di Nirmala Carvalho
P. George Joshua era stato arrestato nel 2006 dalla polizia religiosa per aver celebrato la messa in una residenza privata. Nel 2007 ha fondato un gruppo al quale hanno aderito più di 500 persone. Essi pregano per il benessere del regno e la libertà di religione. Il sacerdote invita i cristiani dell’India a diventare “esempio positivo per la società saudita”.

New Delhi (AsiaNews) – Pregare per il re saudita Abdallah; per il benessere del Paese e la libertà religiosa; per i cristiani dell’India che lavorano in Arabia Saudita, che devono diventare “un esempio positivo” per la società che li accoglie. Con questo spirito p. George Joshua, sacerdote cattolico indiano di rito malankarese, ha costituito delle unità di preghiera che ogni giorno, 24 ore su 24, per sette giorni, alternano messe, recita del rosario, meditazioni per la libertà religiosa e la prosperità dell’Arabia Saudita.

Nel 2006 p. George, originario del Kerala, ha conosciuto il rigore delle carceri saudite: il vescovo lo aveva inviato nel Paese arabo per preparare i cristiani indiani alla Pasqua. La polizia religiosa del regno lo ha arrestato al termine di una messa e richiuso per quattro giorni in prigione (vedi: P. George: Nelle prigioni saudite, ho partecipato alle sofferenze di Cristo crocefisso). Escluso l’islam, in Arabia Saudita è proibita la pratica di ogni altra religione.

Durante un ritiro spirituale posteriore all’esperienza del carcere, p. George ha avuto la visione di “un calice collocato su una mappa del regno saudita”; egli dice di aver ricevuto una “chiamata” alla preghiera per questa terra, nella quale Dio gli aveva “dato la possibilità di vivere un’esperienza” profonda di fede. Il primo maggio del 2007 p. George ha fondato l’Esercito di Cristo per l’Arabia Saudita (Casa), formato da gruppi che “pregano e digiunano” per il benessere del regno dei sauditi. Ad oggi sono più di 500 le persone che hanno aderito all’iniziativa.

“In primo luogo preghiamo per il re – spiega il sacerdote – e per tutta l’Arabia Saudita, che accoglie in modo generoso decine di migliaia di indiani, migliorando il loro standard di vita. I nostri cristiani hanno bisogno della libertà di adorare Gesù Cristo, quindi offriamo intercessioni per una piena libertà religiosa nel Paese”.

P. George ha parlato con infermiere indiane che lavorano nel regno saudita. “Il “75% – dice – sono cattoliche provenienti dal Kerala. Chiedo loro di servire i loro pazienti con l’amore che Gesù Cristo ha mostrato verso di noi, di curare i malati con tenerezza”. Ricorda anche i moltissimi lavoratori nelle fabbriche e nelle industrie dell’Arabia Saudita; essi provengono da una società, quella indiana, che è “multiculturale, interconfessionale e pluralista” e possono fornire un “esempio positivo per la società saudita”.

“In Arabia Saudita – conclude p. George – dove cristiani e i nostri fratelli musulmani interagiscono così da vicino, rispettandosi e rispettando le fede di ciascuno, si possono costruire rapporti di collaborazione fraterna. Le nostre preghiere vanno anche in questa direzione”.