di Alessandro Colombo da PiùVoce.net

Tre proposte a costo zero per incentivare la generatività

Tempi di tagli e austerità.

Tempi in cui i governi d’Europa riducono eccessi di spesa e spese necessarie. Meglio tardi che mai. Si sarebbe dovuto fare da tempo. Mentre tutto cambiava, restava fermo solo un modello universalistico di assistenza che, più passa il tempo, più premia chi ha e non fa e punisce chi non ha e fa. Il sistema di welfare ne risentirà. Ma i rischi delle manovre sono importanti. Il principale è pensare di mantenere il vecchio sistema con meno soldi. E invece occorre ripensare da capo il sistema di welfare; ma è troppo presto per annoiare politici su questioni per cui adesso non hanno orecchi. Meglio, allora, porre un’altra questione: attiviamo adesso le iniziative a costo zero per un nuovo welfare.

Cominciamo con la prima gigantesca questione: fare figli. Lasciamo stare qui, per il motivo appena detto, la battaglia sacrosanta del quoziente familiare. Si possono attivare subito e senza spesa iniziative per il riconoscimento sociale della generatività, restituendo alle famiglie la loro prima risorsa: il tempo.

Generare e allevare esseri umani è il più importante contributo allo sviluppo di un sistema. Farlo in Italia è considerato affare privato, da pazzi o da ricchi: manca il riconoscimento sociale di questa intrapresa. In tutta Europa, con l’eccezione del triste e vano laboratorio spagnolo di Zapatero, le politiche familiari stanno scommettendo sul tempo come risorsa della famiglia. Ecco, allora, tre modeste idee per i politici italiani che non vogliono nascondersi dietro la scusa dei tagli.

1. Una `kids card`. Alla nascita del secondo figlio i due genitori ricevono una tessera identificativa con la quale accedono a casse riservate ai supermercati (perché solo handicappati o – paradosso dei paradossi – quando le donne sono incinte? Sono forse `malate`?), ai parcheggi riservati di quel supermercato e della città, alla raccolta punti di tutta la grande distribuzione (non solo questo o quel supermercato) e al trasporto pubblico locale (è davvero una sciagura per le casse pubbliche viaggiare sui mezzi e treni locali con due figli gratis fino ai loro 10 anni?).

2. I tempi dei servizi pubblici. Anagrafi, asl e quant’altro hanno orari fruibili solo per chi ci lavora o per chi non lavora. Chi lavora, e si prende cura di altri, deve fare salti mortali. Sembra che siano i cittadini a servizio degli uffici, non viceversa. Basterebbe eliminare orari nel mezzo della giornata e aprire prima la mattina e chiudere alle 9 di sera. E poi, come accade in altri contesti: perché non aprire sportelli pubblici nei grandi magazzini, così da ottimizzare i tempi delle famiglie?

3. Luoghi pubblici e musei. Perché i ristoranti e altri locali o siti pubblici sono vessati da norme sulle barriere architettoniche e non sono invece obbligati ad avere semplici seggiolini o stanze per cambiare i bambini? E poi: per quale motivo gli ultra 65enni accedono a musei e iniziative gratuitamente o a prezzi fortemente agevolati e i bambini beneficiano solo di sconti irrisori? Anche qui: è impensabile che a tutti i musei i figli accedano gratis fino ai 10 anni?

Si dirà che già in parte lo si fa, che è difficile, che occorre studiare la questione anche con i sindacati… Tocca alla politica non trasformare le difficoltà in obiezioni. Ma non evitiamo il punto: si può operare subito e senza pagare un euro una piccola grande (e doverosa) rivoluzione: tempi e spazi pubblici ritagliati su coloro che generano e si prendono cura. Bisogna che si creino dei `privilegi` pubblici per chi genera, che la gente si accorga della differenza, concretamente, attivando corsie preferenziali e preferenze visibili, tornando a percepire una cultura del rispetto per la famiglia. Il welfare di domani dipenderà dai bambini di oggi.

Occorre che i genitori siano riconosciuti, sanamente invidiati e, quindi, imitati. Non lasciamo solo all’Ikea la cultura della genitorialità…