di Massimo Introvigne
Tratto da La Bussola Quotidiana il 30 dicembre 2010

Benedetto XVI ha dedicato l’udienza generale del 29 dicembre 2010 a una presentazione particolarmente ampia della vita e degli scritti di santa Caterina da Bologna (1413-1463), che gli ha offerto l’occasione di approfondire la realtà dell’azione del demonio.

Caterina de’ Vigri nasce a Bologna nel 1413 in una famiglia patrizia. Il padre è un diplomatico al servizio del marchese di Ferrara Niccolò III d’Este (1383-1441), che – come afferma Benedetto XVI – «benché conduca una vita privata non esemplare, cura molto il bene spirituale, la condotta morale e l’educazione dei sudditi», «trasformando Ferrara in una splendida città», una delle capitali della cultura europea. A dieci anni Caterina si trasferisce a Ferrara e inizia a frequentare la corte, dove, spiega il Papa, «non risente degli aspetti negativi» del mondo che ruota intorno a un principe cui i cronisti dell’epoca attribuiscono, forse esagerando, ottocento amanti, ma acquisisce un grande «patrimonio culturale e artistico» che la farà in seguito riconoscere come una delle donne più colte del suo tempo.

Nei quattro anni trascorsi a corte – dai dieci ai quattordici anni – sviluppa una grande sensibilità con una straordinaria maturità spirituale, che – mentre non le fa rifiutare nulla della grande cultura europea presente a Ferrara – le fa vedere con chiarezza come il male e il demonio siano all’opera dovunque si conducano vite immorali e sregolate. Così, a quattordici anni, con altre giovani di famiglie nobili ferraresi decide di lasciare la corte estense per dare vita a una comunità religiosa.

Qui però il diavolo, che Caterina aveva già imparato a scorgere nella vita di corte, la attende per tormentarla. La sua vita religiosa, ha detto il Papa, è segnata fin da subito dalle «tentazioni del demonio». La piccola suora quattordicenne ne è inizialmente quasi sconfitta: «attraversa una profonda crisi spirituale fino alle soglie della disperazione» e «vive nella notte dello spirito, percossa pure dalla tentazione dell’incredulità verso l’Eucaristia».

Ma Dio è più forte del demonio. «Dopo tanto patire, il Signore la consola: in una visione le dona la chiara conoscenza della presenza reale eucaristica, una conoscenza così luminosa che Caterina non riesce ad esprimere con le parole».

La fede di Caterina è salda, ma il diavolo continua a operare – come fa spesso nelle comunità – seminando divisioni: «sorgono tensioni tra chi vuole seguire la spiritualità agostiniana e chi è più orientata verso la spiritualità francescana». Il gruppo si divide, e la santa segue la frazione che sceglie la regola francescana. Una serie di eccellenti confessori francescani l’aiuta a sostenere le lotte contro il diavolo, che non si arrestano. «Nel 1431 – continua il Papa – ha una visione del giudizio finale. La terrificante scena dei dannati la spinge a intensificare preghiere e penitenze per la salvezza dei peccatori. Il demonio continua ad assalirla ed ella si affida in modo sempre più totale al Signore e alla Vergine Maria».

Gli scritti che Caterina ci ha lasciato, in particolare il trattato Le sette armi spirituali, sono per noi preziosi, afferma il Papa, perché ci consegnano le «note essenziali di questo misterioso combattimento» fra i cristiani, specialmente (ma non solo) le persone consacrate e il diavolo: «vuole mettere in guardia dalle tentazioni del demonio, che si nasconde spesso sotto sembianze ingannatrici, per poi insinuare dubbi di fede, incertezze vocazionali, sensualità».

Dal momento che il diavolo non ha certo cessato la sua opera di tentatore, né la sua lotta per seminare peccato e divisione tra le anime consacrate a Dio, gli insegnamenti di santa Caterina da Bologna sono di grande attualità ancora oggi.

La santa, spiega Benedetto XVI, «individua sette armi nella lotta contro il male, contro il diavolo: 1. avere cura e sollecitudine nell’operare sempre il bene; 2. credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono; 3. confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo, sia in noi stessi; 4. meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua passione e morte; 5. ricordarsi che dobbiamo morire; 6. avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso; 7. avere familiarità con la Santa Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni. Un bel programma di vita spirituale, anche oggi, per ognuno di noi!».

La vita stessa di Caterina spiega come resistere al diavolo e alla sua principale arma di tentazione, l’orgoglio, che induce alla disobbedienza a Dio, alla Chiesa e ai superiori. La santa vede «nella disobbedienza quell’orgoglio spirituale che distrugge ogni altra virtù». Per obbedienza accetta i servizi più umili, e sempre per obbedienza – quando ormai vorrebbe finire i suoi giorni a Ferrara – accoglie nel 1456 la proposta di diventare badessa di un nuovo monastero a Bologna. Continua a guidarlo per sette anni benché provata dalla malattia e dalla sofferenza, e completa anche il manoscritto de Le sette armi spirituali, come le ha chiesto il suo confessore. Divenuta badessa, è «credibile nell’autorità», come sempre dovrebbe accadere, perché era stata credibile nell’ubbidienza anche a superiore meno colte e sante di lei. A Bologna «spira dolcemente, pronunciando tre volte il nome di Gesù: è il 9 marzo 1463 […]. La città di Bologna, nella cappella del monastero del Corpus Domini, custodisce il suo corpo incorrotto».

Per Benedetto XVI santa Caterina da Bologna «dalla distanza di tanti secoli, è, tuttavia, molto moderna e parla alla nostra vita». Infatti, non vi è nulla di più moderno – tanti indizi lo rivelano oggi – dell’azione del demonio delle sue «tentazioni dell’incredulità, della sensualità», di un «combattimento difficile, spirituale» che non è solo contro le nostre debolezze umane ma è contro le insidie sempre rinnovate del maligno. Le sette regole di santa Caterina da Bologna sono ancora per noi una guida sicura in questo combattimento. E la vita della santa ci conferma che il cristiano, se deve realisticamente avere presente l’azione del demonio, non deve però cedere alla paura. Il diavolo si può sconfiggere: anzi, è già sconfitto dal Salvatore, e a noi è affidato il compito – come ha detto il Papa – di «non lasciare la mano del Signore» per partecipare alla Sua vittoria.