Continuo la presentazione dell’ottimo libro di Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Cronache da Babele, sottotitolo, Viaggio nella crisi della modernità, edito da Fede & Cultura di Verona (www.fedecultura.com).

Nella quarta parte, il libro brevemente, affronta il bestiario politico, con un   riferimento ai devoti della santa laicità. Con il denaro pubblico si destinano 150 mila euro del Fondo Sociale Europeo per la creazione di carte di credito riservate a transessuali e transgender in cerca di lavoro. Tutto per strizzare l’occhio alla ‘diversità’ e assumere come modello culturale la nuova ideologia del ‘genere’, secondo la quale ‘maschile’ e ‘femminile’ non sono più dei dati oggettivi, che la biologia ci mette davanti senza possibilità di equivoco. ‘Maschio’ e ‘femmina’ sarebbero solo delle ‘categorie culturali’, che devono essere superate dalla libera determinazione del singolo. Poi i devoti in ginocchio davanti alla Costituzione, guai a chi gliela tocca un flash su Giacinto detto Marco Pannella con i suoi digiuni sceneggiata, che fa dire ai vari democratici di turno: “Ah, signora mia, se non ci fosse stato Pannella con le sue battaglia civili, l’Italia sarebbe ancora ferma al Medioevo”.

Nella quinta parte, si difende la legge di natura per difendere l’uomo, qui si affronta la morte del padre nella nostra società, che è diventato come un allenatore che, se non sta attento, si fa esonerare dallo spogliatoio in rivolta. E poi i nostri figli che a quarant’anni ancora si fanno chiamare ragazzi, che hanno poca voglia di rischiare, di scommettere la vita su un impegno grande. Oggi, se non c’è l’appartamento arredato, se non avanzano soldi per la vacanza esotica, due ragazzi di quarant’anni mica si possono sposare. Sono costretti, poverini, a convivere. Sacrificio, impegno, generosità, altruismo, fede, sono tutte cose sorpassate.

Il tarlo della cultura che domina il mondo moderno è che il male viene accettato come prassi e come norma di vita.

Nella sesta parte si apre uno spiraglio sulla liturgia alla luce della tradizione, gli autori contrappongono i cattolici infanti a quelli adulti, è bella l’espressione, sul santo più intelligente della storia della Chiesa, il mistico della ragione, S. Tommaso d’Aquino, il Dottore Angelico, era un cattolico infante che scendeva da solo in chiesa e metteva la testa nel tabernacolo per essere più vicino al Signore. Poi andava in estasi.

In riferimento alla messa di S. Pio V, gli autori la denominano come la Messa antica, il tesoro ritrovato, un tesoro millenario che rischiava di andare perso per sempre. Finalmente si può celebrare la Messa in latino, per esplicito volere di Benedetto XVI, attraverso un “Motu proprio”. I mass media subito si sono affrettati a scrivere che questo è un passo indietro rispetto ai documenti del Concilio Vaticano II. Uno dei pochi ad aver colto il vero senso dell’iniziativa è stato un giornale laicissimo, “La Stampa”, con Massimo Gramellini, che ha fatto un ragionamento semplicissimo: era ora che si suonasse nuovamente la campana del senso del sacro andato perso in questi ultimi decenni, era ora di finirla con quei sacerdoti in jeans e chitarra che pensavano di essere più vicini ai loro fedeli e, invece, erano solo più lontani dal Cielo. Questo lo hanno capito i lontani, ma quelli vicino alla Chiesa a cominciare dai preti e anche qualche vescovo, gridano allarmati alla marcia indietro preconciliare. Ma, capita sempre frequente che questi spesso sono scavalcati da questo Papa teologo che parla e viene capito dal proprio popolo. Mentre loro si attardano in sacrestia a capire chi si gioverà della ricaduta ecclesiologica del ‘motu proprio’, Benedetto XVI è già in chiesa a a parlare con il suo gregge. E più parla chiaro, più il suo gregge lo comprende e lo ama. Come quando discute dei principi non negoziabili. Che cosa vogliono dire le sue prese di posizione sulle questioni etiche se non un semplice, inequivocabile e non negoziabile ‘Basta’.

Sulla Messa tradizionale, Papa Benedetto ha preso una posizione anche più forte di quelle prese sull’etica e sul concetto di democrazia – scrivono Gnocchi e Palmaro, Benedetto XVI, ha scoperto un nervo che molti cattolici, e non solo tra i progressisti, avrebbero preferito lasciare sottopelle: ha detto che un intelligente fedeltà alla propria storia è più forte e più cattolica di una stupida infatuazione per un concetto utopistico di progresso, ha detto che la tradizione è connaturale al cattolicesimo mentre l’ideologia è il suo esatto contrario. Certo l’apertura del Papa non è una vittoria dei lefebvriani, i quali sono ormai l’ultimo tabù del mondo cattolico, dove si può nominare chiunque e dialogare con chiunque, tranne che con i tradizionalisti. Occorre comprendere che molti cattolici guardano avanti quando dovrebbero guardare indietro e guardano indietro quando dovrebbero guardare avanti. Ma lasciamo perdere tutte le argomentazioni da discarica della politica ecclesiale. Pensiamo a quanto sarebbe felice oggi Padre Pio, santo di venerata memoria che volle celebrare sempre la Messa di PIO V.

La settima ed ultima parte, presenta un paesaggio con (belle) figure: San Tommaso, Chesterton, Guareschi & Co. Un ultimo affresco Cronache da Babele (edito da Fede & Cultura) di Palmaro e Gnocchi lo dedica alla Rassegna Stampa di Padre Livio a Radio Maria, siamo di fronte a “un programma di culto”, visto che il clero progressista butta fanghiglia sul “Commento” di padre Livio e su quei cattolici infanti che lo ascoltano tutte le mattine. Chi non avesse ancora un’idea di che cosa siano padre Livio e il “commento alla stampa” di Radio Maria, deve andare su Radio Radicale, prendere Massimo Bordin e il suo “Stampa e regime”, e poi capovolgere con decisione.

Da una ventina d’anni padre Livio, con la sua radio Maria fa quello che non ha fatto certo mondo cattolico, giudica la Storia, la politica e la cronaca alla luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa. In pratica scrivono gli autori del libro padre Livio fa, via onde medie, quello che facevano i parroci fino a qualche decennio fa con omelie, catechismo e conferenzine. Forma un laicato che, una volta uscito di chiesa, ha il compito di testimoniare la sua fede nel mondo argomentando e resistendo. E lo fa con un di più perché, attraverso Radio Maria, si formano anche tanti sacerdoti usciti un po’ ‘stortignaccioli’ dai seminari che, magari, hanno le piscine per attirare i giovanotti, ma scarseggiano di dottrina quando li devono mandare a nuotare in mare aperto.

DOMENICO BONVEGNA

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