovo libro si sofferma a colloquiare con il cardinale Tarcisio Bertone, che con il messaggio di Fatima ha vissuto una irripetibile esperienza. Il caso o la Provvidenza hanno voluto che il porporato si trovasse avviluppato nell’alone di una vicenda dai contorni oscuri e luminosi e queste pagine sono attraversate da accenti personali, che ne rivelano il temperamento, la statura e la spiritualità. Si tratta di una genuina devozione mariana, ereditata in famiglia e cresciuta alla sequela di San Giovanni Bosco. Il cardinale Bertone ci porta a gustare il “fascino del mare aperto” della sua azione pastorale, fino all’azione di governo che tutt’ora svolge come Segretario di Stato. Abbiamo davanti a noi i grandi temi della riconciliazione e della pace, del dialogo interreligioso, del “diritto di cittadinanza” della fede, in un’epoca che “vive come se Dio non esistesse”. Si tratta di ricordi a mezzo fra la dimensione personale e il ruolo istituzionale, fra privato e pubblico, che ci traghettano da un Papa mariano all’altro: da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI.

Di Benedetto XVI parliamo con il cardinale Bertone – anche se per questo Papa non è ancora tempo di bilanci – per avere su di lui uno sguardo più lungo, teso a individuare i temi di fondo di un ministero di Pietro che è nostri temporis stupor et miraculum, per prendere a prestito le espressioni che Ulrico di Strasburgo rivolgeva al suo maestro Alberto Magno. Il “corpus ratzingeriano” ha ormai preso forma in libri, saggi, encicliche, fascicoli, omelie, catechesi del mercoledì, esortazioni, appelli, dai quali emerge che la vera sapienza è l’intelligenza aperta alla fede. Già. Il problema non è la macchina ecclesiale, ma è il carburante; non è il “palazzo”, ma sono le fondamenta. La crisi più che delle istituzioni è della verità del Vangelo. La seduzione di Benedetto XVI è quella di recuperare alla fede la sua natura di “controcultura”. Da qui la crescente attenzione della pubblica opinione, della “facebook generation”, verso un Papa la cui curvatura intellettuale è quella tipica di un pastore che sa insegnare. In più, il Papa-teologo, smentendo ogni previsione, viaggia. In cinque anni, trenta fra visite pastorali e viaggi apostolici all’estero. Pur essendo a un terzo del pontificato montiniano, Joseph Ratzinger ha già superato il numero di viaggi compiuti da Paolo vi. Faticavamo a crederci all’inizio: Benedetto XVI è nel “raggio di Maria”. A Colonia, in Polonia, al santuario di Altötting, in Austria nel santuario mariano di Mariazell, ad Aparecida in Brasile, a Lourdes, a Valencia, a Betlemme e Nazareth, a Efeso in Turchia e poi negli Stati Uniti, in Angola e in Camerun, a Praga e a Brno, a Malta, a Fatima, e ancora a Cipro e in Gran Bretagna e Spagna. In Italia, nel suo itinerario ci sono Bari, Manoppello, Napoli, Brescia, Genova, Pavia, Brindisi, Cagliari, Pompei, Loreto, Torino, Palermo. Benedetto XVI arriva fin sulla collina di San Giovanni Rotondo a venerare le spoglie mortali di san Pio da Pietrelcina. Va alla mensa dei poveri della Comunità di Sant’Egidio o alla sede della Caritas della stazione Termini, e lo vediamo anche nella sinagoga di Roma. “Fa venire un certo Simone detto Pietro” raccontano gli Atti degli Apostoli. E Pietro arriva. Così Benedetto XVI, arriva là dove è chiamato, magari fra le polemiche, in contesti socio-politici radicalizzati, ma arriva. Parla di vita alla morte, di identità in mezzo allo straniamento e all’alienazione, di speranza e di futuro al cupio dissolvi della modernità. Sono i pellegrinaggi – specie mariani – di “un intellettuale col cuore”. Chi meglio del cardinale Tarcisio Bertone può fornire qualche chiave interpretativa del pontificato di Benedetto XVI? Lo sguardo del Segretario di Stato è di chi vede da vicino un Papa che il mondo sta imparando ad amare. Catturare questo sguardo, seppur per fotogrammi, è una “buona notizia” per la cronaca e la Storia.