Rimediata la figuraccia, la sinistra ciarliera ha continuato a coltivare le sue paranoie per nascondere i suoi errori sulla protesta studentesca. Non vogliono aprire gli occhi. Non vogliono sentire. Tutto questo è stupefacente e preoccupante nello stesso tempo
di Mario Sechi
Tratto da Il Tempo del 21 dicembre 2010

Prima c’era «l’uomo con la pala», poi «l’uomo con il casco» e ora non c’è più niente tranne la malafede di chi voleva a tutti i costi vedere «l’infiltrato» dove in realtà c’è un movimento che al suo interno secerne non solo la protesta ma anche la violenza. Come anticipato da Il Tempo in entrambi i casi, quelli che nell’immaginario dell’opposizione erano agenti provocatori al servizio del governo, sono e restano semplicemente dei frequentatori in erba di centri sociali di sinistra che l’hanno combinata grossa. Picchiatori in fasce che con i libri hanno poco dimestichezza, ma con il sampietrino e la spranga hanno una gran confidenza. Rimediata la figuraccia, la sinistra ciarliera ha continuato a coltivare – con l’aiuto di non pochi giornali – le sue paranoie per nascondere i suoi errori sulla protesta studentesca. Non vogliono aprire gli occhi. Non vogliono sentire. Tutto questo è stupefacente e preoccupante nello stesso tempo. Eppure i fatti sono là, parlano senza bisogno di alcuna sofisticazione, sono eloquenti e cristallini.

Il nostro Fabio Perugia ieri è riuscito ad assistere all’assemblea degli studenti alla Sapienza. Ne è tornato con una narrazione dettagliata alla quale non c’è bisogno di aggiungere aggettivi o commenti. Basta leggere  il resoconto stenografico per capire cosa hanno in testa i «ragazzi» del 2010: vogliono rovesciare tutto, hanno in mente una rivoluzione di arruffapopolo in cui la parola «assedio» è fondamentale e il «disordine» un male necessario per condizionare la politica, il dibattito pubblico, mettere il governo all’angolo. La riforma dell’Università è un pretesto. Basta navigare sul nostro sito internet per ascoltare il file audio dell’assemblea universitaria, i discorsi dei cosiddetti «studenti» e dei loro gerarchi. Il casino, gli incidenti, le violazioni della legge, non sono un problema ma l’obiettivo dichiarato.

Quando dicono «della zona rossa ce ne freghiamo» e promettono «l’assedio al ministero dell’Istruzione», indicano il loro disegno. Tutto questo è sintomo di intelligenza e di libertà? Balle. Qui siamo di fronte a un vulcano dal quale erutta un magma letale di cretinate e minacce. Mi auguro che la saggezza prevalga, ma temo che Roma sarà costretta a vivere un mercoledì rovente. Se si coccolano le teste calde, prima o poi qualcuno si scotta. Si stanno commettendo errori su errori, siamo giunti al punto che centinaia di migliaia di ragazzi che studiano contano meno di un movimento che non rappresenta una generazione ma una degenerazione.