Un papa non “apre” all’aborto, se mai invoca la misericordia. Lo sa anche il diavolo

Un papa non “apre” all’aborto, se mai invoca la misericordia. Lo sa anche il diavolo

Berlicche da www.tempi.it

«Infinita e inesauribile è la prontezza del Padre nell’accogliere i figli prodighi». Prima di dire che è “un’apertura”, indovina quale Papa lo ha scritto 

papa francesco lavanda piediMio caro Malacoda, diffida delle letture interessate, politiche o deluse delle parole del Papa. Ho letto titoli in cui s’inneggia al Papa che “apre sull’aborto”. Non crederci, il Papa non apre sul diritto di aborto, tiene aperte le porte anche a chi si pente di aver abortito. Il suo è «un vibrante appello della Chiesa per la misericordia di cui l’uomo e il mondo contemporaneo hanno tanto bisogno. E ne hanno bisogno anche se sovente non lo sanno».

Noi crediamo di dannare l’uomo inducendolo al peccato, pensiamo di poterlo ridurre a quello che fa, che spesso è male. È una nostra pia illusione, una logica ristretta, logica ma ristretta, propria di una ragione rattrappita, incapace di far tesoro dell’esperienza. Il fatto che uno cade ci basta. Che in cuor suo desideri rialzarsi ci sembra una velleità. Poi, quando si rialza, lo guardiamo increduli mentre riprende a camminare.

Devi ammetterlo, caro nipote: c’è una ragione più ragionevole perché più comprensiva. Comprendere vuol dire abbracciare, ma anche capire: non si comprende se non si abbraccia, non si abbraccia se non si comprende. Pare questo il segreto di quella misericordia con cui «Cristo rende presente il Padre tra gli uomini. Ed è quanto mai signifìcativo che questi uomini siano soprattutto i poveri… e infine i peccatori».

Dice il Papa che «la misericordia viene, in certo senso, contrapposta alla giustizia divina e si rivela, in molti casi, non solo più potente di essa, ma anche più profonda». Spiega, infatti, che «sebbene la giustizia sia autentica virtù nell’uomo, e in Dio significhi la perfezione trascendente, tuttavia l’amore è “più grande” di essa: è più grande nel senso che è primario e fondamentale». Tutto questo ha per noi qualcosa d’inconcepibile, che «si manifesta nel suo aspetto vero e proprio quando rivaluta, promuove e trae il bene da tutte le forme di male esistenti nel mondo e nell’uomo». Come dire, sfrutta anche la nostra opera.

Ma c’è di più. Non è unidirezionale, è – come si direbbe oggi – interattiva, mette in relazione due libertà. Il Papa è convinto che «il sacramento della penitenza o riconciliazione appiana la strada a ognuno, perfino quando è gravato di grandi colpe. In questo sacramento ogni uomo può sperimentare in modo singolare la misericordia, cioè quell’amore che è più potente del peccato».

Vabbè, dirai, settanta volte sette, ma ogni pazienza ha un limite. Invece pare che abbia ragione Totò: ogni limite ha la sua pazienza: «La misericordia in sé stessa, come perfezione di Dio infinito, è anche infinita. Infinita quindi e inesauribile è la prontezza del Padre nell’accogliere i figli prodighi che tornano alla sua casa. Sono infinite la prontezza e la forza di perdono che scaturiscono continuamente dal mirabile valore del sacrificio del Figlio. Nessun peccato umano prevale su questa forza e nemmeno la limita», «a somiglianza di una madre, segue ciascuno dei suoi figli, ogni pecorella smarrita, anche se ci fossero milioni di tali smarrimenti, anche se nel mondo l’iniquità prevalesse sull’onestà, anche se l’umanità contemporanea meritasse per i suoi peccati un nuovo diluvio, come un tempo lo meritò la generazione di Noè».

Tu chiamale, se vuoi, “aperture”. Sappi solo che tutti i virgolettati sono di quel guerriero di Giovanni Paolo II.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Il diavolo, “l’Oscuro Signore”

Il diavolo, “l’Oscuro Signore”

di Domenico Bonvegna

Scrivere un libro sul diavolo per consolare chi lo legge, sembra una contraddizione, ma non lo è per don Pietro Cantoni, docente di filosofia e teologia presso lo Studio Teologico Interdiocesano di Camaiore (LU).

Il libro è L’Oscuro Signore. Introduzione alla demonologia, pubblicato recentemente dalla SugarcoEdizioni ( www.sugarcoedizioni.it ) di Milano, 137 pagine per consolare il lettore. Qualcuno potrebbe pensare “che abbiamo sbagliato argomento: come si fa ad essere consolati nella contemplazione del regno delle tenebre e dei suoi abitanti?” Tra l’altro don Cantoni sostiene che si può essere consolati anche leggendo la fantastica opera del“Signore degli Anelli”, o leggendo il sublime viaggio della “Divina Commedia”, nonostante queste opere siano popolate da oscuri personaggi.

Del resto oggi viviamo in un mondo pieno di tribolazioni e per questo c’è un forte bisogno di essere consolati, a questo scopo possono aiutarci le esortazioni, le predicazioni, ma anche facendo teologia. Presentando il libro nel mese scorso presso la sala affollatissima“don Albertario” della parrocchia di San Gottardo a Milano, don Pietro, per gli amici “don Piero”, ha precisato che il diavolo non bisogna prenderlo troppo sul serio, sopravvalutarlo, ma neanche sottovalutarlo, parlandone poco o addirittura negandone l’esistenza come si è fatto per troppo tempo all’interno della Chiesa. Infatti, Cantoni nella prefazione, fa proprio l’ammonimento dell’elfo Elrond a proposito del mago Saruman: “E’ pericoloso studiare troppo minuziosamente le arti del Nemico, con buone o cattive intenzioni”. (J. R. R., Tolkien, Il Signore degli Anelli, p. 303) Peraltro fare troppo pubblicità al diavolo non va bene perché oltre che“pericoloso è anche inutile, l’essenziale sta infatti nella contemplazione del Vittorioso e della sua vittoria e da essa trarre tutte le conclusioni veramente utili”.

Del resto il demonio, L’Oscuro Signore, in fondo è sconfitto e anche noi lo possiamo sconfiggere nella misura in cui, con la fede, ci affidiamo interamente all’Uomo più forte di lui che è Gesù nostro Signore.

Il testo del professor Cantoni si apre con una lunga introduzione dove affronta l’annosa questione del Male e del Bene, quindi del “primo peccato”, il peccato dell’Angelo che don Pietro definisce “la più colossale catastrofe della Storia, anzi della metastoria”. Al suo confronto quella di Hiroshima e Nagasaki, sono ben poca cosa. Quello dell’Angelo ribelle è un peccato irrimediabile, è un “inferno eterno”, di questa ribellione Dio non ha nessuna colpa.Tuttavia indagare su questa catastrofe non è ozioso perché ha anche delle conseguenzeattuali.

L’Angelo ribelle pecca non tanto perché vuole diventare come Dio, ma per il rifiuto del “gratis di Dio”. Un odio a Dio perché ha deciso l’incarnazione come un dono verso l’uomo, e quindi un odio a Gesù Cristo: “certamente le bestemmie, le profanazioni, i dileggi che si appuntano con insistenza morbosa sulla persona del Redentore non sono facilmente spiegabili con le leggi ordinarie della psicologia e sociologia umane”.

A questo punto si comprende anche perché il dogma dell’incarnazione abbia giocato un ruolo decisivo nella Storia delle eresie, “è l’eresia capitale che soggiace a tutte le altre”. Il peccato dell’Angelo secondo Tertulliano, S. Cipriano e Sant’Agostino è un peccato di invidia per l’uomo. Leggendolo così si possono capire gli orrori della Storia, in particolare, quelli recenti,“le guerre totali dei Lager, dei Gulag e dell’abbrutimento morale e fisico di masse sterminate di uomini, non possono che risultare più comprensibili. Nella loro umana irrazionalità evocano un sinistro odio per l’uomo in quanto tale e per l’uomo nella sua carne. Anche la cronaca -scrive Cantoni – riceve una luce nuova, dove l’odio che oggi si sta sempre più manifestando nei confronti della differenza sessuale in quanto tale si svela per quello che è: un rigetto irrazionale e ultimamente diabolico dell’uomo nella sua carne”.Certo il peccato del diavolo è radicale molto più grave rispetto a quello dell’uomo che può avvicinarsi per malvagità si pensi al satanismo, al magismo. Pertanto per don Pietro possiamo assistere ad una imitatio Christcosì come consapevolmente ci potrà essere una imitatio Diaboli.

Alla lunga introduzione seguono cinque capitoli: il I°, Gli Angeli tra teologia e filosofia. Il II° capitolo, La negazione del demonio e della sua azione nella teologia contemporanea. Il III° capitolo, Il regno di satana: l’inferno eterno. Nel IV° e V° capitolo Cantoni affronta lo spinoso problema della possessione diabolica e dell’azione demoniaca in generale, e poi I criteri diagnostici per uscirne. Il testo di Cantoni è teologicamente ricco, anche se l’argomento non è facile e penso, facendo parlare Vittorio Messori, al credente “di base”al “cattolico medio”al “semplice praticante” che poco o nulla sa di teologia. E’ opportuno fare qualche riflessione in merito alla negazione dell’esistenza del Demonio all’interno della Chiesa Cattolica. Nel 1969, con la pubblicazione del libretto di Herbert Haag, intitolato Abschied vom Teufel, cioè “Commiato dal diavolo”, tradotto in Italia dalle edizioni Queriniana di Brescia. All’edizione italiana è stato aggiunto al titolo un punto interrogativo, che non è un dettaglio, per don Pietro, per cui diventa: “Liquidazione del diavolo?”. La tesi di Haag è semplice: “il demonio non esiste, è soltanto un simbolo, il simbolo della malvagità nel mondo”.

Al libro dell’esegeta tedesco risponde il Papa in persona, il venerabile Paolo VI nel novembre del 1972, il professor Cantoni lo trascrive completamente, perché è troppo importante, “è uno schema che possiamo definire tipico del magistero pontificio, una sintesi di quello che il magistero ordinario ed universale della Chiesa ha sempre fermamente insegnato”.

“Uno dei bisogni maggiori (della Chiesa) è la difesa da quel male, che chiamiamo il demonio. Il Papa dopo aver indicato i diversi passi evangelici che indicano la presenza del demonio, scrive che il principale è “Satana, che vuol dire l’avversario, il nemico(…) E’ il nemico numero uno, è il tentatore per eccellenza. Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana”.

E ricordando la parabola evangelica del buon grano e della zizzania, Paolo VI descrive il demonio in maniera mirabile: “E’ lui il perfido ed astuto incantatore, che in noi sa insinuarsi, per via dei sensi, della fantasia, della concupiscenza, della logica utopistica, o di disordinati contatti sociali nel gioco del nostro operare(…)L’influsso del Demonio, “ch’egli può esercitare sulle singole persone, come su comunità, su intere società, o su avvenimenti, un capitolo molto importante della dottrina cattolica da ristudiare, mentre oggi poco lo è”. Il Papa in conclusione dopo aver ribadito che lo stato di grazia ci preserva dal peccato e dall’invisibile nemico, ci esorta a riprendere la virtù del soldato. “Il cristiano dev’essere militante; dev’essere vigilante e forte; e deve talvolta ricorrere a qualche esercizio ascetico speciale per allontanare certe incursioni diaboliche; Gesù lo insegna indicando il rimedio nella preghiera e nel digiuno”.

I “matrimoni” fra gay sono una tappa della “IV rivoluzione”

I “matrimoni” fra gay sono una tappa della “IV rivoluzione”

di Carmelo Bonvegna

Durante le lotte giovanili del 1968 a cui partecipai con “eroico furore” all’università e nelle piazze di Milano, alcuni amici mi passarono un libretto intitolato “Rivoluzione e Controrivoluzione” il cui autore – Plinio Corrêa De Oliveira, pensatore brasiliano – aveva studiato filosofia, storia e politica alla luce del Magistero della Chiesa e delle opere di molti autori cattolici specie dei secoli XIX e XX.

Lo lessi e lo meditai portandomelo nello zaino e nella tasca della giacca a vento militare, mentre osservavo, confrontavo e verificavo quanto di “vecchio” e di “nuovo” accadeva sotto i miei occhi in quel periodo convulso e “accelerato” della nostra storia. Così mi convinsi che lo “schema” proposto in quelle pagine era rispondente alla realtà e appresi che la“Rivoluzione” consisteva, in ultima analisi, nel rifiuto del Decalogo e, particolarmente in epoca moderna, nel “processo” di scristianizzazione allontanamento dalla Chiesa, cominciato da Lutero nel 1517; proseguito, poi, nel 1789 dalla rivoluzione in Francia; quindi da quella sovietica del 1917; e, infine, dalla rivoluzione del “Sessantotto”, detta“culturale” o “dei costumi” che, dopo le “tre” precedenti, può chiamarsi, a buon diritto,“IV Rivoluzione”.

Quest’ultima, per usare parole di San Paolo, poi riprese da Sant’Agostino, si situa “in interiore homine”, cioè nel cuore e nell’anima dell’uomo e ne permea pensieri e azioni: così – in estrema sintesi – se la  era stata solo “religiosa” contro la Chiesa di Roma; la fu “religiosa” e “politica” con la persecuzione e l’uccisione di molti preti e suore, distruzione di artistiche abbazie, la soppressione dei corpi intermedi nella società e, da ultimo, l’assassinio rituale del Re nel 1793; la “religiosa”“politica” ed “economica”con l’abolizione della proprietà privata, la riduzione a numeri delle persone e la cancellazione completa della Religione, da Marx detta – appunto – “oppio dei popoli”; la , che emblematicamente si fa iniziare dal 1968 (ma si preparava da decenni e ancora oggi è in atto), conserva, aggiornati e riveduti, i tratti e le “conquiste” delle “tre” che l’hanno preceduta, in nome della “libertà assoluta” e del “relativismo” spinge al massimo grado le pulsioni e le tendenze disordinatesempre esistite nella natura umana, e pretende, infine, – qui sta la novità enorme! – che lo Stato apponga ad esse il timbro della legalità elevandole a “leggi” codificate. Tutto ciò ha per fine la “ri-creazione” di un “uomo e un mondo nuovi” mediante la distruzione della Famiglia, da secoli difesa e pilastro portante dei singoli e delle società: nel “68”, infatti – oltre che di marxismo-leninismo, già bocciato dalla Storia – si parlò di cose che in Italia si sentivano allora per la “prima” volta: “divorzio”, “aborto”, aborto “post-natale”, “femminismo”, “liberazione della donna”, “rivoluzione sessuale”, “amore di gruppo”, “liberazione dei figli dalla famiglia e dalla scuola”, “fuga dalla famiglia”, “liberalizzazione delle droghe” e, perfino, “diritto dei fanciulli ad avere rapporti sessuali con adulti”…, e si invocarono “leggi” che li coonestassero e li legalizzassero.

Nel precedente “schema” delle “quattro” Rivoluzioni, il termine più ricorrente – come ognuno vede – è l’aggettivo “religioso” proprio perché esse sono legate da uno stesso filo rosso:la lotta alla Chiesa Cattolica e a ciò che resta della Cristianità.

Oggi, nel lungo lavorio demolitorio della Famiglia, la tappa attuale della “IV Rivoluzione” consiste nella introduzione del “matrimonio” fra persone dello stesso sesso e conseguente diritto di queste alla adozione di bambini (due papà e due mamme, cancellazione degli stessi nomi di “padre” e di “mamma”: una vera e propria rivoluzione antropologica mai vista prima, con conseguenze drammatiche!): in tal modo ciò che per millenni è stato ritenuto aberrante perché innaturale, vogliono farlo diventare naturale e, quindi, legittimo con qualsiasi mezzo; infatti a questo scopo vengono propalate a man salva, specie da televisioni e giornali, tante menzogne supportate da una gigantesca propaganda in cui i “padroni del mondo”palesemente o da dietro le quinte, profondono montagne di dollari alla faccia della povertà, della fame, della sete, delle malattie e dei problemi veri e reali che affliggono l’umanità intera. Non conosciamo le tappe future; ma possiamo intuire che altre ve ne saranno non essendosi ancora toccato il fondo dell’imbuto: la “Rivoluzione”, infatti, è un“processo continuo” che non può fermarsi, pena la sua stessa fine!

Domandama, in ultimo, cosa ci guadagna la Rivoluzione nel demolire il Diritto Naturale che, ormai, soltanto la Chiesa Cattolica difende?
La risposta/spiegazione non può che essere “religiosa”: coloro che dall’alto organizzano e propagandano il disordine morale nel mondo, non hanno alcun guadagno “materiale” o in moneta sonante (è l’unica volta che quei “padroni” monetieri della grande finanza mondiale non abbiano un tornaconto di soldi!) Il loro guadagno è solo e soltanto “spirituale” e“metafisico”; esso non consiste nella “liberazione” delle persone omosessuali che attualmente subirebbero discriminazione dalla società etc. etc. (tale “liberazione” è una delle tante favole raccontate per gli ingenui: a lorsignori non è mai importato nulla del “dolore”, vero o presunto, delle persone!), ma il loro “guadagno” sta nella soddisfazione superba, diabolica, prometeica e superumana di contrastare il Disegno di Dio; succede, però, che non potendo aggredire Dio, puro spirito che non vedono e non toccano, si rifanno sull’uomoche è Sua creatura e immagine: in passato, a tal proposito, si parlava di “misterium iniquitatis”; ora, però, il vocabolo “iniquitas”, troppo duro (e in latino poi!), non si usa più, ma la parola “mistero” resta tutta intera e chiede di essere comunque spiegata. Mi rendo conto che l’argomento diventa “difficile” anche per molti buoni fratelli cristiani che frequentano chiese e oratori non più abituati a simili discorsi; sicuramente fa sorridere gli intellettuali boriosi (professori, filosofi, gazzettieri di giornali, giullari, teatranti, cantastorie e sparaparole e applauditori a comando…) che dicono magari di essere atei, ma in realtà sono solo neopagani; ridono, infatti, i politici come Zapatero e Hollande (nonostante Parigi venga invasa a ondate da milioni di dimostranti contro le sue decisioni!); ridono i caudatari politicanti nostrani, ministri di governo, presidenti di qualcosa, sparsi trasversalmente nei vari partiti pure cosiddetti di “destra” e che scalpitano già pronti all’“azione” anche in Italia,piccoli esecutori di ordini calati dall’alto. Io, invece, immagino che i loro “superiori” stiano assisi nei sinedri di logge massoniche e non ridano affatto; costoro, anzi, credono in Dio (anche il Diavolo ci crede, e come!) ma Lo odiano insieme al Suo Disegno, al Suo Vangelo, alla Religione, alla Chiesa Cattolica e, in definitiva, all’uomo stesso.

Chi di noi va a messa ogni Domenica (ma anche chi non ci va) e che, frastornato da tante chiacchiere, non sa spiegarsi il perché di molte cose che sembrano “accadergli” intorno come fulmini improvvisi e, soprattutto, sbalordisce per quell’odio, questi, oltre alle parole diGesù (“Sarete odiati da tutti per causa mia” Lc 21, 17 o “ Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” Gv 15, 18), dovrebbe sapere che la “Rivoluzione” è unprocesso di secoli di cui il “matrimonio” gay è soltanto l’ultimo (per ora!) segmento e che, per capirci qualcosa di più, dovrebbe ripassare anche il capitolo della Storia dell’Umanità che qualcuno chiama “Prologo in Cielo”: quello dove si parla di “Angeli ribelli”, di Michele, di Lucifero, di “inimicizia con la Donna”, di “peccato originale”… In caso contrario, senza la interpretazione/spiegazione di quell’“antefatto” misterioso e lo studio/conoscenza di quelprocesso secolare, volendo leggere e magari, per carità verso se stesso e il prossimo, reagire al “Male”, rischia di dare inutili calci al vento!

Ad ogni buon conto, io, ultimo “quidam de populo” (leggi: “signor nessuno”), sono felice di trovarmi su questo argomento, per dir così, “metafisico”, in ottima e autorevole compagnia: Papa Francesco, infatti, quando era cardinale a Buenos Aires, a proposito di legalizzazione dei “matrimoni” gay che la brava presidentessa argentina, signora Kirchner, stava attuando, così ha risposto a delle suore che gli chiedevano lumi: “Questa non è semplicemente una lotta politica, ma un tentativo distruttivo del disegno di Dio. Questa è una “mossa” del padre della menzogna che cerca di confondere e ingannare i figli di Dio”.

A questo punto perché aggiungere altre mie povere parole ad un discorso già chiarissimo?

PS Attenzione! Dopo l’approvazione della “legge”, lorsignori vi apporranno qualche postilla o codicillo o altra diavoleria giuridica escogitata da legulei e giudici espertissimi e ci ordineranno non solo di dir bene di quel tal “matrimonio” e della adozione di bambini ma, pure, di mostrarci con la faccia felice e giuliva, ché, altrimenti, saremo accusati di fondamentalismo, di omofobia, di razzismo, mancanza di carità, magari a colpi di Codice penale…. La Democrazia, se vuole, può contraddire anche se stessa: nell’Europa del Nord, a cui molti nostri intellettuali guardano genuflessi, tutto ciò è già in opera. In Italia lo sarà quanto prima!

C. B.

Il diavolo fa leva sull’amore per trasformare qualsiasi unione in una “famiglia”

Il diavolo fa leva sull’amore per trasformare qualsiasi unione in una “famiglia”

di Berlicche da www.tempi.it

Il rovesciamento che abbiamo imposto è tale per cui oggi chi può amarsi liberamente vuole chiudersi In quella che fino a ieri era la “gabbia dell’amore”  

genitori-gayMio caro Malacoda, c’era una volta un principe che voleva sposare la figlia della sarta… poi il principe perse il suo regno, divenne povero e la figlia della sarta lo lasciò. Ecco una storia che tradizionalmente si potrebbe definire “un vulnus per la famiglia”. Ed eccone un’altra: c’era una volta una principessa che voleva sposare il figlio del ciabattino, il re la diseredò ma il ciabattino, che la amava, la sposò anche se nullatenente. Questa sembra più un vulnus per la monarchia. Comunque, sia la famiglia sia la monarchia sono sopravvissute.

La famiglia, si dice, è fondata sull’amore. Bella frase, ma falsa: la famiglia è fondata su un contratto, è un istituto sociale, giuridico, religioso, l’amore ne è componente importante ma non esclusivo. L’amore è comandamento universale, gratuità verso chiunque, affermazione dell’altro per il suo semplice esserci, ma non ci sposiamo con il povero cui facciamo l’elemosina, con l’orfano che adottiamo a distanza, con l’anziano che aiutiamo a far la spesa. Sì, in un certo senso molto esteso con tutti costoro costituiamo una “grande famiglia”, la grande famiglia dell’umanità, ma nessun tribunale ci condannerà per abbandono del tetto coniugale se smetteremo di aiutare le vecchiette ad attraversare la strada. Insomma, senza contratto niente famiglia. E “pacta servanda sunt”, se cambiano le condizioni, il contratto può essere sciolto. Per la Chiesa cattolica il contratto è addirittura nullo se si scopre una frode precedente il contratto stesso, o un’insincerità nell’atto della stipula. Certo, per la Chiesa l’amore è molto importante, tanto da ritenere vincolante per l’eternità la sua dichiarazione solenne di fronte a testimoni. Ne risulta che la famiglia (e un certo tipo di amore) è difesa più dal patto stipulato che dalle ondivaghe passioni dei suoi contraenti.

So che ti sto confondendo, è il mio scopo. Perché se il principe della storia invece che povero diventa una principessa, che cosa succede? In Italia è storia. Lui dopo tre anni di matrimonio è diventata lei, il cambio di sesso è stato registrato all’anagrafe; il comune, pensando di applicare la legge (che chiama famiglia quella fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna), ha “sciolto” d’ufficio la coppia, imponendo di fatto il divorzio; i due però stanno bene insieme e hanno fatto ricorso, la Cassazione ha stabilito che «il matrimonio è fondato sul canone indefettibile del consenso» e dichiarando lo scioglimento forzato un «vulnus per la famiglia». Lei e lei giustamente esultano, visto che ancora si amano: «Saremo le prime spose gay». Ma io ti chiedo: e se avessero cambiato di sesso tutti e due? E se ci fosse un figlio? E se domani lei e lei diventassero entrambi lui e lui? Continuando, ovviamente, ad “amarsi”. Adoro il caos. Il rovesciamento che siamo riusciti a imporre è tale per cui anni fa due che si amavano rifuggivano dal metter su famiglia, oggi chi potrebbe amarsi liberamente vuole chiudersi in quella che fino a ieri condannava come la “gabbia dell’amore”.

Sai quanti cattolici in buona fede (e cattiva intelligenza) si bevono quest’inno all’amore. Anche la mamma di lei (che prima era lui) ha detto: «Non hanno fatto male a nessuno». Invece sì. E noi lo sappiamo.
Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Il diavolo sa come abbattere l’obiezione di coscienza: basta gonfiare le “stime” sugli aborti clandestini

Il diavolo sa come abbattere l’obiezione di coscienza: basta gonfiare le “stime” sugli aborti clandestini

di Berlicche

Mio caro Malacoda, quando non sai una cosa stimala. Non nel senso di apprezzarla, nel senso di stabilire a tua scelta le dimensioni del fenomeno. In Italia, dice un quantitativamente significativo (due pagine) articolo di Repubblica, sono tornati gli aborti clandestini. La cosa a noi non può che fare piacere, ma il trucco c’è e purtroppo è evidente. Il tono perentorio del titolo “Aborti clandestini raddoppiati in cinque anni, sono 40 mila nel 2012” sembra non lasciare spazio a dubbi. Ma non è supportato da cifre accertate, bensì da stime. Ovvio, se un dato è clandestino come fai a denunciarne la consistenza? Vuol dire che lo conosci, ma se lo conosci lo puoi combattere. Il dato clandestino viene quindi “stimato” e diventa una bandiera buona per tutte le battaglie. E se le stime “ufficiali” non bastano, le si raddoppia. Gli aborti clandestini in Italia secondo il ministero della Salute (stima ufficiale) sono 20.000? No! “In realtà” sono 40.000 (stima libera).

Con le stime degli aborti clandestini abbiamo nel tempo frastornato gli italiani: negli anni Settanta variavano dai tre milioni a 16 mila casi annui. Con la stessa approssimazione, le donne decedute ogni anno a causa dell’aborto oscillavano da 11 mila a 25 mila. Nel 1973 uno studio allora considerato autorevole stimava in 20 mila le donne morte di aborto e in 1.200.000 gli aborti annui. Chi si è preso la briga di verificare questi numeri – bastava una divisione – ha scoperto che implicavano un tasso medio di abortività che coinvolgeva tutte le donne italiane, le quali avrebbero praticato nella loro vita almeno 8 aborti clandestini. Quanto alle morti per aborto, nel 1972 le donne in età feconda (15-49 anni) decedute “realmente” furono in tutto 15.116, 10 mila in meno del dato stimato di 25 mila decedute per pratiche abortive. Di quelle 15 mila, 409 risultavano morte di gravidanza o parto, tra queste vanno conteggiate quelle dovute ad aborto clandestino, qualche decina. La legge 194 fu approvata nel 1978, nei primi cinque anni di applicazione aumentarono sia il numero assoluto degli aborti sia i tassi e i rapporti di abortività. Il massimo fu raggiunto nel 1982: 234.801 aborti, abortivano 17 donne su 1.000 (15-49 anni), i bambini abortiti erano 380 ogni 1.000 nati vivi. La cifra di oltre duecentomila aborti legali fu giustificata con l’assorbimento dell’abortività clandestina.

Ma se erano un milione la matematica dice, direbbe, che quelli clandestini rimasero 800 mila. Riducemmo allora la vecchia stima. Oggi torniamo ad alzarla e abbiamo già trovato i colpevoli. Prontamente li abbiamo additati alla pubblica opinione: sono troppi i medici italiani che fanno obiezione di coscienza rendendo inapplicabile la legge 194, e costringendo così le donne che vogliono abortire a rivolgersi a strutture clandestine, dalla mafia cinese a ricchi studi ginecologici. Detta così però, caro nipote, sembra più l’inizio di una battaglia per vietare l’obiezione di coscienza (anche dei medici donna), una battaglia non proprio liberale, che un nuovo passo avanti verso la totale e completa autodeterminazione delle donne. Occorre ristudiare la strategia. Studia.

Tuo affezionatissimo zio Berlicche

Fonte: Tempi.it

Satana ci truffa sempre

Satana ci truffa sempre

Tratto da L’Osservatore Romano

L’egoismo non porta da nessuna parte. L’amore invece libera. Per questo chi è capace di vivere la propria vita come “un dono da dare agli altri” non resterà mai solo e non sperimenterà mai “il dramma della coscienza isolata”, facile preda di quel “Satana cattivo pagatore” sempre “pronto a truffare” chi sceglie la sua strada. È il messaggio che Papa Francesco ha lasciato questa mattina, martedì 14 maggio, a quanti hanno partecipato alla messa celebrata nella cappella della Domus Sanctae Marthae.

Commentando le letture del giorno, tratte dagli Atti degli apostoli (1, 15-17, 20-26) e dal vangelo di Giovanni (15, 9-17), il Papa ha esordito ricordando che in questo tempo di attesa dello Spirito Santo torna il concetto dell’amore, il comandamento nuovo: “Gesù ci dice una parola forte: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici”. L’amore più grande: dare la sua vita. L’amore va sempre per questa strada: di dare la sua vita. Vivere la vita come un dono, un dono da dare. Non un tesoro per conservare. E Gesù l’ha vissuta così, come dono. E se si vive la vita come dono, si fa quello che Gesù vuole: “Vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto””. Dunque non bisogna bruciare la vita con l’egoismo. A questo proposito il Pontefice ha riproposto la figura di Giuda, il quale ha un atteggiamento contrario a chi ama, perché “mai ha capito, poveretto, cosa sia un dono”. Giuda era uno di quegli uomini che non compiono mai un gesto di altruismo e che vivono sempre nella sfera del proprio io, senza lasciarsi “prendere dalle situazioni belle”. Atteggiamento che, invece, è proprio della “Maddalena, quando lava i piedi di Gesù con il nardo, tanto costoso”. È un momento “religioso – ha affermato il vescovo di Roma – un momento di gratitudine, un momento di amore”. Giuda invece vive distaccato, nella sua solitudine, e continua su quella strada. “Un’amarezza del cuore” l’ha definita il Santo Padre. E così “come l’amore cresce nel dono”, anche l’altro atteggiamento, quello “dell’egoismo, cresce. Ed è cresciuto, in Giuda, fino al tradimento di Gesù”. Chi ama, ha detto in sostanza il Papa, dà la vita come dono; chi è egoista, tradisce, resta sempre solo e “isola la sua coscienza nell’egoismo, in quel curare la propria vita; ma alla fine la perde”.

E cadere nell’egoismo è facile per tutti. Il Papa ha indicato ancora una volta l’esempio di Giuda, il quale “era un idolatra, attaccato ai soldi. Giovanni lo dice: era un ladro. E questa idolatria lo ha portato a isolarsi dalla comunità degli altri: questo è il dramma della coscienza isolata”. Quando un cristiano incomincia a isolarsi, “isola la sua coscienza dal senso comunitario, dal senso della Chiesa, da quell’amore che Gesù ci dà”. E alla fine, proprio come Giuda, perde la sua vita. “Giovanni – ha ricordato il Pontefice richiamando il racconto evangelico – ci dice che “in quel momento Satana entrò nel cuore di Giuda”. E, dobbiamo dirlo: Satana è un cattivo pagatore. Sempre ci truffa: sempre!”.

Dunque ci sono due strade da scegliere: vivere la vita per sé o viverla come dono, cioè come “ha fatto Gesù: “Come il Padre mi ha amato, così mi invia per amore e io mi dono per amore””. In questi giorni di attesa della festa dello Spirito Santo – ha concluso il Santo Padre – “chiediamo: “vieni, vieni e dammi un cuore largo, che sia capace di amare con umiltà, con mitezza””. E “chiediamogli anche che ci liberi sempre dall’altra strada, quella dell’egoismo, che alla fine finisce male”.

Con il Papa hanno concelebrato, tra gli altri, i presuli colombiani Ricardo Antonio Tobón Restrepo, arcivescovo di Medellín, e Fabio Duque Jaramillo, vescovo di Garzón, e lo spagnolo Jesús García Burillo, vescovo di Ávila. Fra i presenti, un gruppo di dipendenti dei Musei Vaticani e alcuni seminaristi ospiti del Pontificio Collegio Portoghese.