Cimitero di Desio. Il seppellimento dei bimbi uccisi con l’aborto. Un solerte assessore fa rimuovere la croce.

di Paolo Deotto


croce

questa Croce è stata rimossa, su iniziativa di un assessore PD. Turbava le coscienze democratiche?

 

Già dal 17 gennaio di quest’anno sul “Giornale di Desio”, Giorgio Celsi, indomito fondatore dell’Associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita” denunciava lo stato di abbandono in cui versa il settore del cimitero di Desio in cui vengono seppelliti i “feti” ovvero, se vogliamo avere il coraggio di chiamare le cose col loro nome, i cadaveri dei bimbi uccisi, in piena e democratica legittimità, col crimine dell’aborto.

Ora Giorgio Celsi mi ha inviato questa lettera:

Ieri 6/09/2012 alle ore 14 c’è stato il seppellimento dei bambini abortiti a Desio, ti allego le foto dove si vedono gli scatoloni dei “RIFIUTI SPECIALI” dove vengono messi questi bambini dopo gli aborti, buttati in un fosso. Pensate: i bambini come “rifiuti”. Meno male che riusciamo a far venire sempre un sacerdote per una benedizione ridando così a questi bimbi un po’ di dignità almeno nella morte. . Abbiamo però constatato che ci hanno tolto una piccola croce e i fiori che avevamo messo nel campo dove avviene la sepoltura, e questo per ordine di un Assessore del PD; anche una vecchietta che aveva portato dei fiori ha dovuto riportarli a casa, altrimenti li avrebbero buttati. Su questa storia però noi andremo a fondo e Martedì 11 uscirà un articolo sul giornale di Desio, e si interesserà anche Monsignor Burlon del decanato di Desio, perché dove la croce tocca feconda e se permettiamo che la tolgano dappertutto, non possiamo poi lamentarci che il Signore non risponda alle nostre chiamate.

Sono foto dure, ma “la verità non fa sconti” ed è triste pensare che nei rifiuti speciali finisca il nostro futuro e quello dei nostri figli!

Speriamo almeno che il Signore ci perdoni per tutto il male che abbiamo fatto a questi nostri fratellini più piccoli e indifesi e converta i nostri cuori.

 

C’è poco da aggiungere alle parole così chiare dell’amico Giorgio Celsi, che ringraziamo per la sua incessante opera di testimonianza a difesa della vita.

Mentre a Roma stralunati clown discutono di politiche economiche, di alleanze elettorali, di matrimoni tra invertiti, in Italia, nell’Italia vera e reale di ogni giorno, si muore così, ammazzati dopo essere stati estratti dal luogo che più d’ogni altro dovrebbe essere sinonimo di sicurezza e di amore, il seno materno.

Poi, dopo l’omicidio, il vilipendio: seppelliti tra i “rifiuti sanitari speciali”. Un solerte assessore PD (che ne dice, signora cattolica Rosy Bindi?) provvede anche a far togliere la Croce. La Croce! Ma siamo matti? Magari ricorderebbe troppe cose… meglio farla sparire. Meglio sarebbe se sparisse quell’assessore così zelante nell’operare per il male.

Come può sperare di rinascere un Paese finchè dura un tale obbrobrio?

 

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dentro quegli scatoloni bianchi per “rifiuti sanitari speciali” ci sono i resti dei bimbi ai quali una legge infame e l’appannamento della morale hanno impedito di nascere. Assassinati legalmente.

 

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La benedizione dopo la strage degli innocenti. Poi la ruspa verrà a coprire tutto, ma non potrà coprire il crimine abominevole commesso.

Martedì della III settimana di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35.

Allora gli dissero: «Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete. 

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca


Siamo abituati a credere vedendo. Abbiamo bisogno di poterci appoggiare a segni che ci siano familiari, non sopportiamo la precarietà di ciò che sfugge al rigido incasellamento della realtà che abbiamo prodotto. Come i Giudei in dialogo con Gesù che hanno sperimentato qualcosa di incredibile, hanno intuito l’eco di segni passati, vorrebbero la certezza che quel Gesù di Nazaret sia proprio il Profeta simile e più grande di Mosè che attendevano. Chiedono ancora un segno, magari più esplicito, ed una bella didascalia che rientri nelle loro categorie. Non escludono la possibilità che Gesù sia il Messia, ma reclamano un segno cui siano abituati, intellegibile, decodificabile. Ma mancano degli strumenti adatti per discernere il significato cui esso rimanda, è la carne che li muove, non è lo Spirito che li guida nella comprensione delle Scritture, della Storia, dei segni.
Anche se apparentemente religiosa e secondo tradizione, la questione che essi pongono sale dalla pancia, dall’esperienza della sazietà che restringe inesorabilmente il campo visivo all’istinto primordiale, mangiare per vivere. Il miracolo è schiacciato su una prospettiva tutta immanente, il Cielo è solo una finestra che si apre per sfamare gli appetiti, risolvere i problemi, provvedere alle necessità. E’ questo il criterio che muove i loro occhi e le loro menti, ed appare evidente quando confondono l’umanissimo Mosè con Dio stesso. Essi non superano le sembianze, idolatrano la creatura dimenticando il Creatore. Fissano lo sguardo sulla carne pur guardando al Cielo. Come ciascuno di noi, che confondiamo gli eventi della nostra vita quali prodotti delle nostre o delle altrui forze, siano essi positivi o negativi. Dio aggiusta, aiuta, collabora, elargisce qualche strumento perchè noi si possa operare, ma nulla di più. “Aiutati che Dio ti aiuta”, frase assurta al rango di Parola di Dio mentre di essa nella Scrittura non v’è traccia.
Per questo, quando le cose girano diversamente dai nostri progetti, quando non siamo esauditi nelle nostre preghiere, mormoriamo, ci chiudiamo, e tagliamo con Dio. La nostra relazione con Lui non è altro che una spruzzatina di zucchero a velo sulla torta che ci sforziamo di preparare. E Gesù oggi spiazza noi come ha spiazzato i Giudei che lo seguivano. Non è stato Mosè, ma Dio stesso a dare il Pane del Cielo, e, volgendo il verbo dal passato al presente, Gesù annuncia che l’azione di Dio non è ferma ad un momento di cui si attende la ripetizione. Mosè era un segno per il Popolo, un indicatore di Dio stesso. Non le opere degli uomini, fossero anche profeti, ma l’Opera di Dio. La fede è l’Opera di Dio perchè è incastonata nella sua stessa esistenza, nel suo amore che dona, senza riserve, la Vita. La manna, il pane del Cielo, è un segno che sfugge ai limiti dello spazio e del tempo, è il Cielo stesso che appare sulla terra; paradossalmente, proprio nel suo corrompersi giorno dopo giorno, richiama a una dipendenza quotidiana, di ogni istante, la stessa che costituiva Adamo ed Eva nel Paradiso come creature libere e felici, nude e senza difese, abbandonate al proprio Creatore. La manna annuncia il Cielo, il riposo escatologico, la Terra Promessa, il destino d’ogni uomo. Per questo solo il venerdì era concesso prenderne doppia razione, profezia del giorno senza tramonto dove non vi sarà più bisogno di nulla perchè l’amore di Dio colmerà eternamente ogni uomo.
Così si comprende l’annuncio di Gesù, il suo dichiararsi Pane della Vita. L’accostarsi a Lui, il credere, cioè il mangiare, istante dopo istante, la sua stessa Vita è la vera e definitiva sazietà. Lui è Dio stesso, il Cielo approdato sulla Terra, la Vita che non muore e che si fa cibo, manna da accogliere, semplicemente, giorno dopo giorno, rinnovando l’abbandono fiducioso alla sua Opera. Passare dalla carne allo Spirito, odiare padre, madre, figli, fratelli, finanche la propria vita per seguire Lui, lasciando che sia Lui ad operare in noi. “La fede non ha permanenza di per se stessa. Non la si può mai semplicemente presupporre come una cosa già in se conclusa. Deve continuamente essere rivissuta. E poiché è un atto, che abbraccia tutte le dimensioni della nostra esistenza, deve anche essere sempre ripensata e sempre di nuovo testimoniata” (da La fede della Chiesa di Roma, dell’allora cardinal Joseph Ratzinger, durante il Sinodo Romano, il 18 gennaio 1993). Solo la fede che cresce e si rinnova in un continuo andare a Cristo ci fa capaci di accogliere quello che realmente il nostro cuore desidera; non avere più fame, non dover più operare perchè gli altri ci sazino con pani che non sfamano, affetti, consolazioni, gioie che passano in un istante. Lasciamoci oggi stupire dal Signore, abbandonando quei criteri attraverso i quali filtriamo tutto, e accogliamo il segno che ci è dato, Gesù stesso, Dio fatto pane, amore sbriciolato per ciascuno di noi.

San Giustino (circa 100 -160), filosofo, martire
Prima Apologia, 67.66 ; PG 6, 427-431

«Il pane del cielo, quello vero »

Nel giorno chiamato “del Sole” [la domenica] ci si raduna tutti insieme, abitanti delle città o delle campagne, e si leggono le memorie degli Apostoli o gli scritti dei Profeti, finché il tempo consente. Poi, quando il lettore ha terminato, il preposto con un discorso ci ammonisce ed esorta ad imitare questi buoni esempi. Poi tutti insieme ci alziamo in piedi ed innalziamo preghiere; e, come abbiamo detto, terminata la preghiera, vengono portati pane, vino ed acqua, ed il preposto, nello stesso modo, secondo le sue capacità, innalza preghiere e rendimenti di grazie, ed il popolo acclama dicendo: “Amen”.

Questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato. Infatti noi li prendiamo non come pane comune e bevanda comune; ma come Gesù Cristo, il nostro Salvatore incarnatosi, per la parola di Dio, prese carne e sangue per la nostra salvezza, così abbiamo appreso che anche quel nutrimento, consacrato con la preghiera che contiene la parola di Lui stesso e di cui si nutrono il nostro sangue e la nostra carne per trasformazione, è carne e sangue di quel Gesù incarnato. Infatti gli Apostoli, nelle loro memorie chiamate vangeli, tramandarono che fu loro lasciato questo comando da Gesù, il quale prese il pane e rese grazie dicendo: “Fate questo in memoria di me, questo è il mio corpo”. E parimenti, preso il calice e rese grazie disse: “Questo è il mio sangue”; e ne distribuì soltanto a loro (Mt 26,26s; 1 Cor 11,23s)… Ci raccogliamo tutti insieme nel giorno del Sole, poiché questo è il primo giorno nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, il nostro Salvatore, risuscitò dai morti.

Giovedì della II settimana di Pasqua

Dal Vangelo secondo Giovanni 3,31-36.

Chi viene dall’alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla della terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza; chi però ne accetta la testimonianza, certifica che Dio è veritiero. Infatti colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio incombe su di lui». 

IL COMMENTO di don Antonello Iapicca

Obbedire è ascendere al Cielo. Lasciarsi afferrare dal Signore per farsi condurre nel luogo dal quale Egli è disceso. Obbedire è abbandonare terra e carne per indossare Cielo e Spirito. Nulla di alienante o spiritualistico però. Piuttosto quanto di più autentico e incarnato vi sia: la fede che illumina la carne e la terra con le Parole di Dio, impregnando ogni istante di Spirito ricevuto senza misura: “Gesù riassume tutto il processo della sua vita, del portare, cioè, la vita naturale umana alla vita divina e in questo modo trasformare l’uomo:divinizzazione dell’uomo e così redenzione dell’uomo, perché la volontà di Dio non è una volontà tirannica, non è una volontà che sta fuori del nostro essere, ma è proprio la volontà creatrice, è proprio il luogo dove troviamo la nostra vera identità. Dio ci ha creati e siamo noi stessi se siamo conformi con la sua volontà; solo così entriamo nella verità del nostro essere e non siamo alienati. Al contrario, l’alienazione si attua proprio uscendo dalla volontà di Dio, perché in questo modo usciamo dal disegno del nostro essere, non siamo più noi stessi e cadiamo nel vuoto. In verità, l’obbedienza a Dio, cioè la conformità, la verità del nostro essere, è la vera libertà, perché è la divinizzazione. Gesù, portando l’uomo, l’essere uomo, in sé e con sé, nella conformità con Dio, nella perfetta obbedienza, cioè nella perfetta conformazione tra le due volontà, ci ha redenti e la redenzione è sempre questo processo di portare la volontà umana nella comunione con la volontà divina” (Benedetto XVI, Incontro con i parroci di Roma, 2010).

La prova dell’esistenza di Dio, del suo amore e della sua salvezza è esattamente la nostra accoglienza della sua Parola discesa dal Cielo. Credere è innanzi tutto accogliere, non guardando a se stessi, ma, come Abramo, dar credito ad un annuncio che oltrepassa ogni speranza. Credere oggi che questi istanti che abbiamo tra le mani, la tela che intreccia le nostre relazioni, i nostri amori, il lavoro, la scuola, la famiglia, che tutto quel che ci appartiene può, miracolosamente, qui ed ora, trasformarsi in un anticipo di Cielo. La carne e la terra trasfigurati nell’abbandono confidente ad un amore che è disceso da lassù per annientare limiti e morte ed innalzare questo nostro quotidiano quaggiù sino al cuore del Padre. Ed è tutto molto concreto. Obbedire appoggiandosi all’amore che vince la morte è sperimentare, in tutto, la libertà del Cielo. Pazienza, mitezza, misericordia ad esempio. Tutto ci è donato, perchè tutto quello che fa del Cielo la vita stessa di Dio è consegnato nelle mani del Figlio. Essere suoi, appartenere a Lui è vivere con Lui in Cielo già da ora, pur attraverso le prove e le ferite della vita terrena. Obbedire è amore, la chiave che dischiude le porte della Vita che non muore.

Sant’Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa
Confessioni XI, 2.3

« Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio e dà lo Spirito senza misura »

Dio mio, luce dei ciechi e virtù dei deboli, e anche luce dei veggenti e virtù dei forti ; volgi la tua attenzione sulla mia anima e ascolta chi grida dall’abisso (Sal 29, 1). Se non fossero presenti anche nell’abisso le tue orecchie, dove ci volgeremmo ? A chi grideremmo ?

« Tuo è il giorno e tua la notte » (Sal 73, 16), al tuo cenno trasvolano gli istanti. Concedimene un tratto per le mie meditazioni sui segreti della tua legge, non chiuderla a chi bussa (Mt 7, 7). Non senza uno scopo, certo, facesti scrivere tante pagine di fitto mistero ; né mancano, quelle foreste, dei loro cervi (Sal 28, 9), che vi si rifugiano e ristorano, vi spaziano e pascolano, vi si adagiano e ruminano. O Signore, compi la tua opera in me, rivelandomele.

Ecco, la tua voce è la mia gioia, la tua voce una voluttà superiore a tutte le altre. Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata. Ti confesserò quanto scoprirò nei tuoi libri. Oh, « udire la voce della tua lode » (Sal 25, 7), abbeverarsi di te, contemplare le meraviglie della tua legge (Sal 118, 18) fin dall’inizio, quando creasti il cielo e la terra, e fino al regno eterno con te nella tua santa città.

Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorso per Natale

« Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio »

Come Maria, ogni serva di Dio deve assai sovente fare il silenzio e la calma in se stessa, ritirarsi nell’intimo, nascondersi nello spirito per sottrarsi e sfuggire ai sensi, e fare in se stessa un luogo di silenzio e di riposo interiore. Di questo riposo interiore si canta… : “Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose, e la notte era a metà del suo corso, dal cielo si lanciò la tua parola onnipotente” (Sap 18,14-15), il Verbo eterno sgorgando dal cuore del Padre. In mezzo al silenzio, proprio nel momento in cui tutte le cose sono immerse nel più profondo silenzio, quando regna il vero silenzio, allora si intende il Verbo in verità. Se vuoi infatti che Dio parli, ti occorre tacere; perché egli possa entrare, tutte le cose devono uscire.

Quando il nostro Signore Gesù è entrato in Egitto, tutti gli idoli del paese sono crollati. I tuoi idoli sono tutte le cose che impediscono a questa nascita eterna di compiersi in te in modo vero e immediato, per quanto buone e sante esse possano parere. Il nostro Signore disse: “Sono venuto a portare una spada” (Mt 10,34) per tagliare tutto ciò che lega l’uomo… Infatti ciò che ti è più vicino, ecco il tuo nemico: quella molteplicità di immagini, che in te nascondono il Verbo.

Iran, voglia di cristianesimo

Secondo un’organizzazione statunitense il fenomeno delle conversioni è diffuso soprattutto tra i giovani e riguarda le confessioni protestanti

MARCO TOSATTI da Vatican Insider

Nel Paese in mano agli Ayatollah, uno dei pochi al mondo in cui impera la teocrazia islamica, sembra che si stiano registrando conversionidalla fede del Profeta al cristianesimo con un ritmo che un’organizzazione specializzata americana, “Open Doors Usa”, giudica“esplosivo”.

A quanto sembra il fenomeno è particolarmente diffuso fra le giovani generazioni. Un elemento che ci viene confermato da sacerdoti e religiosi che viaggiano in Medio Oriente e nella penisola arabica, e vengono contattati, nelle zone “extraterritoriali” degli aeroporti, da giovani che vogliono porre loro domande ed entrare in contatto con religiosi cristiani. Di converso sembra anche che in misura minore stia avvenendo una rinascita di interesse per lo zoroastrismo; in opposizione all’islam, visto e vissuto soprattutto dai giovani come un elemento arabo, non nazionale né persiano.

Il fenomeno in Iran riguarderebbe soprattutto le confessioni protestanti non tradizionali; un movimento di “chiese domestiche” che avrebbe dato a vita a “molti raduni segreti”; il fenomeno sarebbe diffuso a livello nazionale, e toccherebbe soprattutto le grandi città. Inutile dire che la situazione incontra tutta la possibile opposizione da parte del regime. L’Iran fra l’altro è al quinto posto nella lista di “Open Doors” fra i cinquanta Paesi considerati i peggiori persecutori di cristiani.

“Gli operatori di Open Doors pensano che la crescita del cristianesimo sia collegata al fatto che gli iraniani si rendono conto del volto reale dell’islam come religione ufficiale del Paese, e con la crescente sfiducia della gente verso il governo e i leader, in seguito alle elezioni, truccate del 2009 da cui Mahmoud Ahmadinejad è stato confermato alla presidenza”, ha dichiarato un esponente di “Open Doors” che ha chiesto l’anonimato per ragioni di sicurezza.

Per Carl Moeller, presidente di “Open Doors” il fenomeno non è limitato solo all’Iran: in tutto il Medio oriente la chiesa “invisibile” sta crescendo. Invisibile perché il passaggio dall’islam al cristianesimo è pericoloso, se non impossibile, in quella regione. “Uomini e donne, a causa di una situazione spirituale in cui vivono, si rivolgono alla fede in Gesù Cristo nonostante i rischi mortali che corrono in questa scelta. E di questo si può dar credito solo allo Spirito Santo”. Quarant’anni fa in Iran vivevano circa 400 cristiani provenienti da un background islamico. Ora alcune fonti parlano di addirittura 370mila cristiani convertiti. Secondo il governo, in Iran vivono circa 200mila cristiani, membri delle Chiese ufficiali.

Una conferma indiretta che il fenomeno di passaggio da una fede all’altra deve avere un fondamento reale viene da alcune disposizioni recenti del governo. Solo qualche giorno fa la Chiesa anglicana armena di Teheran ha ricevuto l’ingiunzione di far cessare i suoi servizi religiosi del venerdì in lingua farsi. La chiesa Nader Shah avenue è una delle poche chiese ufficiali in Iran che ancora può disporre di un servizio in lingua locale e per i cristiani che parlano persiano.

“Farsi Christian News Network” (Fcnn) afferma che funzionari del Tribunale islamico hanno avvertito i responsabili anglicani che se continueranno a celebrare in farsi il venerdì, il giorno sacro ai musulmani, la loro chiesa verrà bombardata “come succede in Iraq tutti i giorni”. Fcnn aggiunge che altre due chiese, che svolgevano servizi religiosi in lingua locale, sono state costrette a rinunciare. Questo genere di attività è continuata per decenni senza nessun problema. Nello stesso modo sono state proibite le lezioni del sabato e la catechesi per i nuovi cristiani; anch’esse si erano svolte per decenni, senza nessuna limitazione ufficiale, da parte delle Assemblee di Dio nella capitale Teheran. Il ministero della Sicurezza dello Stato, da cui dipendono queste decisioni, non ha voluto commentare il cambiamento di politica.

Di conserva si è avuto un aumento della repressione nei confronti dei cristiani “non ufficiali” in tutto il Paese. Nelle scorse settimane si è avuta notizia di arresti ad Ahwaz, Shiraz, Esfahan e Kermanshah. Secondo “Mohabat” un sito cristiano specializzato nella difesa dei diritti religiosi, oltre ai cristiani non ufficiali anche Chiese riconosciute non sono state esenti da pressioni: “Anglicani, e pentecostali siriaci, e le Chiese presbiteriane hanno dovuto chiudere i servizi del venerdì. Di recente un leader anglicano in farsi  a Isfahan è stato arrestato. E sono state chiuse d’autorità chiese pentecostali siriache”.

Isfahan, la terza città del Paese, è da qualche settimana al centro di questa attività repressiva. Sette leader cristiani sono stati arrestati nelle loro case e materiale religioso, oltre ai computer e ad altri documenti, è stato oggetto di confisca. In un caso anche fotografie che ornavano un muro sono state portate via. Quello che è appare straordinario è che gli arrestati appartengono non solo a “chiese domestiche” da sempre nel mirino delle autorità, ma anche a Chiese ufficiali. Uno degli arrestati infatti è Hekmat Salimi, convertito di 30 anni, e pastore alla chiesa anglicana di San Paolo, autore di libri di teologia; è stata arrestata anche Giti Hakimpour, di 78 anni, una pastora alla chiesa anglicana di San Luca. Analisti vedono in questi arresti una tattica diretta a scoraggiare conversioni dall’islam.

Oms: in un anno 44 milioni   di aborti nel mondo

Oms: in un anno 44 milioni di aborti nel mondo

Nel mondo una gravidanza su cinque finisce con l’aborto. Nel 2008 ci sono state quasi 44 milioni di interruzioni di gravidanza (43,8 per la precisione), il 49% delle quali clandestine. Sono i numeri principali resi noti dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’americano Guttmacher Institute (istituzione favorevole all’aborto) pubblicati ieri sera sulla rivista scientifica internazionale Lancet. I dati diffusi sono spaventosi: il tasso medio mondiale di aborti ogni mille donne tra i 15 e i 44 anni è di 29 nel 2003 passando nel 2008 a 28 (24 nei Paesi sviluppati, 29 in quelli in via di sviluppo), mentre nel 1995 era di 35. Il tasso di aborti giudicati pericolosi dai curatori del rapporto (impegnati a legalizzare l’aborto in tutto il mondo) è altissimo in Africa – il 97% – e nel sud dell’Asia – 65% – mentre in Europa quasi tutti gli aborti clandestini sono nei Paesi dell’Est (13%).

Un altro dato impressionante riguarda il tasso di gravidanze che si concludono con un aborto: sono il 21% del totale delle gravidanze nel mondo. A livello regionale il numero di interruzioni diminuisce lievemente in Europa e Nord America, è stabile in Oceania mentre aumenta moderatamente in Africa, Asia e America del Sud.

Quanto all’Italia, i dati dell’ultimo rapporto del Ministero della Salute, come noto, confermano il trend di una progressiva ma sempre troppo lenta diminuzione delle interruzioni di gravidanza (115.372 nel 2010, con un calo del 2,7% rispetto al 2009 e del 50,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all’aborto, ma con una natalità molto più elevata). Il tasso di abortività nel 2010 è risultato pari a 8,2 per 1.000 nati, con un decremento del 2,5% rispetto al 2009 e del 52,3% rispetto al 1982. Il rapporto di abortività (numero delle interruzioni per 1.000 nati vivi) è di 207,2 per mille, in linea con i dati mondiali.

Nel complesso, malgrado l’estensione dei Paesi dove l’aborto è lecito e dei casi in cui interrompere una gravidanza non è più considerato un reato, e nonostante la massiccia propaganda globale a favore di contraccettivi d’ogni tipo, gli aborti nel mondo vanno crescendo. Il rapporto Oms-Guttmacher, manco a dirlo, punta il dito contro le leggi restrittive che ancora vigono in molti Paesi. Ciò che si legge nello studio preoccupa, se possibile, ancor più dei dati per l’assoluta mancanza di consapevolezza del valore della vita nascente che continua a trasparire nelle grandi e ricche istituzioni internazionali, mascherata sotto l’abituale linguaggio elusivo: «Le gravidanze indesiderate avvengono ovunque – scrivono Gilda Sedgh e Iqbal Shah, i principali autori del rapporto –. Se si vogliono raggiungere gli obiettivi dell’Onu sul benessere delle donne è necessario introdurre misure per migliorare i servizi di pianificazione familiare e l’efficacia dell’uso dei contraccettivi, oltre ad assicurare l’accesso a un’interruzione di gravidanza sicura per la salute». Finché questi documenti non saranno sfiorati da alcun dubbio, difficile che l’annuale uccisione di milioni di innocenti possa aver fine.

da Avvenire

La Camera boccia la legge sull’omofobia. Ora siamo di nuovo tutti uguali

di Luigi Amicone
Tratto da Tempi del 27 luglio 2011

Stop della Camera alla legge sull’omofobia: ravvisate all’interno pregiudiziali di costituzionalità. Un atto controcorrente e non conformista che riafferma il diritto alla pari dignità di tutti, uomini, donne, etero o omosessuali. Del resto, non è questo che enunciano la Costituzione italiana e la Dichiarazione dei Diritti Umani?

La Camera ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità sul testo della legge sull’omofobia presentate da Udc, Lega e Pdl. E’ una buona notizia. Finalmente un atto non conformista e controcorrente rispetto al “pensiero unico” e settario che vorrebbe trasformare il mondo in un grande campo di battaglia tra sessi, costumi, stili di vita differenti. Dove sarebbe infatti la “vergogna” (Bersani) o lo “stare dalla parte dei violenti” (Concia) di un voto che sanziona di incostituzionalità una legge che, introducendo nel codice penale l’aggravante di “omofobìa” per i reati compiuti contro persone omosessuali, avrebbe discriminato le vittime a seconda del loro orientamento sessuale? Perché l’aggressione a un uomo o a una donna eterosessuali dovrebbe di fatto essere considerata dalla legge “meno grave” di quella esercitata nei confronti di una persona omosessuale?

Dignità e rispetto debbono essere garantiti e tutelati dalle leggi per tutti gli esseri umani. Indipendentemente dal loro orientamento sessuale, colore della pelle, appartenenza politica, religiosa, eccetera. Non lo dice la nostra Costituzione? Non lo proclama la Dichiarazione dei Diritti Umani? Si obbietta: ma in altri paesi e addirittura in sede europea questo dispositivo dell’aggravante omofobica è già in vigore. Tanto peggio. Il fatto che provvedimenti di natura ideologica e razzista si facciano strada in altre legislazioni è solo la conferma che è in atto un tentativo di manomettere principi elementari di diritto e di giustizia. Ciò ci dovrebbe preoccupare, non spingere all’imitazione.